Festival del cinema di Portorose, tutti i premi
Giunto alla sua ventinovesima edizione il Festival del cinema sloveno a Portorose è il momento di incontro, bilancio e ripartenza per tutto l’ambiente cinematografico e non soltanto. In questa rassegna troverete i premi e i migliori film proiettati

locandina festival portorose
Da 29 anni il Festival del cinema sloveno a Portorose è il momento di incontro, bilancio e ripartenza per tutto l’ambiente cinematografico e non soltanto. Un’industria che negli anni è cresciuta gradualmente e costantemente, estendendo collaborazioni anche oltre quelle consolidate con i Paesi confinanti e dell’area: nell’edizione appena conclusa (13-18 ottobre) è stato aperto un canale con il Vietnam.
A settembre, durante la Mostra di Venezia, era stato annunciato un accordo di coproduzione ufficiale con l’Italia da concludere presto, ma già da tempo è intenso lo scambio con realtà del Friuli Venezia Giulia e non solo. Resta il problema che raramente le pellicole slovene trovano una distribuzione nelle sale italiane e tante volte è già un traguardo riuscire a circolare nei festival.
Proprio un film che aveva trovato una rampa di lancio nei festival italiani si è aggiudicato il premio maggiore a Portorose, il premio Vesna per il miglior film. Si tratta di “Ida who sang so badly even the dead rose up and joined her in Song – Ida, ki je pela tako grdo, da so še mrtvi vstali od mrtvih in zapeli z njo” della debuttante Ester Ivakič.
I premi
Un’opera vincitrice un anno fa del premio Fipresci al Festival di Lubiana e la menzione speciale della giuria a Cottbus, nonché il Premio speciale della giuria del Torino Film Festival. È stata poi inclusa nel focus Wild Roses dedicato alle registe della Slovenia all’interno del 37° Trieste Film Festival. È la storia, ambientata negli anni ‘80 nella regione nordorientale del Prekmurje, di Ida, bambina di 10 anni che frequenta la scuola e vive in un mondo dove realtà, tradizione e fantasia si mescolano. Il film ha ricevuto altri tre Vesna: per il migliore attore non protagonista a Matej Puc per il ruolo di Stanka; per la migliore colonna sonora originale ad Alenja Pivko Kneževič e Simon Penšek; per il miglior suono a Samo Jurca.
Darko Štante, noto per il suo esordio “Consequences”, ha ottenuto il Vesna per la regia con “Izgubljeni sin”, premiato anche per la miglior scenografia di Miha Knifič.
Il Vesna per la miglior sceneggiatura è stato attribuito dalla giuria a Luka Marčetić, anche regista di “Girl in the night – Dekle noči”, la sorpresa dell’annata, tanto da ricevere premi tecnici importanti per la miglior fotografia a Lev Predan Kowarski e per il miglior montaggio a Špela Murenc Škulj. A questi si aggiunge il premio Fipresci della giuria della stampa. Marčetić ha realizzato un film indefinibile, tra la commedia nera e il fantastico, d’atmosfera notturna e rarefatta, con parecchie stranezze. Protagonista è il giovane Rok che lavora in una stazione di servizio e una notte si imbatte in una ragazza che dice di saper volare e alla quale hanno rubato la bicicletta.
Pellicola fuori dagli schemi e dagli sviluppi imprevedibili, nonché altra storia di giovani, è pure “Everything That’s Wrong With You – Vse, kar je narobe s tabo” di Urša Menart, che ha fatto doppietta di Vesna per le migliori attrici, Anuša Kodelja come protagonista per il ruolo di Maruša e Klara Kuk non protagonista che interpreta Alja.
Maruša è tornata da Berlino, dove si era trasferita, per assistere la madre malata. Dopo la sua morte ha una reazione contrastata: si stordisce a una festa, si libera di tutti gli ausili sanitari, cerca un riavvicinamento con il padre separato con scarsi risultati, si mette a seguire i post di una connazionale che vive sul Baltico e parla dei suoi ricoveri in ospedale. Le due iniziano a scriversi, così Maruša, portandosi dietro il vecchio cane Billie che era della madre, parte per il nord della Germania senza un piano preciso e si presenta da Alja, scoprendo che la sua vita è diversa da come appare nei social. Una pellicola ambientata nel periodo natalizio che contiene tanti spunti: lutto, tradimento, amore, malattia, social, amicizia, emigrazione, autolesionismo e bisogno di attenzione. È l’incontro strano tra due giovani che non hanno un posto nel mondo, tra dramma e fatti divertenti. Alcuni passaggi della sceneggiatura sono approssimativi, ma la protagonista (e l’attrice Anuša Kodelja) ha una forza che trascina il film e coinvolge lo spettatore.
Il Vesna per il miglior attore protagonista è stato consegnato a Gregor Baković che interpreta Baka in “Hotel Alkohol” di Jan Cvitkovič e per lo stesso regista fu indimenticabile protagonista di “Odgrobadogroba” vincitore del Torino Film Festival nel 2005.
