Kosovo, rabbia e delusione per la condanna dei leader UÇK
L’ex presidente del Kosovo e uno dei leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK) Hashim Thaçi è stato condannato in primo grado per crimini di guerra dalle Camere specializzate del Kosovo, insieme a lui altri tre leader UÇK, Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi. A Pristina la sentenza ha suscitato rabbia e delusione

Hashim Thaçi in tribunale – Foto Camere specializzate del Kosovo
Hashim Thaçi in tribunale © Foto Kosovo Specialist Chambers & Specialist Prosecutor's Office
L’ex presidente ed esponente di spicco dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK), Hashim Thaçi, insieme a Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi, è stato riconosciuto colpevole dalle Camere specializzate del Kosovo di crimini di guerra commessi tra l’aprile 1998 e il 20 giugno 1999.
Nella sentenza pronunciata mercoledì 16 settembre dal giudice presidente Charles Smith III, Thaçi è stato condannato a 25 anni di carcere, Krasniqi a 25 anni, Veseli a 18 anni e Selimi a 13. I sei anni già trascorsi in detenzione preventiva saranno computati nella pena complessiva.
Sebbene la responsabilità delle loro azioni rimanga individuale e personale, come sottolineato dal giudice Smith, il Collegio giudicante ha ritenuto che gli imputati abbiano agito congiuntamente per perseguire l’indipendenza del Kosovo e il controllo istituzionale sul Paese. Il Collegio ha stabilito che avevano instaurato un sistema per attuare un disegno criminale comune, che prevedeva l’istituzione di centri di detenzione e l’assegnazione di ruoli specifici a strutture quali la polizia militare, i servizi di intelligence e le unità speciali.
“Il Collegio giudicante ha ritenuto che l’esistenza del disegno criminale comune fosse suffragata da diversi fattori, in particolare: il prendere di mira e l’uccisione, già nel periodo pre-bellico, di albanesi sospettati di collaborazionismo e di serbi etnici considerati nemici, criminali o occupanti, nonché l’uso di comunicati per rivendicare tali attacchi e omicidi; il fatto di aver continuato a prendere di mira albanesi, serbi e altri soggetti durante il conflitto per le medesime ragioni; l’utilizzo di comunicati e dichiarazioni politiche durante la guerra per rivendicare ‘misure punitive’ e per avvertire e minacciare altri oppositori”, si legge nella sintesi della sentenza.
I quattro ex leader UÇKsono stati riconosciuti colpevoli di quattro capi d’accusa per crimini di guerra: arresto e detenzione illegali o arbitrari, trattamenti crudeli, tortura e omicidio.
Riguardo all’arresto e alla detenzione illegali o arbitrari, il Collegio giudicante ha stabilito che, tra l’aprile 1998 e il 20 giugno 1999, almeno 385 persone furono private della libertà da membri dell’UÇK in centri di detenzione controllati dall’organizzazione stessa, situati in diversi comuni del Kosovo e in alcune località dell’Albania settentrionale. Molte di esse erano accusate di essere “collaborazionisti dei serbi”, “collaborazionisti”, “spie”, “traditori” o simili.
In relazione ai trattamenti crudeli e alla tortura, il Collegio ha accertato che, nello stesso periodo, 348 persone subirono trattamenti crudeli e, tra queste, 303 furono torturate. La sentenza afferma che molti membri dell’UÇK coinvolti nella detenzione maltrattarono fisicamente i detenuti.
“Le persone prese di mira dall’UÇK rientravano in diverse categorie, tra cui: (i) membri e rappresentanti di altre forze politiche o militari, o persone a esse associate, in particolare LDK e FARK, che non avevano completamente rinunciato alla propria lealtà verso tali organizzazioni; (ii) persone sospettate di legami con le autorità della RFJ o serbe; e (iii) appartenenti a minoranze etniche, inclusi numerosi rom e serbi”, ha dichiarato il giudice Smith durante la lettura della sintesi della sentenza.
Il Collegio giudicante ha inoltre concluso che, tra l’aprile 1998 e il 20 giugno 1999, membri dell’UÇK commisero intenzionalmente atti o omissioni che portarono alla morte di almeno 96 persone non coinvolte attivamente nelle ostilità, in 12 comuni del Kosovo e in una località dell’Albania settentrionale.
La responsabilità di ciascun imputato e le motivazioni alla base delle condanne
Sebbene il giudice abbia affermato che tali atti, tra cui il maltrattamento e la tortura di oltre 300 detenuti e l’uccisione di 96 persone, furono commessi da membri dell’UÇK (senza menzionare esplicitamente i quattro imputati in quel passaggio), ha successivamente collegato la colpevolezza degli imputati alle posizioni e al potere da essi detenuti nel periodo oggetto delle accuse.
