Dai plenum alle urne: cosa insegnano gli studenti serbi all’Europa

Dopo due anni di mobilitazioni, la lista promossa dagli studenti ha vinto le elezioni in Serbia. Assemblee senza leader, candidati scelti tra esperti e società civile, un paese percorso a piedi e in bicicletta: un esperimento che unisce partecipazione, deliberazione e rappresentanza, e che parla anche a un’Europa alle prese con la deriva autoritaria. Il commento della direttrice di OBCT, Luisa Chiodi

30/10/2026, Luisa Chiodi
"Gli studenti vincono" - Foto D. Nenadić

“Gli studenti vincono” – Foto D. Nenadić

"Gli studenti vincono" - Foto D. Nenadić

Sempre controcorrente, i Balcani: mentre negli anni ‘90 in Europa si festeggiava la pace, la democrazia e la riunificazione del continente dopo decenni di Guerra Fredda, la regione sprofondava nelle guerre di dissoluzione jugoslava. Oggi che la democrazia in Europa affronta schiere di critici di ogni orientamento politico, in Serbia si festeggia l’epifania della rappresentanza, dopo due anni di mobilitazioni ma anche di un lungo percorso di democrazia deliberativa.

In Serbia, dopo vari cicli di proteste nei 30 anni dalla fine della Jugoslavia, una generazione cresciuta lontana dalla mobilitazione militare e che sperimentava un contesto di relativa crescita economica ha chiesto di più di un simulacro di democrazia, si è indignata di fronte alla corruzione e ha lottato tenacemente perché lo stato di diritto portasse giustizia dove la brama di arricchirsi da parte di una pessima élite era costata la vita di 16 persone a Novi Sad.

Per due anni, i ragazzi delle università del paese hanno organizzato un percorso straordinario di partecipazione politica che domenica scorsa è sbocciato nella vittoria elettorale della lista degli studenti.

Si noti, però, che questa lista non è composta da ragazzi iscritti alle facoltà del paese. Al contrario, gli studenti riuniti in assemblee hanno scelto, attraverso un percorso articolato, rappresentanti della società civile, esperti, professori, figure pubbliche che in questi due anni si erano esposti a sostegno della loro causa. Invece di candidare i più ambiziosi tra loro, hanno preferito farsi rappresentare da figure preparate e coraggiose.

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In questi due anni, gli studenti serbi hanno attinto al repertorio politico della Jugoslavia socialista, ovvero allo strumento assembleare dei consigli operai, costituendosi in plenum per agire politicamente dal basso.

Altri esperimenti di plenum nella regione in passato non avevano mostrato la stessa visione politica degli studenti di Belgrado. Sono stati vari i casi di mobilitazione, in questi 30 anni nello spazio post-jugoslavo, ma in poche occasioni si è lottato per rinnovare la democrazia rappresentativa.

In Bosnia Erzegovina, per esempio, nel 2014 si era assistito ad uno straordinario esperimento politico con i plenum. Le assemblee popolari nate da un’ondata di proteste, partite da Tuzla e poi estese a Sarajevo, Mostar, Zenica avevano dato voce al malcontento sociale indipendentemente dalle appartenenze etniche che dominavano la politica nel paese. Tuttavia, i plenum bosniaci, pur elaborando richieste politiche concrete, non avevano interesse a entrare direttamente nella competizione elettorale. La conseguenza, purtroppo, fu che, esaurito il percorso partecipativo, il paese è rimasto ostaggio delle forze nazionaliste.

Negli ultimi anni, la scena dei movimenti politici in Europa è stata dominata dai populisti e dalla loro forte visione anti-elitaria. Anche il movimento degli studenti in Serbia ha mostrato una dimensione anti-sistema per cui si sono individuati candidati che non fossero politici di professione. Tuttavia, tra i retaggi del socialismo reale il movimento degli studenti ha evidenziato la considerazione ancora diffusa del sapere esperto e, di conseguenza, delle persone e delle professioni che lo incarnano: da qui la scelta di costruire una lista elettorale composta di persone senza esperienza politica, ma con comprovato capitale intellettuale e morale.

Ma sono stati molti altri i modi in cui gli studenti serbi hanno sperimentato con la politica in modo creativo. Tra le scelte più interessanti, il fatto di non essersi voluti identificare con dei leader, in primis per proteggersi dagli attacchi che avrebbero subito, ma con il risultato di costruire un enorme movimento popolare senza volti riconoscibili. In un’epoca di grotteschi protagonismi politici, gli studenti serbi hanno mostrato la potenza dello sforzo collettivo.

Un’altra scelta radicale è stata quella di filtrare sistematicamente la relazione con i media, di cui fin dall’inizio il movimento ha diffidato. Una sorta di ufficio stampa ha gestito le relazioni con i giornalisti per guidare la narrativa che si formava attorno alla loro mobilitazione. Il prezzo di questa scelta forse è stato una minore copertura da parte dei media internazionali in questi due anni, ma di contro il movimento si è garantito una minore esposizione a manipolazioni da parte di attori malevoli.

Per due anni, gli studenti serbi hanno percorso in lungo e in largo il paese, a piedi ed in bicicletta, per sensibilizzare tutti i cittadini alla loro causa. Non sono rimasti solo nel mondo virtuale dei social e nemmeno solo nella capitale, non hanno parlato solo ai pari. Hanno cercato il coinvolgimento delle cittadine minori, delle campagne e pure delle minoranze. La piattaforma su cui la lista degli studenti si è presentata all’elettorato con la promessa di cambiare il paese è stata quella di riportare lo stato di diritto nel paese, lottare contro la corruzione e assicurare alla giustizia i responsabili delle morti di Novi Sad.

Questo sforzo di tenere insieme le molte anime del paese per liberarlo da un sistema di potere oppressivo e corrotto potrà rivelarsi un limite dopo la vittoria elettorale. Alla prova di governo tutto sarà alquanto complesso perché presumibilmente si creeranno spaccature forse insanabili tra i liberisti in economia ed i sostenitori dello stato sociale, i nazionalisti convinti e quelli disponibili a fare i conti con il passato, per fare solo qualche esempio. E in tanti scommetteranno sul fallimento di questo esperimento politico.

Ma i risultati conseguiti ad oggi sono davvero considerevoli ed insperati: prima di correre a sottolineare i limiti del processo politico, costato due anni di lotte in un contesto di repressione politica crescente, dovremmo assicurarci di aver colto le potenzialità del movimento degli studenti serbi per tutti quanti noi.

Dall’esperienza della Serbia potremmo imparare in primis a costruire una qualche forma di solidarietà intergenerazionale di cui c’è evidente bisogno. Ma soprattutto, dovremmo prendere ispirazione per combinare in modo nuovo partecipazione democratica, processi deliberativi e rappresentanza per assicurarci di arginare la deriva autoritaria che avanza anche a casa nostra.


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