Grecia: allarme trivellazioni offshore
La firma di alcuni accordi sulla ricerca di idrocarburi in mare segna l’inizio di un nuovo capitolo della politica energetica della Grecia. Dietro alle promesse economiche si celano però rischi tutt’altro che trascurabili e gli ambientalisti iniziano a mobilitarsi

Piattaforma offshore nel mar Egeo © Suburbanium / Shutterstock
Piattaforma offshore nel mar Egeo © Suburbanium / Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Le Courrier des Balkans)
“Questo è un momento storico per rafforzare la sicurezza energetica del nostro paese e sviluppare il settore degli idrocarburi”, ha annunciato con toni entusiasti Stavros Papastavrou, ministro dell’Ambiente greco, dopo la firma di un accordo sulle trivellazioni esplorative per la ricerca di idrocarburi nel Mar Ionio.
Secondo l’accordo, siglato lo scorso 15 aprile, il consorzio formato dal colosso americano ExxonMobil e da due compagnie greche, Energean e HelleniQ Energy, dovrebbe iniziare le attività di esplorazione nel febbraio 2027. L’esito della valutazione dello studio di impatto ambientale dovrebbe essere reso noto entro il prossimo 15 giugno. Si potrà iniziare a trivellare solo in caso di valutazione positiva.
La posta in gioco è alta. Stando alle stime di Energean, i giacimenti potrebbero contenere fino a 270 miliardi di metri cubi di gas naturale, sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico greco per diversi decenni. Se poi si deciderà di sfruttare il deposito, serviranno fino a 5 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi.
Secondo alcune analisi, il progetto potrebbe generare diversi miliardi di euro di entrate per lo stato greco. Atene spera di rafforzare la propria indipendenza energetica e di affermarsi come hub strategico per l’Unione europea, in un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche nel Mediterraneo orientale.
Le alte aspettative si scontrano però con un orizzonte di incertezza: la probabilità di successo della prima perforazione è stimata al 16%, principalmente a causa della profondità dei giacimenti.
Rischi ambientali
Tuttavia, a preoccupare maggiormente è il potenziale impatto ambientale del progetto, soprattutto considerando che a marzo il parlamento greco ha ratificato altri quattro accordi energetici siglati con la compagnia americana Chevron per l’esplorazione di idrocarburi in quattro aree del Mar Ionio, a sud del Peloponneso e sull’isola di Creta.
L’area designata per le trivellazioni, in particolare la struttura geologica di Asopos, si trova in prossimità di alcuni degli ecosistemi marini più ricchi e vulnerabili del Mediterraneo. Il Mar Ionio ospita numerose specie protette: delfini, capodogli, foche monache del Mediterraneo e la tartaruga marina comune (Caretta caretta) per la quale il Golfo di Kyparissia rappresenta uno dei principali siti di nidificazione in Europa.
Le ong ambientaliste mettono in guardia sui potenziali effetti negativi delle attività di esplorazione, in particolare delle prospezioni sismiche e delle trivellazioni in acque profonde. Queste operazioni producono potenti onde acustiche e rischiano di disturbare gravemente i mammiferi marini, che si affidano all’udito per orientarsi e comunicare.
Reagendo agli accordi siglati dal governo di Atene, gli ambientalisti si stanno mobilitando. Greenpeace ha lanciato una campagna per chiedere l’interruzione delle trivellazioni, denunciando una politica “in totale contrasto” con la necessità di arginare la crisi climatica.
L’organizzazione evidenzia tre rischi principali: l’impatto ambientale che minaccia direttamente la biodiversità marina, l’effetto economico sul turismo e sulla pesca e il rischio climatico legato alle emissioni di gas serra durante le trivellazioni.
WWF: il 20% dei mari della Grecia in concessione
Il World Wide Fund for Nature (WWF) si spinge oltre, affermando che la Grecia trarrebbe benefici economici irrisori dalla ricerca di idrocarburi, mentre le conseguenze ambientali sarebbero devastanti.
“I nuovi contratti che permettono alle compagnie petrolifere di effettuare ricerche e trivellazioni rappresentano uno sviluppo profondamente preoccupante, rischiando di rendere la Grecia dipendente a lungo termine dai combustibili fossili in un momento in cui la crisi climatica ne impone una rapida eliminazione. Con questi accordi, oltre il 20% dei mari della Grecia è stato dato in concessione alle compagnie petrolifere”, denuncia il WWF.
Inoltre, i contratti prevedono che le autorità greche possano effettuare controlli nelle aree interessate dalle trivellazioni solo previo preavviso. Il WWF non esclude scenari drammatici anche sul fronte economico: una fuoriuscita di petrolio potrebbe portare alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro legati al turismo, un settore chiave dell’economia greca.
D’altra parte, il governo di Atene insiste sulla conformità dei progetti agli standard ambientali. La compagnia Energean cita il giacimento di Prinos, sfruttato da decenni senza incidenti di rilievo, tanto che il sito ha ottenuto una certificazione ambientale.
Gli ambientalisti non si lasciano però convincere. “Rilasciando concessioni marittime alle compagnie petrolifere, la Grecia si condanna ad un futuro incerto, ignorando l’impatto delle trivellazioni sul clima, sui mari e sull’economia”, conclude il WWF.
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Tag: Energia
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