Dopo Gaza, la Global Sumud Flotilla va in Albania
Il 21 agosto tre imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno fatto rotta su Valona. A bordo, attivisti albanesi e palestinesi decisi a mostrare che il Mediterraneo è uno spazio politico e che le lotte che nascono sulle sue sponde possono entrare in relazione tra di loro

Un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla con le bandiere albanese e palestinese – Foto per gentile concessione di Vjolanda Peca
Un'imbarcazione della Global Sumud Flotilla con le bandiere albanese e palestinese - Foto per gentile concessione di Vjolanda Peca
Ogni estate migliaia di persone attraversano l’Adriatico tra Italia e Albania. Per molti figli della diaspora albanese cresciuti in Italia, quei traghetti hanno sempre significato una cosa sola: tornare a casa. Sono la rotta delle vacanze, delle visite ai nonni, dei ricongiungimenti familiari.
“Siamo cresciuti su quei traghetti”, racconta a OBCT Clara Osma, attivista italo-albanese del collettivo Mesdhe (in albanese significa Mediterraneo). Una frase che restituisce un’immagine familiare a un’intera generazione cresciuta tra due sponde del mare.
Quest’estate, però, quella traversata ha assunto un significato diverso. Il 21 agosto tre imbarcazioni della Global Sumud Flotilla hanno raggiunto Valona insieme a decine di attivisti della diaspora albanese. Per la prima volta, le barche nate per sfidare il blocco navale imposto da Israele alla Striscia di Gaza hanno attraversato un altro tratto di Mediterraneo, trasformando una rotta quotidiana in un gesto politico.

La Global Sumud Flotilla verso Valona, Albania – Foto per gentile concessione di Vjolanda Peca
Il Mediterraneo come spazio politico
La scelta non è casuale. Mesdhe ha cercato di affermare un principio semplice: il mare non è soltanto uno spazio da attraversare, ma un luogo in cui si esercitano rapporti di potere. Chi può navigarlo liberamente? Chi decide cosa attraversa il Mediterraneo e cosa invece deve essere fermato?
Le stesse acque percorse ogni giorno da navi commerciali, flotte militari, investimenti turistici e corridoi energetici sono anche quelle in cui vengono respinti forzatamente i migranti e arrestati gli attivisti solidali con la Palestina.
La traversata verso l’Albania nasce proprio da questa consapevolezza. Se il Mediterraneo è uno spazio politico, anche le lotte che si sviluppano sulle sue coste possono entrare in relazione tra di loro.
Da una parte Gaza, dove Israele continua a imporre un blocco navale che limita totalmente da anni la libertà di movimento di oltre due milioni di palestinesi. Dall’altra l’Albania, dove da tre mesi migliaia di persone contestano i grandi progetti turistici previsti sull’isola di Sazan e nell’area protetta di Zvërnec, denunciando un modello di sviluppo fondato sulla privatizzazione delle coste e sull’esclusione delle comunità locali dalle decisioni sul proprio territorio.
La traversata ha provato a mostrare come il Mediterraneo stia diventando il teatro di trasformazioni comuni. Le sue coste vengono progressivamente ridisegnate da grandi investimenti immobiliari, infrastrutture energetiche, basi militari e resort di lusso; il mare stesso viene governato attraverso dispositivi di sicurezza, accordi migratori e controllo delle frontiere.
In questo contesto, attraversare l’Adriatico con le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla significa rivendicare un’idea opposta di Mediterraneo, uno spazio condiviso, attraversato da memorie, relazioni e solidarietà. Il mare che torna alle persone, ai popoli.
È dentro questa cornice che il viaggio verso Valona assume un significato che va oltre il suo valore simbolico.
Per gli attivisti della Global Sumud Flotilla è la prosecuzione di un percorso nato in solidarietà con la Palestina e oggi capace di intrecciarsi con altre mobilitazioni del Mediterraneo.
Per gli attivisti della diaspora albanese rappresenta un ritorno alle proprie origini attraverso una rotta che appartiene alla loro storia familiare.
La memoria di 35 anni fa
L’8 agosto 1991, la nave “Vlora” entrò nel porto di Bari con circa 20 mila emigranti albanesi a bordo. Trentacinque anni dopo, il viaggio è avvenuto nella direzione opposta.
Tra coloro che il 21 agosto 2026 sono arrivati a Valona sulle tre imbarcazioni della Global Sumud Flotilla c’era anche Klea Meksi.

