Albania, la deputata indipendente che sfida Edi Rama
A 25 anni, Marjana Koçeku è l’unica deputata indipendente del parlamento albanese. Il 14 giugno ha lasciato il Partito socialista di Edi Rama in opposizione ai progetti di sviluppo del governo. La nostra intervista

Marjana Koçeku alle manifestazioni antigovernative. Foto su gentile concessione di Isa Myzyraj.
Marjana Koçeku alle manifestazioni antigovernative. Foto su gentile concessione di Isa Myzyraj.
Marjana Koçeku è nata a Scutari nel 2000 e ha studiato Scienze politiche e relazioni internazionali in Albania e all’estero. Nel 2021 è tornata in patria per lavorare nell’attività di famiglia, un agriturismo nella zona montuosa del Lago Koman, nel nord dell’Albania, al confine con il Montenegro.
Diventata nota online come Neomalsore (letteralmente “neomontanara”), è stata proposta dallo stesso Primo ministro Edi Rama come candidata del Partito socialista (PS) alle elezioni politiche del 2025, che l’hanno vista eletta. Il 14 giugno 2026 ha lasciato il PS in opposizione ai progetti del governo nella baia di Pishë Poro-Narta e sull’isola di Sazan.
Cominciamo dal 2021. Perché ha deciso di tornare in Albania?
Sinceramente, quando ho lasciato l’Albania, nel 2020, non avevo intenzione di tornare. Era il picco dell’emigrazione giovanile, un’epoca in cui si partiva per l’estero senza troppe speranze che il nostro paese potesse cambiare in meglio.
Vivere all’estero mi ha aiutata ad apprezzare di più il mio paese e il mio villaggio, e a vedere le opportunità per svilupparli invece di lasciarmeli alle spalle
Sono cresciuta tra la città di Scutari e un villaggio di montagna, vicino al lago. Sono la più giovane di quattro fratelli e sorelle e, come in quasi tutte le famiglie albanesi, anche i miei fratelli hanno vissuto all’estero. Io sono partita da studentessa, con una borsa di studio, ma il mio fratello maggiore ha fatto la strada più dura: ha attraversato le montagne a piedi fino in Grecia, camminando giorno e notte.
Ho studiato a Genova e ho trascorso del tempo in Svezia, dove mia sorella vive da più di quindici anni. Vivere all’estero mi ha aiutata ad apprezzare di più il mio paese e il mio villaggio, e a vedere le opportunità per svilupparli invece di lasciarmeli alle spalle. Viaggiare mi ha fatto capire quanto sia unica questa valle e quanto potenziale potrebbe avere la nostra comunità se il turismo fosse sviluppato preservando con forza ciò che siamo.
Così è tornata ed è entrata nell’attività di famiglia, nel nord dell’Albania.
Sì, la mia famiglia è stata la prima a lavorare nel turismo in tutta la regione. Ospitavamo turisti già dal 2010, ma era soprattutto un’attività legata alle barche: mio padre era capitano e i miei fratelli uscivano con lui sul lago con visitatori tedeschi, italiani, francesi…
Nel 2021 ho preso in prestito circa 2.000 euro dalla mia migliore amica per qualche piccola ristrutturazione — letti nuovi, la riparazione delle finestre rotte della nostra vecchia casa — e ho avviato un agriturismo. È un posto molto essenziale e tranquillo: mia madre cucina sul fuoco, serviamo quello che mangiavamo da bambini. Oggi possiamo ospitare 28 persone.
A quel punto è diventata nota online come Neomalsore, “la neomontanara”, ed è stata notata da Edi Rama. Perché ha deciso di impegnarsi in politica — e perché con il Partito socialista?
Sinceramente, non pensavo di entrare in politica. Avevo studiato Scienze politiche e avevo un certo idealismo, ma per un futuro lontano.
