Unione Serbia o Montenegro

Si vota dalle 8 alle 21.00. Alle 17.00 già ampiamente superato il quorum, con una percentuale di voto vicina al 70%. Alcune voci da Podgorica e Tuzi

21/05/2006, Andrea Oskari Rossini Podgorica

Ore 10.00, Podgorica, comunità locale 13 luglio. Al seggio numero 12 arriva il leader del fronte unionista, Pedja Bulatovic. La lunga coda di persone sussulta per il moto improvviso dei molti giornalisti e cameraman che si precipitano verso il presidente del partito Socialista Popolare. Bulatovic entra nello scantinato del palazzo che ospita il seggio, poi si presenta di fronte alle telecamere. La persona che più di ogni altro simboleggia la volontà di mantenere in vita l’Unione Serbia e Montenegro si dice sicuro della vittoria, senza tralasciare la parola magica che ha rappresentato uno dei tormentoni del referendum: “Europa”.

La gente in fila non sembra impressionata. Novak, 80 anni, siede per riposarsi accanto all’entrata del seggio. Per lui l’Unione con la Serbia è durata anche troppo: “Vincerà Djukanovic, il Montenegro sovrano. Si’, ho votato, per continuare la strada verso l’indipendenza che già mio padre aveva intrapreso”. Nella fila Sanja, vent’anni, molte generazioni dopo Novak, non vuole invece sbilanciarsi con i giornalisti ma pesa le parole: “Oggi e’ una giornata storica, un giorno che ci porterà più vicini all’Europa”.

Storico e’ forse l’aggettivo più utilizzato, non solamente dalle persone che fanno la fila di fronte ai seggi ma anche dalla stampa locale. Il quotidiano montenegrino Pobjeda titola “Giornata storica”. Dan titola più sobriamente “Referendum oggi”, mentre il belgradese Politika apre a tutta pagina con una cartina stilizzata del Montenegro sovrastata da un Sì e un No. Vijesti: “Oggi referendum sull’indipendenza. Decisione sul futuro”. Futuro, proprio come il Buducnost, la squadra di Podgorica che ieri ha conquistato il titolo europeo nella pallamano femminile e oggi ritorna insieme al referendum su tutte le prime pagine.

A Podgorica le operazioni di voto sembrano procedere in maniera ordinata. In tutto il Montenegro, circa 3.400 osservatori internazionali e locali vegliano sul corretto andamento del referendum. Oltre alla trafila di timbri e ai consueti controlli d’identità, i votanti devono farsi spruzzare sulle dita una sostanza che viene poi rilevata da una lampada agli ultravioletti, ad evitare possibili tentazioni di voto plurimo. La polizia e’ praticamente invisibile, a sottolineare la relativa tranquillità della giornata.

Il seggio numero 11 e’ collocato in un negozio di parrucchiere per signora. Accanto alla lunga fila, un gruppo di ragazze sta già festeggiando a base di birra. Zana, 29 anni, ha voglia di parlare: “Vogliamo l’indipendenza perché vogliamo il nostro Stato. Solo cosi’ il Montenegro potrà entrare velocemente in Europa, perché tutte le porte saranno aperte. Abbiamo avuto la Serbia sulle spalle per troppi anni. La gente non sa quanto e’ ricco e quanto può svilupparsi il Montenegro”.

Tra le persone in fila c’è chi ci ricorda (Vladan, 37 anni), che si tratta di una giornata importante non solamente per il Montenegro, ma anche per la Serbia, con una particolare enfasi che segnala intenzioni di voto opposte al gruppo di ragazze. Poco oltre, nei tre seggi allestiti presso la scuola elementare “Sutjeska”, la nonna Desa (75) e il nipote Drazen (24) sono per il si’ contro la ferma convinzione di Milenka (48), madre di Drazen, che e’ per l’Unione: “Si’, ci sono state discussioni e pressioni in famiglia, ma non cambio idea. E comunque vada, non litigheremo”.

Che non ci saranno litigi se lo augurano un po’ tutti, e non solo in famiglia. Anche il premier, Milo Djukanovic, incontrando brevemente i giornalisti che lo attendevano all’entrata del seggio della scuola “Savo Pejanovic”, ha ricordato la capacita’ del Montenegro di aver mantenuto la pace per tutto il corso degli anni ’90, augurandosi evidentemente lo stesso anche per il futuro.

Usciamo da Podgorica e ci spostiamo a Tuzi, sobborgo a maggioranza albanese a poco meno di mezz’ora di macchina dal centro. Gli albanesi in Montenegro rappresentano circa il 7% della popolazione totale, concentrati oltre che a Tuzi nel sud (Ulcinj) e nella regione settentrionale del Plav-Gusinje. A Tuzi chiedono la costituzione in municipio indipendente. E l’umore e’ chiaramente indipendentista, non solo per il municipio. I manifesti e le bandiere che a Podgorica portano la scritta “Da”, qui sono sostituiti dall’albanese “Po”, e la sostanza non cambia. Nei tre seggi del municipio, intorno alle 15.00, la soglia del 50% è già stata ampiamente superata.

“Si’, sono musulmano. Sono per la coalizione di Djukanovic e Vujanovic. Credo che le minoranze abbiano tutti i diritti in Montenegro, ma che con l’indipendenza per noi sarà meglio”, ci dice Dzenan (25).

Martin, 40 anni, parla un perfetto italiano: “Io sono di nazionalità albanese, di qui, di Tuzi. Se domani ci saranno problemi? Non credo, qualsiasi sia il risultato finale. Forse un po’ di nervosismo. Per adesso pensiamo ai festeggiamenti. Se vincerà l’indipendenza qui stasera festeggeremo, anzi, credo che festeggeremo tutta la notte. Anzi, credo che festeggeremo per tre giorni di fila. E chi vuole unirsi a noi e’ benvenuto”.