Serbia: dopo Belgrado, anche Novi Sad sull’acqua

L’amministrazione cittadina è pronta a violare leggi, regolamenti e il proprio piano regolatore pur di realizzare il controverso piano di sviluppo edilizio “Novi Sad sull’acqua”? Lo sostengono organizzazioni della società civile, attivisti e cittadini del capoluogo della Vojvodina, che si battono per fermare il progetto

27/07/2026, Igor Mihaljević
Novi Sad, Serbia © frantic00/Shutterstock

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(Originariamente pubblicato da Radar, il 15 luglio 2026)

Conflitto di interessi, violazione delle leggi e del Piano regolatore generale (GUP) della città di Novi Sad, irregolarità nell’elaborazione e adozione del Piano attuativo per l’area interessata dal progetto che, invece di essere un documento pubblico, è stato commissionato e finanziato da un’azienda privata, con l’approvazione del sindaco. Queste sono solo alcune delle criticità che – come sottolinea Novi Nebojša Milenković, storico dell’arte, scrittore e attivista – rivelano gli abusi che si celano dietro al progetto “Novi Sad sull’acqua”.

Le polemiche sul progetto si sono intensificate dopo la scandalosa seduta della Commissione per la pianificazione territoriale del comune, tenutasi lo scorso 30 giugno, durante la quale cittadini e attivisti hanno protestato, abbandonando l’aula a causa di una palese violazione della legge e un profondo disprezzo per la volontà popolare. Cosa è successo esattamente?

“Il governo non rispetta più nemmeno le procedure, le regole e i piani che esso stesso ha adottato”, afferma Milenković. “Invece di ascoltare le obiezioni dei cittadini, la Commissione, nello specifico la rappresentante dell’azienda pubblica Urbanizam, ha letto a bassa voce le obiezioni, con il microfono spento, respingendole tutte. Un déjà vu”.

“La Commissione riceve in anticipo i piani che deve imporre con la forza, se non addirittura con la violenza. Come nel caso del Piano regolatore generale, abbiamo segnalato un conflitto di interessi”, spiega l’attivista. “Questa volta, l’avvocato Srđan Kovačević ha formalmente richiesto la revoca del presidente della Commissione, Radonja Dabetić, e dell’intera Commissione, a causa di un esempio da manuale di conflitto di interessi”.

Anche Miran Pogačar, consigliere comunale e membro del movimento civico Bravo, è contrario al progetto. “L’elaborazione del piano attuativo per l’area interessata dal progetto rivela una collusione tra il grande capitale, il Partito progressista serbo (SNS) e architetti urbanisti. Con un cambio di governo, questo piano può essere annullato. Il numero di obiezioni e reazioni, come anche la partecipazione dei cittadini, dimostra che c’è una forte resistenza al progetto e la protesta si intensificherà ulteriormente attraverso l’azione istituzionale e la pressione dell’opinione pubblica”, annuncia il consigliere di opposizione. “Intendiamo mantenere costantemente alta l’attenzione pubblica su questo tema opponendoci al progetto in parlamento e in tutte le sedi opportune”.

Un progetto in contrasto con il Piano regolatore generale

Secondo il Piano regolatore generale della città di Novi Sad del 2022, documento cardine per lo sviluppo urbano della città, non sono consentite nuove costruzioni lungo il viale Despot Stefan. Sono previste solo aree verdi e iniziative per promuovere il turismo e le attività sportive e ricreative. Tuttavia, la costruzione è permessa nelle immediate vicinanze, in particolare nell’area della caserma della marina e dell’ex cantiere navale.

Il comune sta ora violando il piano da esso stesso adottato, prevedendo, non un’autentica foresta urbana come originariamente pianificato, ma una moltitudine di grattacieli fino a quattordici piani, in un’area grande quanto quattro campi da calcio, dove – una volta portato a termine il progetto – si prevede un aumento del numero di residenti di ottomila unità. L’intero quartiere di Liman 3, interessato dal progetto, attualmente conta circa diecimila abitanti.