Con il mio lavoro sono diventata piuttosto popolare e influente tra le giovani generazioni. Testate internazionali come il Financial Times hanno realizzato un documentario su di me e ricevevo centinaia di messaggi di giovani che mi raccontavano di aver trovato il coraggio di tornare nei loro villaggi, di vedere una vita oltre la capitale, di rientrare dall’estero e investire a casa propria.
Così l’invito è arrivato direttamente dal Primo ministro, nel marzo 2025, e il Partito socialista è stato onestamente l’unico a farmi una proposta seria.
Non volevo davvero accettare, perché significava rischiare tutto ciò che avevo costruito. Ma due fattori mi hanno spinta a dire di sì: essere una giovane donna di una zona con opportunità estremamente limitate, soprattutto per le ragazze; e venire da queste montagne, lasciate indietro da ogni governo — strade dissestate, nessun investimento pubblico, un’area famosa per le vendette di sangue e politici completamente all’oscuro di ciò che vi accade.
Poco più di un anno dopo, però, lo scorso 14 giugno, ha deciso di lasciare il Partito socialista. Cosa l’ha delusa?
Credevo davvero nell’ingresso della nuova generazione; le persone apprezzavano il mio modo genuino di fare le cose e volevano che lo portassi anche in politica.
Considero l’ambiente l’essenza del mio essere politico
Ci ho provato, con alcune iniziative sull’ambiente, e ho visto che non erano affatto benvenute. Ho visto che la politica di distruzione ambientale diventava sempre più frequente e aggressiva, e ho capito che stavo servendo l’opposto di ciò in cui credo, di ciò per cui ho lavorato, di come ho costruito la mia figura pubblica e la mia carriera.
Ho deciso che non posso appartenere a un gruppo che fa leggi e politiche per una ristrettissima cerchia di interessi distruggendo l’ambiente. E ho capito che non riguarda solo il nord dell’Albania: è un piano ben congegnato per tutto il paese.
Considero l’ambiente l’essenza del mio essere politico. Questa è l’unica Albania che abbiamo: non possiamo permettere errori gravi i cui danni non si possono annullare.
Così ha lasciato il partito, ma non si è dimessa da deputata.
La Costituzione mi permette di mantenere il mandato come deputata indipendente.
Ho annunciato tutto pubblicamente, solo attraverso i social media, senza alcun contatto preventivo con i vertici del partito. Non volevo permettere alcuna interazione privata che potesse cercare di farmi cambiare idea o convincermi a rinunciare al mandato.
I giorni successivi sono stati pieni di pressioni e tensione. Ho spento il telefono perché stava impazzendo — è buffo, quella settimana la maggior parte dei titoli dei media era “ha il telefono spento, dov’è Marjana?”. Avevo semplicemente bisogno di un po’ di tempo per me.
Ci sono state pressioni dal partito e dai deputati perché rinunciassi al mandato, e centinaia di profili troll anonimi online che mi insultavano e molestavano.
Ma la mia decisione era ben ponderata. Sono fermamente decisa a passare i prossimi tre anni da deputata indipendente. Sto lavorando a una piattaforma pubblica per la mia attività, con l’ambiente al centro, su come rendere l’Albania un paese più vivibile.
Lei stessa lavora nel turismo: che tipo di turismo augura all’Albania?
Penso che l’Albania sia un esempio perfetto di come si possa sviluppare un turismo sostenibile senza danneggiare la natura e rispettando profondamente le comunità. È un paese piccolo ma con un’enorme diversità — cultura, etnografia, folklore, la bellezza della natura e delle montagne — e tutti questi potenziali potrebbero formare una rete per proteggere e promuovere la nostra identità, per offrire ciò che siamo.
Invece stiamo distruggendo ciò che siamo, realizzando progetti che si potrebbero trovare ovunque, alle Maldive come in Giamaica. Non abbiamo bisogno di essere una copia qualsiasi di altri paesi. E abbiamo bisogno di un’Albania sviluppata prima di tutto per la sua gente.
