Congedo mestruale in Montenegro: un diritto, non un privilegio
A fine luglio, il parlamento montenegrino ha approvato emendamenti alla legge sull’assicurazione sanitaria che prevedono un congedo di due giorni per donne con disturbi mestruali certificati. La notizia ha avuto una vasta eco in tutta l’area post-jugoslava, suscitando un ampio dibattito

© shisu_ka/Shutterstock
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(Originariamente pubblicato da Mašina)
Con la recente decisione di adottare modifiche alla legge sull’assicurazione sanitaria, che introducono il diritto al congedo mestruale per le donne affette da determinate patologie diagnosticate, il Montenegro ha messo in chiaro che la salute mestruale non è un fatto privato, bensì una questione di diritti del lavoro e di interesse pubblico.
Per la sociologa Hristina Cvetinčanin Knežević, la decisione presa da Podgorica ha un significato che va ben oltre la legislazione sul lavoro.
“È importante sottolineare che questa decisione è significativa su due livelli”, afferma Cvetinčanin Knežević. “Innanzitutto, da un punto di vista pratico, perché le donne con mestruazioni molto dolorose potranno usufruire del congedo mestruale senza timore di essere licenziate. Questo è fondamentale, considerando che in alcuni paesi ci sono stati casi in cui le donne sono state licenziate o hanno dovuto dimostrare di avere le mestruazioni per poter andare in bagno più spesso”.
“Con questa decisione – prosegue la sociologa – si invia anche un messaggio più ampio: le mestruazioni non devono più essere un tabù e lo stato si deve occupare delle donne”.
Lo stigma è uno dei maggiori problemi legati alla salute mestruale, influenzando il trattamento riservato alle donne sul posto di lavoro, ma anche il modo in cui la società comprende i problemi di salute femminile, tra cui l’endometriosi, una malattia che non di rado rimane a lungo non diagnosticata.
“Le mestruazioni dolorose sono spesso la conseguenza dell’endometriosi”, spiega Cvetinčanin Knežević. “Spesso occorrono dagli otto ai dodici anni per diagnosticare questa malattia, che ha un impatto molto negativo sulla qualità della vita delle donne. Non entrerò qui nei dettagli della patologia, ma è importante comprendere che il congedo mestruale non è solo una questione di comfort, ma di salute”.
“Per questo credo che la misura introdotta dal Montenegro non solo semplifichi la vita alle donne, ma invii anche un messaggio a tutti i paesi dell’ex Jugoslavia: lo stato deve prestare maggiore attenzione al benessere delle donne”.
L’importanza della giustizia mestruale
La sociologa sottolinea che sarebbe sbagliato ridurre il dibattito alla questione del congedo mestruale. Questa misura è certamente importante, ma ci sono molti altri ostacoli che le donne si trovano ad affrontare, tra cui il prezzo e la reperibilità dei prodotti per l’igiene mestruale.
“Non è sufficiente introdurre il congedo mestruale. Vorrei che venisse abolita l’IVA sui prodotti per l’igiene mestruale e che questi fossero disponibili gratuitamente, come avviene in alcuni paesi”, afferma Cvetinčanin Knežević. “Anche queste sono politiche a favore delle donne. In Serbia ci sono state diverse campagne in questa direzione, ma non hanno ottenuto risultati significativi”.
Nessun cambiamento legislativo sarà sufficiente – sottolinea la sociologa – se non cambierà il modo in cui la società parla di mestruazioni.
“Il problema è che un fenomeno biologico viene ancora percepito come qualcosa di cui vergognarsi. Alle ragazze viene insegnato sin da piccole a nascondere le mestruazioni ai familiari maschi, ci vergogniamo di comprare assorbenti e tamponi, temiamo in continuazione che possano perdere. Finché persisterà questo stigma, difficilmente potremo parlare di qualsiasi politica capace di affrontare seriamente la questione delle mestruazioni”.