La strategia della leadership al potere consiste nell’intrufolare di soppiatto nel Piano attuativo per l’area lungo il viale Despot Stefan, dove la costruzione è vietata, anche l’area della caserma, classificata nel Piano regolatore generale come edificabile. Uno stratagemma illegale, tanto che i cittadini ora si trovano in una situazione assurda in cui nel 2026 difendono il Piano regolatore generale, quello stesso che avevano contestato nel 2022, venendo picchiati dalla polizia e da guardie di sicurezza private.

“Il presidente della commissione Dabetić, così come gli altri membri, ha uno studio di progettazione privato”, afferma Nebojša Milenković. “Reagendo alle nostre accuse, il sindaco ad interim di Novi Sad ha affermato che stiamo cercano di diffondere odio e disumanizzare il presidente della Commissione solo perché ha lavorato per uno degli investitori, chiedendosi se questo sia davvero un motivo valido per rimuovere Dabetić dalla commissione?!”.

“Beh, è ovvio che deve essere rimosso, visto che ha lavorato per l’investitore che trarrà profitto dal progetto. Secondo la legge sull’edilizia, un piano territoriale di ordine inferiore non può essere in contrasto con un piano di ordine superiore. Nello specifico, il Piano attuativo deve essere conforme al Piano regolatore generale, che vieta nuove costruzioni in quest’area”, sottolinea Milenković.

L’attivista aggiunge che il movimento Fronte Ecologico ha pubblicato dati secondo cui lo scorso anno lo studio di progettazione di Dabetić avrebbe registrato un fatturato di 184.484.000 dinari, pari a circa 1,6 milioni di euro. “Quanti architetti in Serbia guadagnano così tanto?”, chiede polemicamente Milenković.

Contro il capitale corrosivo

Miran Pogačar e il movimento civico Bravo ritengono che il progetto “Novi Sad sull’acqua” non risponda alle esigenze degli abitanti di Novi Sad e continueranno ad utilizzare tutti i mezzi democratici per impedirne la realizzazione. È nell’interesse della popolazione che l’accesso al Danubio sia garantito a tutti, quindi non deve essere privatizzato e riservato a pochi. Invece di costruire complessi chiusi che mettono a rischio l’argine, come sottolinea Pogačar, servono spazi per passeggiate, parchi, aree gioco e strutture accessibili a tutti i cittadini. Questa visione è facile da realizzare, non costa milioni, è in armonia con la natura e rispetta la città.

La lotta contro la mafia dell’edilizia e contro l’urbicidio proseguirà con mezzi politici e legali. Gli attivisti intendono sporgere denuncia, auspicando che si possa giungere ad una sentenza che dichiari un conflitto di interessi in seno alla Commissione per la pianificazione territoriale. Per questo hanno abbandonato la seduta del 30 giugno, per non partecipare alla violazione della legge poiché tutte le azioni successive alla presentazione della richiesta di revoca della Commissione sono illegali e illegittime.

“Non abbiamo protestato per i condizionatori spenti, ma per la violazione della legge”, afferma Milenković, aggiungendo che le obiezioni dei cittadini vengono automaticamente respinte, senza nemmeno garantire le condizioni minime per poter essere ascoltate.

Gli attivisti avvieranno azioni legali per verificare la costituzionalità, ovvero per dimostrare l’illegalità del nuovo Piano. La legge sulla prevenzione della corruzione si applica a tutte le persone nominate e incaricate di svolgere le funzioni pubbliche, e i membri della Commissione per la pianificazione territoriale rientrano in questa categoria, contrariamente a quanto affermato dal sindaco Mićin.

“Oltre ad ignorare leggi e procedure, i sedicenti urbanisti non rispettano nemmeno i piani territoriali. In uno di questi, che riguarda le condizioni idriche, si afferma che il terreno [interessato dal progetto] è per la maggior parte ‘estremamente inadatto agli interventi edilizi’, e una parte minore non è adatta alla costruzione ‘a causa dell’influenza dannosa delle acque sotterranee’”, sottolinea Milenković.