Ha partecipato alle proteste iniziate a fine maggio, insieme a molti suoi coetanei. Cosa vogliono i giovani albanesi per il futuro del loro paese?
Questa protesta è il più bel manifesto civico che io abbia mai visto — e, credo, che l’Europa abbia visto di recente. Mi rende orgogliosa di appartenere a questa giovane generazione.
Vediamo le cose in modo completamente diverso dalla generazione dei nostri genitori. Per me è una rivoluzione di energia — bella, creativa e molto consapevole di chi siamo e di chi vogliamo che siano il nostro paese e la nostra società. Ha già ottenuto alcune piccole vittorie e non credo che si fermerà, perché le sue ambizioni sono enormi.
Ciò che la giovane generazione vuole è un’Albania in cui si possa vivere con dignità, in cui la propria energia possa essere messa a frutto a casa senza dover fuggire altrove. La maggior parte degli albanesi che vivono all’estero ha la testa rivolta a casa, ai genitori rimasti soli e ai fratelli più piccoli. Questa generazione sta finalmente agendo perché l’Albania sia un posto in cui vivere davvero, e non solo un posto di cui vivere.
L’Albania sta negoziando l’adesione all’Unione europea, quindi in questo momento Bruxelles ha una certa leva. È soddisfatta della reazione delle istituzioni europee finora?
Dopo le dimissioni ho trascorso una settimana a Bruxelles, invitata da alcuni europarlamentari a parlare della protesta, e ho avuto incontri piuttosto intensi con eurodeputati di diverse famiglie politiche.
Ciò su cui ho insistito di più è che il processo di integrazione europea non deve ridursi a una mossa geopolitica o a un esercizio burocratico di caselle da spuntare: deve essere più inclusivo. La società albanese condivide i valori dell’Unione europea — ma questo non significa che sosteniamo il nostro governo, la nostra élite politica o il nostro Primo ministro.
Se il 92% degli albanesi è fortemente europeista, è perché per noi l’integrazione nell’Ue è la più forte garanzia di una democrazia migliore, di trasparenza, responsabilità e stato di diritto. È importante che l’Ue costruisca legami diretti con la nostra società e con la società civile, per avere un vero riscontro su come le riforme vengono effettivamente attuate — attraverso le persone, e non attraverso chi è al potere, che usa il processo europeo proprio per restare al potere. Ogni capitolo andrebbe monitorato da vicino nella sua attuazione concreta, non solo nei rapporti delle amministrazioni ministeriali.
Ha accennato al lancio di una nuova piattaforma pubblica. Quali sono i suoi piani politici da qui al prossimo anno?
Sono l’unica deputata indipendente e la più giovane del parlamento. Essere indipendente ti limita per certi versi, ma ti dà un orizzonte quasi infinito su quanto puoi far sentire la tua voce.
Sarò un’opposizione critica e molto determinata, al servizio del bene pubblico e degli interessi dei cittadini — libera di votare o non votare, e di alzare la voce in parlamento e in tutte le nostre istituzioni.
Questo non significa che sono sola: in politica non si è mai soli. Io sono tanti, e lungo la strada saremo di più — persone che la pensano come me, che giudicheranno giuste le mie azioni, che si avvicineranno e si uniranno alla mia piattaforma e alle mie idee. Il tempo dirà, e il tempo giudicherà se ciò che sto facendo è giusto — e se sono fatta per la politica.
Più che mai sono determinata a proseguire il mio percorso politico, perché servono voci critiche, dentro o fuori dai partiti, soprattutto dalla giovane generazione: abbiamo un’idea diversa di come funziona davvero la democrazia e di come la nostra società può migliorare.
Quindi sono molto entusiasta e ottimista sul mio futuro politico — senza partito, sola in termini di appartenenza politica, ma con idee, credo, molto feconde su come rendere il nostro paese un posto più vivibile per tutte le generazioni, soprattutto per la più giovane.
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