Niente presidente, il Kosovo di nuovo alle urne
A fine aprile, e dopo un lungo braccio di ferro, il parlamento del Kosovo non è riuscito ad eleggere un nuovo presidente, aprendo uno nuova crisi non solo politica, ma istituzionale. Nuove elezioni anticipate previste il prossimo 7 giugno

© cetin34/Shutterstock
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I membri dell’Assemblea del Kosovo non sono riusciti a eleggere un nuovo Presidente entro i termini costituzionali, che vedevano il 28 aprile scorso come ultima data utile. Di conseguenza, la decima legislatura è stata sciolta e il Paese andrà alle elezioni anticipate il 7 giugno, le terze elezioni in meno di un anno e mezzo.
Gli ultimi due candidati proposti da Vetëvendosje (LVV), partito vincitore delle ultime consultazioni di dicembre 2025, erano indipendenti: la nota attivista della società civile Feride Rushiti e la professoressa Hatixhe Hoxha. Tuttavia, non c’è stata votazione in aula poiché l’opposizione si è rifiutata di partecipare.
Poco prima della scadenza del termine, il primo ministro Albin Kurti ha puntato il dito contro l’opposizione, affermando di aver presentato proposte di compromesso, ma che la stessa opposizione non aveva accettato alcuna soluzione.
Per eleggere il Presidente del Kosovo è necessaria una maggioranza di due terzi dei parlamentari nei primi due turni, ovvero almeno 80 voti, soglia che nessun singolo partito ha raggiunto da solo.
I partiti di opposizione avevano chiesto un accordo sul Presidente, opponendosi all’idea che il Vetëvendosje controllasse tutte e tre le principali cariche istituzionali: il governo, l’Assemblea e la presidenza.
In seguito allo scioglimento dell’Assemblea, il principale movimento di opposizione, il Partito Democratico del Kosovo (PDK), ha reagito affermando che l’ordine costituzionale era stato tutelato e che una delle più gravi violazioni della Costituzione era stata evitata.
La Lega Democratica del Kosovo (LDK), d’altro canto, ha sostenuto che il Paese si sta avviando verso nuove elezioni perché Vetëvendosje ha tentato di impadronirsi delle istituzioni. Nel frattempo, l’Alleanza per il Futuro del Kosovo (AAK) ha dichiarato che il blocco del processo elettorale presidenziale ha salvaguardato la democrazia in Kosovo.
Un processo contestato
La sessione per l’elezione del Presidente è iniziata la sera del 27 aprile, quando il Vetëvendosje ha avviato il primo turno di votazione nonostante l’assenza del quorum di 80 deputati, requisito costituzionale per la validità del processo.
La società civile e i partiti di opposizione hanno giudicato questo comportamento una violazione dell’ordine costituzionale.
La sessione è stata interrotta per mancanza del quorum ed è ripresa con varie interruzioni il giorno successivo, il 28 aprile, ultimo giorno utile.
Lo stesso giorno, PDK e AAK hanno minacciato azioni politiche e civiche organizzate, comprese proteste di piazza, qualora LVV avesse proceduto con l’elezione del Presidente in modo che consideravano incostituzionale.
Cause della situazione di stallo
Secondo Naim Rashiti, direttore del Balkan Policy Group di Pristina, la nuova crisi è conseguenza delle azioni dei partiti politici.
“Prevedo che queste elezioni rappresenteranno solo un altro ciclo di crisi o di un funzionamento inefficiente e instabile della vita politica e istituzionale in Kosovo. Non si tratta di una crisi solo politica, ma anche istituzionale e costituzionale, perché in sostanza le azioni politiche dei partiti, soprattutto del partito vincitore, sono incostituzionali”, afferma Rashiti.
Nel frattempo, l’analista politico Melazim Koci afferma che la causa delle nuove elezioni è l’incapacità della scena politica di raggiungere un consenso e un accordo politico sulla figura del Presidente.
“Il quorum non è la causa del problema, perché svolge una funzione diversa. Bilancia i poteri e impedisce ad un singolo partito, in questo caso il partito di maggioranza che ha ottenuto oltre il 51%, di assumere il pieno controllo del potere”, afferma Koci.
Conseguenze
Il danno maggiore arrecato al Paese, secondo Naim Rashiti, è l’indebolimento dell’ordine costituzionale del Kosovo.
“Senza un ordine costituzionale che tutti rispettino e proteggano, non ci sarà consolidamento del Kosovo, e il degrado istituzionale, politico e costituzionale sarà il danno ricorrente più grave: un danno che si sta verificando ora e che rischia di continuare anche dopo le nuove elezioni”, sottolinea Rashiti.
Secondo l’analista Koci, la situazione attuale danneggia soprattutto la credibilità internazionale del Kosovo, un’opinione condivisa anche da Rashiti. Tuttavia, Koci ritiene che le elezioni che si terranno la prima domenica di giugno potrebbero portare ad una soluzione perché, a suo dire, sono in gioco tutte e tre le principali cariche dello Stato.
“Se il problema si ripresentasse, lo interpreterei come un’esitazione da parte delle forze politiche nell’affrontare gli obblighi internazionali, in particolare quelli derivanti dall’accordo franco-tedesco”, afferma Koci.
Si prevede che le nuove elezioni anticipate costeranno al Kosovo oltre 10 milioni di euro. Le precedenti, tenutesi il 28 dicembre 2025, erano costate all’incirca la stessa cifra.
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