SOTEU 2026: quale futuro per le politiche migratorie dell’UE?

Arrivi in calo, Frontex rafforzata, un nuovo quadro di emergenza: nel suo Discorso sullo stato dell’Unione europea (SOTEU), la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato nuove misure in materia di migrazioni. Ma mentre nel Mediterraneo si continua a morire, resta aperta la domanda su chi garantisca davvero protezione a chi è costretto a partire.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen © photoibo / shutterstock

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen © photoibo / shutterstock

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen © photoibo / shutterstock

Nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 16 settembre, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato i piani per un nuovo quadro europeo di risposta all’emergenza migratoria, accompagnato da un maggiore sostegno ai rimpatri e da un’iniziativa per l’occupazione giovanile nei paesi del Mediterraneo.

Il quadro di emergenza proposto permetterebbe una flessibilità temporanea e rigorosamente definita nelle procedure standard, previa verifica di criteri specifici, in particolare nei casi di movimenti di massa di persone orchestrati o strumentalizzati.

Riferendosi alle pressioni verificatesi quest’estate ai confini orientali dell’Europa, a Ceuta e Creta, von der Leyen ha assicurato che “la protezione delle frontiere rimarrà coerente con i diritti fondamentali”. Non ha specificato, però, quali procedure potrebbero essere modificate.

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La presidente della Commissione ha chiesto la piena attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo. Basato sulle proposte della Commissione del settembre 2020, il Patto è stato adottato dal Consiglio il 14 maggio 2024. L’applicazione delle norme è iniziata il 12 giugno 2026, stabilendo un quadro comune per le procedure di asilo, la gestione delle frontiere e la solidarietà tra gli stati membri.

Von der Leyen ha parlato di una riduzione del 55% degli arrivi irregolari negli ultimi due anni e di un ulteriore calo del 35% quest’anno. Ha presentato questi dati come un progresso, al tempo stesso sottolineando che gli eventi di quest’estate hanno dimostrato la necessità di ulteriori strumenti di emergenza.

La presidente della Commissione europea ha inoltre fatto riferimento ad un regime di sanzioni già proposto, volto a contrastare il contrabbando e il traffico di esseri umani. Guardando al futuro, si è impegnata a rafforzare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costierea (Frontex), in particolare per accelerare i rimpatri, e a migliorare i sistemi di allerta precoce in collaborazione con i paesi terzi.

Oltre al rafforzamento dei controlli alle frontiere, von der Leyen ha annunciato misure volte a migliorare le opportunità di lavoro e a promuovere la migrazione legale.

“Ecco perché annuncio oggi una nuova iniziativa per le competenze e l’occupazione giovanile nel Mediterraneo”, ha dichiarato von der Leyen. L’annuncio fa seguito ad un appello ad investire nei paesi che confinano con l’UE e a creare opportunità attraverso lavoro, competenze, formazione e apprendistato, in modo che i giovani non siano costretti ad affrontare viaggi pericolosi.

Ha inoltre fatto riferimento a nuovi hub di transito nei paesi partner per agevolare la migrazione sicura e legale, al contempo ribadendo la tutela dei richiedenti asilo e le libertà dello spazio Schengen. Tuttavia, nelle sue dichiarazioni riguardanti la politica migratoria, la presidente della Commissione europea non ha fatto alcun riferimento agli stanziamenti di bilancio specifici né alle tempistiche di attuazione per queste iniziative.

La legislazione in materia di rimpatri segue un percorso separato che integra il Patto. La proposta della Commissione per un sistema europeo comune per i rimpatri, presentata l’11 marzo 2025, comprende un quadro giuridico per i centri di rimpatrio nei paesi extra-UE.

Il primo giugno 2026, i negoziatori del Consiglio e del Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio che prevede la creazione di centri di accoglienza per le persone che non hanno diritto di soggiorno nell’UE. L’accordo prevede programmi conginuti con paesi terzi che rispettino gli standard internazionali in materia di diritti umani, inclusa la protezione contro il rimpatrio in caso di persecuzione o grave danno. Il Consiglio ha annunciato un accordo legislativo provvisorio che necessita di adozione formale, senza però prevedere l’apertura di centri operativi.

Prima del discorso di Ursula von der Leyen, abbiano parlato con un alto funzionario dell’UE, che ha preferito mantenere l’anonimato. Il funzionario ha affermato che la Commissione aveva già presentato una proposta sui rimpatri e che gli stati membri dovrebbero raggiungere un accordo sui centri di rimpatrio. Ha inoltre precisato che von der Leyen non avrebbe sollevato la questione dei centri di rimpatrio nel suo discorso.

La politica del contenimento degli arrivi

Cosa ci dice concretamente un calo degli arrivi? Un minor numero di persone che raggiungono il territorio europeo non significa necessariamente che meno persone stiano cercando di spostarsi, che meno persone vengano sfollate o che le politiche europee stiano diventando più efficaci nel proteggere le vite umane.

Gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale per le migrazioni (OIM) mettono in luce questa contraddizione: entro il 15 settembre 2026, circa 59.500 persone hanno raggiunto l’Europa via mare, mentre oltre 2.400 persone sono morte o risultano disperse.

Von der Leyen ha affermato che gli arrivi sono stati inferiori rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, il numero di persone arrivate non potrà essere considerato un indicatore sufficiente dell’efficacia delle politiche migratorie fino a quando il Mar Mediterraneo rimarrà uno spazio di confine mortale. Deterrenza e protezione non sono la stessa cosa.

Quando le rotte legali sono poche e la cooperazione con i paesi terzi si concentra sempre più sull’intercettazione e sul contenimento, le persone non smettono necessariamente di spostarsi. Semplicemente cambiano i percorsi, i viaggi diventano più pericolosi e la protezione diventa sempre più difficile da raggiungere. Un minor numero di arrivi può quindi riflettere una combinazione di intercettazione, contenimento, deviazione dei percorsi e dissuasione iniziale dal raggiungere il territorio europeo. Tutto questo attraverso respingimenti in collaborazione con Frontex e la cosiddetta guardia costiera libica finanziata grazie agli accordi tra Italia e Libia.

Le istituzioni europee osservano sempre più la questione migratoria da una prospettiva emergenziale. Il discorso sullo stato dell’Unione europea di quest’anno evidenzia più che mai la pressione, la crisi e la strumentalizzazione di tale fenomeno. Nel frattempo, le dinamiche geopolitiche che producono gli spostamenti forzati ricevono molta meno attenzione politica. Guerre, repressioni autoritarie, spostamenti forzati dovuti ai cambiamenti climatici e conflitti regionali vengono trattati come normali condizioni di fondo, e la vera “emergenza” inizia quando le persone sfollate si avvicinano all’Europa.

L’Europa sta scegliendo sempre più di costruire strutture permanenti per la sorveglianza, il controllo delle frontiere, i rimpatri e la cooperazione con i paesi terzi. Percorsi sicuri, ricerca e soccorso, accoglienza, sistemi di asilo e infrastrutture a lungo termine non sono una priorità né nella distribuzione delle risorse né nel discorso politico.

Quando la migrazione viene costantemente percepita come un’emergenza, le misure di crisi rischiano di diventare parte integrante delle politiche europee. La Commissione europea propone ora un quadro di risposta alle emergenze incentrato sul rafforzamento di Frontex. Tuttavia, il suo ruolo sempre più ampio in materia di sorveglianza, gestione delle frontiere, rimpatri, formazione e cooperazione con i paesi terzi la rende una figura centrale nel consolidamento del regime delle frontiere europee.

Da un punto di vista politico, tuttavia, la direzione intrapresa è significativa. Il confine non è più semplicemente la linea che impedisce alle persone di muoversi. Sta diventando una rete di infrastrutture che si estende oltre il territorio dell’UE. Controlli, intercettazioni, trasferimenti e respingimenti saranno progressivamente spostati al di fuori dell’UE, rendendo i paesi terzi parte integrante del sustema europeo di controllo delle frontiere.

Queste dinamiche sollevano interrogativi sull’effettiva protezione delle persone in movimento. Quando la migrazione viene percepita come un fenomeno che può essere “pianificato” o “strumentalizzata”, dove si colloca esattamente la protezione all’interno di questo quadro di emergenza?

Nuove iniziative come alternativa a viaggi pericolosi?

Lo stesso squilibrio emerge nell’annuncio di un’iniziativa mediterranea per le competenze e l’occupazione giovanile. Von der Leyen ha presentato posti di lavoro, competenze, formazione e apprendistato come alternative ai viaggi pericolosi. Tuttavia, la Commissione non ha specificato il numero dei beneficiari, le regole di accesso al programma, il budget dedicato e un calendario chiaro con un elenco specifico dei paesi partecipanti. Pertanto, sorgono spontanea la domanda: come si può paragonare questo investimento alle risorse mobilitate per il controllo delle frontiere, i centri di rimpatrio e Frontex?

Creare un approccio incentrato sulla protezione richiederebbe investimenti in ambiti quali asilo, accoglienza, ricerca e soccorso, percorsi sicuri, ricongiungimento familiare, protezione dei minori, assistenza legale e inclusione sociale.

Il numero di persone a cui viene impedito di entrare illegalmente nel paese non può essere l’unico criterio che conta. Deve essere preso in considerazione anche il numero di persone che ottengono accesso alla sicurezza, alla mobilità, ad un lavoro dignitoso e ai diritti reali in Europa.

La questione fondamentale sollevata dall’ultimo discorso sullo stato dell’Unione non è tanto in quale misura la politica migratoria europea e la sua attuazione siano efficaci nel tenere fuori le persone, ma quanto efficacemente garantiscano protezione a chi è costretto a spostarsi.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali

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