Albania, il boom dell’edilizia e i sospetti di riciclaggio

Negli ultimi anni l’Albania ha conosciuto un rapido e tumultuoso sviluppo edilizio, soprattutto nella capitale Tirana e lungo le coste del mar Ionio. Ultimamente però, sempre più dubbi si concentrano sulla provenienza dei capitali che lo sostengono: recenti inchieste puntano il dito sulla criminalità organizzata

22/07/2026, Arbjona Çibuku Tirana
Tirana © Steph Couvrette/Shutterstock

Tirana © Steph Couvrette/Shutterstock

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Grattacieli progettati da architetti di fama mondiale, grandi resort sulla costa ionica e centinaia di permessi di costruzione rilasciati negli ultimi anni sono diventati il simbolo del modello di sviluppo che il governo albanese promuove come una storia di successo economico nazionale.

Tirana ha subito una radicale trasformazione del suo paesaggio urbano, mentre la Riviera albanese si sta affermando come una delle destinazioni turistiche di lusso emergenti del Mediterraneo. Ma è questo il quadro completo?

Per il governo, questi sviluppi incentivano la crescita economica e la capacità dell’Albania di attrarre investitori internazionali. Architetti di fama, come l’italiano Stefano Boeri, hanno firmato importanti progetti nella capitale, mentre ingenti investimenti, tra cui quelli legati a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sull’isola di Sazan e nella zona di Zvërnec, sono stati presentati come prova della fiducia internazionale nell’economia albanese.

Tuttavia, questa narrazione coesiste da tempo con una più scettica. Economisti, organizzazioni della società civile e giornalismo d’inchiesta hanno ripetutamente sollevato interrogativi sull’origine dei capitali che alimentano questo boom edilizio.

I sospetti che i settori delle costruzioni e dell’immobiliare possano essere utilizzati per il riciclaggio di denaro non sono nuovi. Sono stati oggetto di discussione in rapporti internazionali, analisi economiche e numerose indagini, ma raramente sono stati suffragati da concreti procedimenti penali.

Recentemente, tuttavia, alcuni di questi sospetti di lunga data hanno iniziato a entrare nel campo delle indagini formali.

Negli ultimi mesi, la Struttura Speciale Anticorruzione (SPAK) albanese ha avviato operazioni contro presunte reti di criminalità organizzata, fra cui il sequestro di beni per un valore considerevole. Secondo quanto riportato dai media, la tesi è che i proventi di attività criminali possano essere stati incanalati in investimenti immobiliari, edilizi e turistici in Albania.

Sebbene i procedimenti siano ancora in corso e la responsabilità penale non sia ancora stata accertata in tribunale, questi casi rappresentano le prime occasioni in cui sospetti di lunga data sul settore delle costruzioni vengono indagati formalmente.

Nel frattempo, Tirana è diventata la città dei grattacieli. In pochi anni, decine di edifici a molti piani hanno drasticamente ridisegnato la capitale. A differenza di molte capitali europee, dove i grattacieli sono concentrati in quartieri commerciali designati, a Tirana sono dispersi in quasi tutte le principali zone urbane: intorno a Piazza Skanderbeg, vicino al Lago Artificiale, nell’ex quartiere di Blloku, lungo il viale principale e all’interno di quartieri residenziali consolidati.

Una dimensione chiave della trasformazione di Tirana risiede non solo nei progetti stessi, ma anche nel meccanismo istituzionale che ne ha guidato l’approvazione. Secondo la mia analisi per Citizens.al, il Consiglio nazionale del territorio e delle acque (KKTU) ha svolto un ruolo centrale nel rimodellare il paesaggio della capitale, approvando almeno 139 progetti di grattacieli nell’ultimo decennio.

Il consiglio, presieduto dal primo ministro, è stato ripetutamente criticato per aver concentrato un potere decisionale straordinario in un unico organo, consentendo spesso sviluppi che scavalcano i parametri dei piani urbanistici ufficiali della città.

L’indagine evidenzia anche una mancanza di trasparenza riguardo a molte di queste decisioni, con un numero significativo di permessi non pubblicati o la cui divulgazione è stata ritardata. Di conseguenza, gran parte della rapida espansione verticale di Tirana si è sviluppata attraverso un processo che rimane solo parzialmente visibile al pubblico.

Il dibattito non si limita all’estetica. Urbanisti e organizzazioni della società civile criticano da tempo la riduzione dello spazio pubblico, l’aumento della densità e le deviazioni dai piani urbanistici approvati. In alcuni casi, sono state sollevate preoccupazioni sul fatto che certi sviluppi superino i parametri definiti nei documenti di pianificazione ufficiali, sollevando interrogativi più ampi sull’applicazione delle normative.

Un’inchiesta condotta due anni fa dall’emittente televisiva MCN ha analizzato il consumo di elettricità in diverse torri di nuova costruzione a Tirana e ha scoperto che un numero significativo di appartamenti risultava in gran parte disabitato.

