Rifugiati in Croazia: persone, non numeri
“Tjedni IZBJEGLICAma!”, manifestazione dedicata alle migrazioni in corso in diverse città croate fino al 28 giugno, guarda oltre la Giornata mondiale del rifugiato (celebrata sabato 20 giugno) per incoraggiare l’attivismo civico e promuovere azioni concrete di solidarietà verso i migranti e i rifugiati

Giornata mondiale del rifugiato 2026
Giornata mondiale del rifugiato 2026 © ST Line Art/Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Novosti)
Lo scorso 8 giugno ha preso il via a Zagabria la manifestazione “Tjedni IZBJEGLICAma!” [un gioco di parole che significa al tempo stesso “Settimane dei rifugiati”, ma anche “Settimane restituite ai rifugiati”], giunta alla sua tredicesima edizione.
Il titolo di quest’anno, “Un tempo protezione, oggi deportazione”, richiama l’importanza della Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati, come sottolineato dal Centro studi per la pace di Zagabria, uno degli organizzatori dell’evento.
A 75 anni dall’adozione del documento che ha gettato le basi del sistema di protezione internazionale delle persone in fuga dalle persecuzioni, l’Unione europea si appresta ad attuare il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo. Il regolamento prevede nuovi sistemi di detenzione, nuove espulsioni e procedure abbreviate per chi chiede protezione.
Persone non merci
Durante la conferenza stampa di apertura, gli organizzatori hanno messo in guardia sul cambiamento, sempre più marcato, delle politiche migratorie verso approcci che mettono in secondo piano la solidarietà e la protezione e sull’impatto che tali politiche hanno sulla vita delle persone.
La tredicesima edizione della manifestazione “Tjedni IZBJEGLICAma!” prevede conferenze, dibattiti, workshop, tavole rotonde, concerti e incontri a Zagabria, Sisak, Kutina, Čakovec e Vojnić. Le attività sono organizzate dal Coordinamento per l’integrazione e dalle organizzazioni partner con l’obiettivo di creare uno spazio di incontro, scambio di esperienze e migliore comprensione reciproca tra i nuovi e i vecchi membri della società croata. L’intero programma è disponibile qui.
Ana Martinić del Centro di diritto croato ha ricordato che la Convenzione di Ginevra è stata adottata in risposta alle esperienze di persecuzione e sfollamento di massa dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi, come ha sottolineato la giurista, l’Unione europea punta sempre più sull’esternalizzazione, quindi la responsabilità per i rifugiati viene progressivamente trasferita a paesi terzi come Libia, Turchia e Albania, con i quali alcuni stati membri dell’UE stipulano accordi.
“In questo contesto, è di fondamentale importanza vigilare sulle azioni di questi stati per tutelare i diritti dei rifugiati e garantire i meccanismi di protezione per tutte le persone”, ha precisato Martinić. “Il nostro messaggio è semplice. Il diritto di asilo è un diritto individuale di ogni persona e viene determinato per ciascuno individualmente attraverso una procedura equa ed efficace. Questo diritto non deve essere vanificato da procedure accelerate, presupposti giuridici e dalla tendenza a considerare i rifugiati come meri numeri, e non come individui”.
Josipa Lulić del Centro per il teatro degli oppressi POKAZ si è soffermata sulle sfide dell’incertezza giuridica e sugli ostacoli incontrati dai lavoratori stranieri e da altri migranti. Molti stranieri che da anni vivono e lavorano in Croazia non possono regolarizzare la propria posizione, anche se ormai fanno parte della società.
Era previsto – come ha spiegato Lulić – che alla conferenza partecipasse anche una persona che beneficia di protezione internazionale in Croazia. Tuttavia, i suoi familiari hanno espresso preoccupazione nell’apprendere che avrebbe dovuto parlare con i giornalisti. Nonostante viva in Croazia da molti anni, questa persona non ha ancora ottenuto la cittadinanza croata, quindi non si sente sufficientemente sicura da poter raccontare ai media come vivono i migranti in Croazia.
“Quando una persona perde il permesso di soggiorno per qualsiasi motivo – che si tratti di un diniego dell’asilo, di una richiesta di cambio di status respinta o della revoca del permesso di lavoro, è costretta a lasciare la Croazia. Molte di queste persone non sanno come fare, né dove andare”, ha affermato Lulić.
“Parliamo di importazione di lavoratori stranieri. Parliamo di persone come se fossero merci. Ci sono situazioni in cui le persone vengono trattate come numeri, non come individui, come se fossero proprietà di aziende, proprietà il cui destino si decide parlando con i datori di lavoro. Queste persone non conoscono nemmeno la propria situazione legale, eppure hanno diritto a queste informazioni. Sono in Croazia legalmente o no? A che punto sono le procedure riguardanti i loro permessi di lavoro e di soggiorno? Quali sono i motivi del diniego della loro domanda di asilo?”, ha chiesto polemicamente Josipa Lulić.
Il vero volto delle politiche migratorie europee
Lucija Mulalić, attivista e ricercatrice del Centro studi per la pace ha fornito un quadro più ampio del fenomeno migratorio e delle politiche europee. A suo avviso, la retorica incentrata sulla protezione, la gestione delle migrazioni, la sicurezza e l’efficienza amministrativa è un paravento per nascondere il vero volto delle politiche migratorie europee.
“Quello a cui assistiamo è la continuazione di una traiettoria storica ben più lunga dove la libertà di movimento, l’accesso alla protezione e il senso di sicurezza e appartenenza sono definiti da criteri razziali”, ha spiegato Mulalić. “Le politiche migratorie europee rispecchiano ancora una mentalità coloniale, che distingue tra individui considerati portatori di un diritto naturale a migrare e muoversi liberamente e quelli i cui spostamenti sono visti a priori come sospetti, minacciosi e indesiderabili”.
“Le conseguenze di queste politiche – ha denunciato l’attivista – sono visibili ai confini e nei paesi di tutto il continente europeo, compresi i confini, gli aeroporti, le stazioni ferroviarie e le piazze in Croazia, dove pratiche come la profilazione razziale, le espulsioni illegali e il rafforzamento della sorveglianza colpiscono le persone che hanno un aspetto diverso dal nostro”.
Per Mulalić, non si tratta di episodi isolati, bensì di manifestazioni di un sistema più ampio che continua ad insistere su “un’identità europea”.
Soffermandosi infine sul nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, recentemente entrato in vigore, Lucija Mulalić ha affermato che il nuovo regolamento non fa altro che rafforzare l’ordine politico in cui il colore bianco della pelle è considerato, seppur non esplicitamente, come criterio di appartenenza. Tutti quelli che se ne discostano sono di fatto sottoposti ad un maggiore controllo, trovandosi costretti ad affrontare incertezze giuridiche numerosi ostacoli nel tentativo di ottenere la protezione e far valere i diritti umani su cui, in teoria, si fonda l’Unione europea.
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