Klea Meksi sulla Global Sumud Flotilla – Foto archivio privato
I suoi genitori arrivarono in Italia con la “Vlora”. Lei è cresciuta a Bari parlando albanese e italiano e mantenendo il legame con l’Albania attraverso la famiglia e la lingua. Questa volta, è stata lei a partire, verso le proprie radici.
Per Meksi, il viaggio aveva un significato personale, ma anche politico. Vede la partecipazione alla Flotilla come un modo per dare maggiore visibilità internazionale alla Rivoluzione dei Fenicotteri.
“La Flotilla non è venuta a guidare la protesta, ma a unirsi ad essa”, dice a OBCT.
Quando la protesta attraversa i confini
Detjon Begaj, un altro partecipante albanese della diaspora, descrive il viaggio come un ulteriore passo nel suo impegno a sostegno del più grande movimento cittadino che l’Albania abbia conosciuto dagli anni ’90 a oggi.
Nato nei pressi di Valona, a pochi chilometri da Zvërnec, Begaj racconta di aver partecipato negli ultimi mesi alle proteste a Tirana e alle attività a Zvërnec per contrastare l’abusivismo edilizio. A Bologna, insieme ad altri albanesi della diaspora, ha organizzato una protesta alla quale hanno partecipato circa 700 persone.
Insieme alla diaspora albanese, in questo viaggio sono arrivati anche attivisti stranieri.
Tra loro Yazan Eissa, un attivista palestinese imbarcato sulla Flotilla. Racconta di essersi unito all’iniziativa in un momento in cui si è sentito impotente di fronte a ciò che stava accadendo a Gaza. Per lui, la Flotilla è una delle iniziative che non si limita alla solidarietà simbolica, ma è “in movimento”. Egli vede la partecipazione della Flotilla in Albania come la continuazione di un’idea più ampia: mettere in relazione diverse battaglie attraverso la solidarietà internazionale.
Secondo Eissa, la Global Sumud Flotilla ha ben presente la posizione dei manifestanti albanesi che contestano i progetti di sviluppo, che lui descrive come nuove forme di imperialismo e colonialismo, pensando in particolare ai progetti di Jared Kushner e della famiglia Trump a Sazan e ai piani per lo sviluppo turistico del territorio.
Pur non avendo la stessa storia ciò che accomuna Albania e Palestina per l’attivista palestinese è proprio lo scontro sulla terra, sul territorio, sullo sviluppo e sul ruolo delle comunità locali.
“Come palestinese, riconosco questa dinamica”, dice.
Quando le cause si incontrano
Ma l’unione di queste cause non è stata facile.
“Abbiamo visto molte persone d’accordo con la Flotilla, che non vedevano l’ora di incontrarci e darci il benvenuto. Ma anche altre che pensavano che si dovesse parlare solo dell’Albania e di nient’altro”, racconta Begaj.
A Tirana, le reazioni sono state più contrastanti.
“La gente pensava che saremmo venuti solo per la Palestina. Ho letto persino che pensavano stessimo facendo pubblicità all’Islam, cosa che è molto lontana dalla verità”, aggiunge Meksi.
Per Meksi, tuttavia, queste cause non possono essere sempre considerate separatamente. Le questioni legate alla terra, agli investimenti stranieri e al modo in cui vengono trattate le comunità possono creare legami che vanno oltre i confini.
“Non puoi interessarti solo al tuo Paese quando le situazioni sono simili anche in altri. È la stessa élite che usa il mondo come se fosse una sua proprietà”, conclude.
Anche Valentina Bonizzi, del Collettivo Femminista di Tirana, ritiene che la solidarietà con la Palestina non sia una causa estranea alla Rivoluzione dei Fenicotteri, ma parte di una lotta più ampia contro la concentrazione del potere, il controllo del territorio e i grandi interessi economici. “Se continuiamo a separare queste lotte, perdiamo di vista l’obiettivo: il sistema che rende possibili tutte queste violenze.”
Circa 1.700 km separano, in linea d’aria, l’Albania e Gaza. Ma c’è chi vorrebbe per loro uno sviluppo simile: resort di lusso a Zvërnec e Sazan, una “Middle East Riviera” a Gaza. Collegando quei due punti, di fatto la Global Sumud Flotilla ha unito due resistenze in una sola.
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Tag: CIJI | La rivoluzione dei fenicotteri | Palestina
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