“Ciononostante, i fautori dell’urbicidio – denuncia l’attivista – prevedono di costruire garage sotterranei a due livelli, con l’infissione di pali in profondità proprio accanto all’argine. Un intervento che metterà inevitabilmente a rischio il sistema idrico sotterraneo”.

Milenković solleva un importante interrogativo: perché il comune ha deciso da un giorno all’altro di cedere ad un investitore privato un’area destinata a impianti sportivi, ricreativi e turistici? L’accesso della città al fiume è un grande vantaggio, ma il fiume dovrebbe essere utilizzato dai cittadini, non dagli investitori. “Dopotutto, a chi appartiene questa città?”, chiede l’attivista.

Anziché trasformare le infrastrutture pubbliche in una fonte di profitto per investitori privati, dopo oltre vent’anni di urbicidio, distruzione e devastazione delle aree verdi, Novi Sad potrebbe rivalorizzare le rive del Danubio, concretamente e simbolicamente. Tuttavia, se i piani dell’attuale governo si dovessero concretizzare, nel quartiere di Liman 3, al posto dell’enorme foresta urbana inizialmente prevista, sorgerebbe una replica del progetto “Belgrado sull’acqua”, ma ancora più devastante, considerando che l’indice di densità edilizia a Novi Sad è ancora più elevato rispetto alla capitale.

“Questo è un punto di svolta. O Novi Sad inizierà a investire strategicamente nel miglioramento della qualità della vita e della salute dei suoi cittadini, oppure il contesto urbano finirà per essere completamente distrutto dal punto di vista urbanistico, ecologico, dei trasporti e delle infrastrutture”, sottolinea Milenković.

Miroslav Pogačar spiega che il movimento Bravo, attraverso articoli sui media, post sui social e attività dirette in strada, tra cui la raccolta di obiezioni, ha portato all’attenzione dei cittadini gli aspetti problematici del progetto “Novi Sad sull’acqua”. L’evoluzione delle loro azioni dipenderà anche dalla volontà del governo di insistere sulla realizzazione del progetto contestato, ovvero dall’intenzione di ignorare tutte le critiche e trasformare le rive del Danubio in un complesso residenziale e commerciale con grattacieli in un’area verde originariamente destinata a campi sportivi e parchi.

Ignorando oltre 8.500 obiezioni da parte di cittadini, esperti e attivisti, martedì 21 luglio il consiglio comunale di Novi Sad ha adottato la proposta di Piano attuativo per l’area del viale Despot Stefan, noto anche come “Novi Sad sull’acqua”. Il Piano è stato inserito all’ordine del giorno con procedura d’urgenza, nonostante le polemiche sulla legittimità della Commissione per la pianificazione territoriale, i cui membri, secondo le affermazioni dei cittadini e dell’opposizione, si troverebbero in una situazione di conflitto di interessi.

Il progetto “Novi Sad sull’acqua” prevede la riqualificazione dei quartieri Liman 3 e Liman 4, situati lungo il Danubio, in particolare l’area compresa tra il viale Despot Stefan e la via 1300 kaplara, non lontano dal viale Evropa dove dovrebbe sorgere un nuovo ponte, voluto dalla leadership al potere.

Oltre a parchi e campi sportivi, è previsto un complesso residenziale e commerciale con edifici alti fino a quattordici piani, che gli oppositori del progetto considerano esclusivista. Le aree verdi pubbliche lungo il Danubio, i cosiddetti “polmoni di Novi Sad”, vengono sottratte ai cittadini e la flora e la fauna sono minacciate. Gli esperti sottolineano inoltre che il terreno interessato dal progetto non è adatto a progetti edilizi di grandi dimensioni. Lo spostamento dell’argine di protezione principale e la costruzione di garage sotterranei in prossimità del fiume aumentano il rischio di alluvioni e minacciano le falde acquifere, mettendo a repentaglio la sicurezza di migliaia di residenti dell’area. (I.D.)

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