Manca la volontà politica
Alla domanda su quanto la Serbia sia vicina all’approvazione di una legge sul congedo mestruale, Cvetinčanin Knežević risponde affermando che la questione è molto più ampia.
“Il congedo mestruale ha un costo. Ma la vera questione è quale sia il prezzo della dignità delle donne e se lo stato sia disposto a pagarlo”, sottolinea la sociologa. “Un’eventuale introduzione del congedo mestruale nella legislazione serba significherebbe che le istituzioni sono pronte a sostenere le donne dicendo loro: pensiamo a voi, tuteliamo i vostri diritti e vogliamo che viviate con dignità. Purtroppo, da qualche anno ormai ho l’impressione che in Serbia non ci sia la volontà politica di farlo”.
Forse il cambiamento, anziché dall’alto, potrebbe partire da singoli individui e datori di lavoro responsabili.
“Le grandi aziende che operano in Serbia dovrebbero essere le prime a dimostrare che il congedo mestruale è possibile”, sostiene Cvetinčanin Knežević. “Se una grande azienda o fabbrica riuscisse a introdurre una misura del genere, probabilmente anche altre realtà cercherebbero di fare lo stesso. Tuttavia, le singole iniziative non bastano, serve una politica statale che le sostenga”.
Per la sociologa è importante anche rispondere alle frequenti critiche secondo cui, una volta introdotto il congedo mestruale, le donne lavoratrici sarebbero avvantaggiate rispetto ai loro colleghi maschi.
“Occorre scardinare l’idea che il congedo mestruale privilegi le donne a scapito degli uomini. Non si tratta di un privilegio, ma di una risposta ad una specifica esigenza di salute. Finché l’idea che le donne siano ‘viziate’ prevarrà sulla disponibilità a dialogare sulla salute femminile, sarà difficile compiere progressi significativi”.
Prendersi cura seriamente della salute riproduttiva delle donne implica molto più dell’introduzione di un congedo mestruale. Cvetinčanin Knežević cita i casi di donne che vivono in piccole città, che hanno difficoltà a raggiungere un ginecologo o che, a causa di una disabilità, non possono sottoporsi ad una visita in cliniche non adeguatamente attrezzate.
“Le politiche di equità mestruale vanno ben oltre il congedo mestruale. Includono la presenza di ginecologi ovunque, medici sensibilizzati, attrezzature mediche adeguate, prodotti per l’igiene mestruale gratuiti e la capacità dello stato di guardare oltre lo stereotipo che riduce le donne al mero ruolo riproduttivo. Solo quando avremo un governo che sosterrà realmente le donne, potremo parlare di cambiamenti seri sul fronte della salute riproduttiva”, conclude Cvetinčanin Knežević.
Per Jelena Jerinić, esponente del Fronte verde-sinistra [partito di opposizione in Serbia], il passo compiuto dal Montenegro rappresenta un importante segnale politico, non solo perché consente alle donne con determinati problemi di salute di usufruire del congedo mestruale, ma perché dimostra che è possibile considerare la salute riproduttiva delle donne come una questione di diritti del lavoro e di politiche pubbliche.
“Si tratta davvero di un passo enorme per il Montenegro, ma anche per tutta l’area ex jugoslava. Spero che la legge venga attuata con successo”, afferma Jerinić. “Per quanto riguarda la Serbia, credo che, purtroppo, siamo ancora ben lontani da questo traguardo. La questione del congedo mestruale potrebbe essere posta all’ordine del giorno del parlamento di Belgrado solo se l’attuale leadership al potere vi vedesse un potenziale vantaggio politico, come già accaduto in passato. Il governo tende ad adottare determinate misure solo alla vigilia delle elezioni”.
Jerinić è scettica sulla possibilità di introdurre un congedo mestruale in Serbia considerando l’atteggiamento prevalente nei confronti di questa misura, ma anche le esperienze passate con tutte le iniziative riguardanti la salute delle donne. Da anni ormai il Fronte verde-sinistra propone misure concrete per alleviare le conseguenze della povertà mestruale, ma nessuna di queste proposte ha ottenuto il sostegno della maggioranza.