È stato accertato che l’ex presidente del Kosovo Hashim Thaçi, in qualità di membro dello Stato Maggiore dell’UÇK nonché capo della sua Direzione politica, ha svolto un ruolo chiave nella creazione e nell’attuazione del cosiddetto “scopo criminale comune”.
“A tal proposito, il Collegio giudicante ha stabilito che la Direzione politica deteneva un’autorità quasi esclusiva sulle decisioni politiche dell’UÇK ed elaborava la visione politica dell’organizzazione, rendendola pubblica”, si legge nella sintesi della sentenza.
Secondo la sentenza, Thaçi ha preso parte a crimini quali l’arresto, la detenzione e l’interrogatorio di 13 parlamentari nei villaggi di Qirez e Baicë, nonché l’arresto, la detenzione, il trasferimento e l’uccisione illegittimi di Behajdin Allaqi, ed era a conoscenza di arresti e detenzioni di diverse altre persone.
Kadri Veseli, in qualità di capo della Direzione dell’Intelligence, era responsabile delle attività di intelligence che comportavano l’identificazione e il monitoraggio di persone sospettate di essere collaborazionisti.
Secondo la sentenza, Veseli è stato coinvolto nell’attuazione della “guerra speciale” dello Stato Maggiore, nell’identificazione e nel prendere di mira gli oppositori, nonché in crimini quali l’arresto, la detenzione, il trasferimento e l’uccisione illegittimi di Behajdin Allaqi e l’arresto, la detenzione, il trasferimento e il rilascio di un altro detenuto dell’UÇK.
Analogamente, per quanto riguarda Krasniqi, il Collegio giudicante ha stabilito che ha sfruttato il suo ruolo di membro della Direzione politica e portavoce dell’UCK per formulare e attuare la politica volta a colpire gli oppositori.
La posizione di Rexhep Selimi è stata valutata in modo leggermente diverso per quanto riguarda l’autorità esercitata sugli altri membri dell’UÇK. Selimi ricopriva la carica di Ispettore generale dell’UÇK. Tuttavia, il Collegio giudicante ha rilevato che non è intervenuto per porre fine ai maltrattamenti e agli atti criminali commessi da altri membri dell’UÇK.
“Nello specifico, il signor Selimi ha partecipato all’arresto e alla detenzione dei 13 parlamentari a Qirez ed è stato presente in diversi luoghi in cui sono stati commessi i crimini contestati nell’atto di accusa”, si legge nella sintesi della sentenza.
Il Collegio giudicante ha respinto la tesi dell’accusa secondo cui sussisteva il requisito di un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile; di conseguenza, i quattro membri dell’UÇK sono stati assolti dalle accuse di crimini contro l’umanità.
In Kosovo crescono rabbia e delusione
All’Aja, la sentenza è stata seguita dal ministro degli Esteri del Kosovo, Glauk Konjufca.
“Una decisione triste, ingiusta e immeritata per i quattro leader dell’UÇK. È davvero qualcosa che causerà gravi danni al Kosovo”, ha dichiarato ai giornalisti pochi minuti dopo la conclusione dell’udienza.
A Pristina, da giorni la popolazione esponeva conti alla rovescia, in attesa del ritorno a casa dei quattro leader dell’UÇK, pensando ad una loro assoluzione da ogni accusa. Decine di persone hanno seguito la sentenza in diretta televisiva in piazza Skanderbeg, a Pristina.
Il Kosovo ha istituito le Camere specializzate nel 2015, a seguito di forti pressioni da parte dell’Occidente (in particolare dell’UE e degli USA) attraverso emendamenti costituzionali e l’adozione di una legge speciale; tale iniziativa non riguardava solo gli albanesi, ma anche le forze serbe.
“In una giornata come questa, il peso di questa decisione non può essere scisso dalla storia che abbiamo vissuto. Il Kosovo ha subito la violenza di un apparato statale che ha ucciso civili, compiuto massacri, espulso dalle loro case centinaia di migliaia di albanesi e lasciato dietro di sé migliaia di morti e dispersi”, ha dichiarato la presidente ad interim Albulena Haxhiu commentando l’evento.
Analogamente, decine di albanesi del Kosovo si sono recati all’Aja per festeggiare quella che credevano sarebbe stata la liberazione dei quattro leader. Le Camere specializzate hanno confermato a OBCT che 64 giornalisti in rappresentanza di 51 testate si sono accreditati per seguire l’udienza finale all’Aja, tra cui 15 organi di informazione provenienti dal Kosovo.
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