“Dance of Life – Ples življenja” di Siniša Gačić si è meritato il Vesna per il miglior documentario con la storia dolorosa di una coppia di anziani. Mentre l’ottantenne Marijan è ancora molto attivo e pieno di vitalità, la moglie poco più che sessantenne è affetta dalla nascita dalla sindrome di Morquio. Insegnante in pensione, la donna peggiora sempre di più, nonostante gli interventi chirurgici e le protesi, la sua mobilità è sempre più ridotta. I due, insieme da 37 anni, vivono non lontano da Maribor, in una casa di campagna dove si aggirano spesso i caprioli, e hanno come passione comune e ormai ultimo passatempo il ballo. Nonostante le difficoltà, si preparano ogni volta con cura prima di recarsi in un locale dei dintorni dove tutti li conoscono. La donna non vuole diventare dipendente dagli altri più di quanto non sia già, così ha già previsto il suicidio assistito in Svizzera, non essendo previsto in Slovenia. Al tempo stesso diventa attivista, scrivendo lettere per sollecitare nuove leggi e manifestando. Intanto il marito la accompagna e la assiste con estrema dedizione, con scene molto tenere. Un film politico e molto umano, che mette le emozioni, anche la tristezza, davanti a tutto senza dimenticare le richieste di intervenire dal punto di vista legislativo.
Coproduzioni
Tra le coproduzioni, oltre alla bella commedia amara “Ultimo schiaffo” di Matteo Oleotto (che in Slovenia sarà nelle sale nel periodo natalizio), è da segnalare “Shame and Money” di Visar Morina, già premiato al Sundance e candidato agli Oscar per il Kosovo. Il terzo lungometraggio del regista kosovaro che vive in Germania, dopo “Babai” ed “Exil”, ha al centro una coppia di allevatori in un villaggio. Quando il fratello, emigrato all’estero e sempre bisognoso di soldi, gli ruba le mucche lasciandoli senza prospettive, Hatxhe e Shaban sono costretti a trasferirsi con le figlie piccole a Pristina chiedendo un favore alla sorella di lei e al cognato ben introdotto. Questi offre loro impiego in un night aperto solo tre giorni a settimana, le entrate non bastano neppure a pagare l’affitto, così Shaban è costretto a cercare lavoro a giornata per le strade della capitale. Finché il cognato Alban lo scopre e ha una reazione rabbiosa. “Shame and Money”, che già nel titolo contiene i motori della vicenda (“vergogna” e “soldi”), è un dramma familiare, un po’ sociale e un po’ intimista: anche in questo caso la narrazione prende una piega spiazzante, con accadimenti assurdi. Una pellicola ben fatta sulle difficoltà di guadagnarsi la vita ed essere onesti e mantenere una dignità in una società dominata dalle disparità, dal perbenismo e dalle raccomandazioni.
Documentari
Tra i vari documentari c’è “Triglav: The Path of Redemption” di Tadej Gorzeti, inconsueto film “alpinistico” su un uomo legato al Triglav da una tragedia che segnò una svolta nella sua formazione: la morte dei suoi amici mentre cercavano di raggiungerlo quando aveva 13 anni. Così decide di affrontare la scalata alla cima, la più alta della Slovenia, anche per chiudere i conti con il proprio passato.
E la coproduzione croata “The Lost Dream Team” di Jure Pavlović, imperdibile per chi ama il basket. Trentacinque anni dopo, si ricostruisce la storia della nazionale jugoslava che a fine anni ‘80 e inizio ‘90 era tra le più forti al mondo e sognava di affrontare il Dream Team americano alle Olimpiadi di Barcellona. Le vicende politiche e quelle sportive si incrociano: il 22 giugno 1991, la squadra parte per Roma per disputare gli Europei e difendere il titolo di campione, ma il 25 Croazia e Slovenia dichiarano l’indipendenza. La squadra senza più Stato continuò a giocare, cercando di isolarsi da tutto, e vinse il torneo, battendo seccamente l’Italia in finale, l’ultimo trofeo della sua storia. Il regista fa raccontare le vicende agli stessi protagonisti, uno per volta, l’allenatore Ivković, poi Kukoc, Divać, Rada, Zdovc e gli altri. Ripercorrono le assurdità della situazione, durante il torneo e ancor più dopo, quando non festeggiarono neppure e si divisero affrontando difficoltà varie per rientrare a casa. Intraprese strade sportive diverse, si ritrovarono solo nel 2005 per la partita di addio dello sloveno Zdovc. Un film molto interessante che va oltre la prestazione sportiva, esplora il senso della squadra e i rapporti che si creano ed è pure l’elaborazione di un lutto.
Altri premi
Altri Vesna assegnati a Portorose: migliori costumi a Mateja Fajt per “Skejtanje ni za punce”; miglior trucco a Mojca Gorogranc Petrushevska per “Poslednja klofuta”; miglior coproduzione di minoranza a “Kar je treba storiti” di Srđan Kovačević; per meriti speciali a “Belo se pere na devetdeset” di Marko Naberšnik; miglior cortometraggio “Hiška – Littlr House” di Nika Jurman; miglior animazione “Kozmonavti” di Leo Černic; miglior film sperimentale “Deveti vrh” di Gregor Kocjančič; miglior film di studenti “Naši zidovi” di Živa Divjak con premio speciale “Vse, kar sem kadarkoli želela slišati” di Ema Paš; Vesna del pubblico a “Kauniaro – Pleši za ljubezen ali ubij in umri” di Tomo Križnar, Bojana Pivk Križnar e Maja Weiss. Infine Premio della AKMS a “Sence tišine” di Darko Sintič e Jure Kreft.
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