Parliamo di iniziative volte a rendere disponibili gratuitamente i prodotti per l’igiene mestruale nelle istituzioni pubbliche, soprattutto nelle scuole, in modo che le ragazze non debbano perdere le lezioni o soffrire per la mancanza di accesso ai prodotti igienici di base.
“La lotta contro la povertà mestruale fa parte del nostro programma. In molti comuni dove abbiamo consiglieri, sia uomini che donne, abbiamo proposto che i prodotti per l’igiene mestruale siano gratuiti negli enti pubblici. Le mestruazioni comportano costi aggiuntivi per le donne, e ci sono ragazze e donne che non si possono permettere nemmeno i prodotti di base. Tuttavia, anche queste proposte sono state respinte dal governo”.
Un tabù da infrangere
Per Jerinić, l’atteggiamento dell’élite al potere nei confronti delle iniziative volte a ridurre la povertà mestruale la dice lunga sulla tendenza a relegare le questioni relative alla salute riproduttiva delle donne ai margini del dibattito politico in Serbia. Nonostante si parli spesso di politica demografica, tasso di natalità e famiglia, le misure capaci di migliorare in modo concreto la qualità della vita delle donne raramente entrano a far parte dell’agenda politica.
Tuttavia, i cambiamenti non devono necessariamente partire dal parlamento. Jerinić vede la possibilità di affrontare questo tema nei sindacati, nelle associazioni di categoria e nei settori in cui le donne costituiscono la maggioranza dei dipendenti.
Istruzione, sanità, assistenza sociale e pubblica amministrazione sono solo alcuni dei settori in cui, secondo l’esponente del Fronte verde-sinistra, i sindacati potrebbero avviare un dialogo con i datori di lavoro su come tutelare le lavoratrici che soffrono di dolori mestruali o di malattie come l’endometriosi.
“Anche i sindacati si dovrebbero occupare di questo tema”, afferma Jerinić. “Esistono interi settori dell’economia in cui le donne rappresentano la maggioranza dei dipendenti, ed è da lì che potrebbero partire le trattative coi datori di lavoro. Sarebbe un passo positivo per ogni azienda. Purtroppo, si è anche visto che i sindacati esistenti spesso non sono abbastanza forti, quindi forse c’è spazio per nuove iniziative”.
Tuttavia, la disponibilità ad affrontare la questione della giustizia mestruale all’interno delle aziende non porterà ai risultati desiderati se il ciclo mestruale rimarrà un tema discusso esclusivamente in privato. Jerinić sottolinea che in Serbia si evita ancora di parlare pubblicamente di mestruazioni, pur trattandosi di un’esperienza condivisa da metà della popolazione.
L’esponente dell’opposizione spiega come il ciclo mestruale sia un argomento raramente trattato nelle scuole, come anche nei media. Invece di essere considerati come una questione sociale, i problemi che le donne affrontano vengono spesso ridotti ad un disagio individuale.
“Molti argomenti che riguardano le donne sono ancora tabù. Le mestruazioni sono un’esperienza reale, che viviamo ogni mese. Dobbiamo parlare molto di più non solo di congedo mestruale, ma di salute mestruale in generale. Non è un capriccio femminista, ma una vera e propria esigenza”.
A dimostrazione di quanto spesso l’esperienza femminile non venga compresa, Jerinić cita alcuni recenti casi di video diventati virali in cui gli uomini, utilizzando un simulatore di dolore mestruale, si fanno un’idea per la prima volta dell’intensità del dolore che molte donne provano ogni mese.
Il ciclo mestruale è uno di quei temi di cui non si parla quasi mai pubblicamente. Eppure, ci si aspetta dalle donne che svolgano il loro lavoro con professionalità, anche quando soffrono di forti dolori mestruali. Ecco perché è importante parlare di mestruazioni in modo più aperto: nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nei media. Solo quando non sarà più trattata come un tabù, la questione delle mestruazioni potrà essere affrontata seriamente nell’ambito delle politiche pubbliche.