Sebbene non vi siano prove di pratiche illegali, i risultati hanno sollevato interrogativi sulla reale funzione di alcune parti del mercato immobiliare, dove gli investimenti possono servire a scopi finanziari piuttosto che residenziali.

Sviluppo, terreni e investimenti strategici sulla costa meridionale

Una dinamica simile si sta sviluppando lungo la costa albanese. La Riviera Ionica è diventata il principale laboratorio per progetti di turismo di lusso, mentre il governo presenta questa trasformazione come un fattore chiave per lo sviluppo economico. Tuttavia, questi progetti hanno anche suscitato una forte opposizione da parte delle comunità locali e delle organizzazioni ambientaliste, in particolare nelle aree protette.

Un’indagine condotta da Citizens.al nel 2023 ha rivelato che, attraverso la Legge sugli Investimenti Strategici, lo Stato albanese ha destinato circa 5,8 milioni di metri quadrati di terreno a diversi progetti costieri.

Sebbene la legge fosse stata concepita per attrarre investimenti stranieri, una quota significativa dei progetti approvati appartiene a società nazionali, alcune delle quali coinvolte in legami sospetti con le strutture di potere politico ed economico e in acquisizione di terreni pubblici.

In questo scenario rientrano anche importanti progetti turistici come la Costa Verde di Palasë, insieme ad altri progetti su larga scala nell’Albania meridionale e nelle aree insulari. Questi sviluppi sono diventati centrali in un dibattito più ampio su come vengono gestiti i terreni pubblici e le aree protette e su chi, in definitiva, beneficia di questo modello di crescita.

Al centro di questa discussione c’è una domanda chiave: l’attuale modello di sviluppo albanese rappresenta una crescita economica sostenibile o una concentrazione di capitali in progetti su larga scala con scarsa trasparenza in merito alla proprietà e alle fonti di finanziamento?

Dal riciclaggio di denaro all’edilizia?

Parallelamente a questo dibattito pubblico, le indagini condotte dalla SPAK hanno aperto un’ulteriore prospettiva: il potenziale collegamento tra le reti internazionali di narcotraffico e gli investimenti nei settori dell’edilizia, immobiliare e turistico.

Uno dei casi più significativi è la cosiddetta indagine “Aruba Corporation”, riportata da Reporter.al e altri media, nell’ambito della quale la SPAK ha emesso mandati di arresto e sequestrato beni in relazione ad una vasta rete internazionale di traffico di cocaina e riciclaggio di denaro.

Secondo i materiali investigativi citati dai media, una rete criminale strutturata discuteva di opportunità di investimento in Albania, tra cui progetti di sviluppo urbano e immobiliare.

L’indagine delinea uno schema ricorrente: i proventi del narcotraffico verrebbero presumibilmente immessi nell’economia formale attraverso l’acquisizione di terreni, investimenti edilizi e progetti turistici, trasformando gradualmente fondi illeciti in beni apparentemente legittimi.

In un altro caso riportato da Citizens.al, la SPAK ha imposto misure cautelari a diversi imprenditori operanti nei settori dell’edilizia e immobiliare, tra cui Ilir Shtufi, in relazione a sospetti collegamenti tra reti di narcotraffico e flussi di investimento. Secondo queste fonti, Shtufi è associato a progetti di sviluppo di grattacieli su larga scala a Tirana, fra cui importanti progetti urbanistici in aree centrali e società attive nel mercato delle costruzioni.

L’indagine si concentra su come vengono finanziati questi progetti, su come la proprietà è strutturata attraverso entità aziendali interconnesse e su come il capitale fluisce attraverso molteplici transazioni, dall’investimento iniziale alla costruzione e alla vendita degli immobili.

Un altro elemento chiave nei fascicoli è l’inclusione di progetti di sviluppo costiero nell’analisi finanziaria più ampia, compresi progetti come Green Coast e altri investimenti nell’Albania meridionale. Questi progetti non sono presentati come oggetto di accusa in sé, ma nel quadro di investimenti in terreni, costruzioni e turismo utilizzati come veicoli per integrare capitali di origine incerta nell’economia formale.

Secondo il quadro investigativo della SPAK, il modello sotto esame segue spesso una logica ripetitiva: acquisizione o controllo di terreni in aree di alto valore, frammentazione della proprietà attraverso strutture aziendali stratificate e successivo sviluppo in progetti su larga scala che aumentano significativamente il valore degli asset.

Un modello di sviluppo sotto esame

Queste indagini non forniscono ancora conclusioni definitive sulla natura dello sviluppo urbano in Albania: sono tuttora in corso e qualsiasi responsabilità penale dovrà essere provata in tribunale. Tuttavia, stanno ridefinendo il modo in cui viene interpretata la trasformazione urbana del Paese.

L’edilizia non è più vista solo come simbolo di crescita economica e modernizzazione, ma anche come un settore in cui la trasparenza finanziaria, le strutture proprietarie e l’origine dei capitali sono oggetto di crescente attenzione.

In questo senso, la questione chiave non è più solo quanto si costruisce in Albania, ma chi finanzia questa trasformazione e attraverso quali canali finanziari fluisce questo capitale.

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