È chiaro, dunque, che la questione del congedo mestruale va oltre il dibattito sui diritti del lavoro, diventando un indicatore di quanto la società sia pronta a riconoscere le esperienze delle donne come base legittima per plasmare leggi e politiche pubbliche.
Grazie alle recenti modifiche alla legge sull’assicurazione sanitaria, il Montenegro è diventato il primo paese dei Balcani occidentali e il terzo in Europa (dopo Spagna e Portogallo) a riconoscere il diritto delle donne al congedo mestruale. Le donne possono usufruire di due giorni di congedo retribuito durante il ciclo mestruale se è stata loro diagnosticata una dismenorrea secondaria associata a patologie come endometriosi, fibromi, polipi endometriali, ovaio policistico o a sintomi quali dispareunia, disuria, infertilità o sanguinamento mestruale più abbondante del normale.
L’importante passo avanti compiuto da Podgorica ha avuto ampia risonanza in tutti i paesi post-jugoslavi, dove la questione della giustizia mestruale rimane ancora relegata ai margini del dibattito politico. Ad oggi in tutta l’area dell’ex Jugoslavia, ad eccezione del Montenegro, è stata presentata una sola proposta parlamentare per l’introduzione di un congedo mestruale. L’iniziativa, lanciata nel 2023 da tre deputate di sinistra del parlamento sloveno, non ha sortito alcun esito positivo.
Se le élite politiche sono rimaste perlopiù in silenzio, la società civile e gli esperti hanno accolto con entusiasmo la decisione di Podgorica, sottolineando però la necessità di considerare la questione della giustizia mestruale in tutta la sua complessità, determinata dalla natura ancora profondamente androcentrica della società contemporanea.
Stando ad uno studio sull’impatto delle mestruazioni e della (peri)menopausa sulla vita lavorativa delle donne in Croazia, condotto nel 2025 dal Centro per l’istruzione, la consulenza e la ricerca (CESI) di Zagabria, l’84,5% delle donne dichiara che i sintomi del ciclo mestruale influenzano la loro capacità lavorativa. Tuttavia, molte donne (39%) tendono a nascondere i sintomi avvertiti per paura di essere considerate meno capaci. Oltre tre quarti delle donne intervistate ritengono che oggi in Croazia gli argomenti legati alla salute riproduttiva femminile siano ancora un tabù che incide in modo negativo sulla loro salute mentale (73,1%), la loro autostima (67,2%) e il loro benessere (61,8%).
Tale complessità emerge anche da un’analisi dell’attuazione della legge spagnola. A circa un anno dall’introduzione del congedo mestruale, la durata media del congedo in Spagna è stata di 3,03 giorni e ne hanno usufruito in media 4-5 persone ogni giorno. Riflettendo sugli aspetti psicologici che potrebbero aver influenzato un tasso così basso di utilizzo del congedo mestruale, la biopsicologa slovena Špela Možgan Nose sottolinea la diffusa paura tra le donne che il congedo mestruale possa acuire le disuguaglianze di genere, perpetuando gli stereotipi sulle donne lavoratrici come meno capaci o meno affidabili degli uomini. Così si incoraggiano idee e comportamenti sessisti, perpetuando lo stigma legato alle mestruazioni.
L’associazione Pariter, che dal 2023 organizza il Festival delle mestruazioni a Rijeka (Fiume), porta il dibattito ad un altro livello. Reagendo alle critiche mosse al linguaggio inclusivo utilizzato nel Programma giovani del comune di Zagabria 2022-2025, Petra Čargonja dell’associazione Pariter spiega che parlare di “persone che hanno le mestruazioni” – quindi non solo di donne, ma anche di persone non binarie e trans – significa parlare della nostra realtà. Ogni attacco alle iniziative inclusive – come fa notare la psicologa specializzata in psicoterapia della Gestalt – riflette la paura dell’inclusione, una paura che “è sempre, in un certo senso, legata alla fragilità della propria identità”. (I. D.)
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