Golpe in Turchia 2016: Şakiro, l’intellettuale dell’est
A dieci anni dal tentato golpe in Turchia del 2016, abbiamo raccolto quattro testimonianze dal paese. 48 anni, dall’est della Turchia a maggioranza curda, “Şakiro” lavora nel suo centro culturale, ma parlando del tentato golpe di dieci anni fa preferisce l’anonimato: “C’è sufficiente libertà per raccontare questa storia? No”

La città di Hakkâri, Colemêrg in curdo, nel sud est della Turchia (D.Bettoni)
La città di Hakkâri, Colemêrg in curdo, nel sud est della Turchia - D. Bettoni
“Stavo tornando a casa dal lavoro, quando ho sentito la notizia per la prima volta. Erano circa le 22-23 di sera. Incrociai militari che venivano dalla direzione opposta rispetto a dove stavo andando. Carri armati, veicoli blindati e così via. Sul momento non capii. C’è un piccolo negozio proprio accanto a casa mia. Mi fermai lì per comprare delle sigarette, e vidi la notizia sul televisore del negozio. Torni a casa e guardai il telegiornale per qualche ora. Non ricordo i colpi di stato precedenti, ma sono stati girati molti film, condivise molte informazioni, celebrati molti processi. Sappiamo com’è un colpo di stato, tutti in questo paese lo sanno. Ho capito che non era un vero colpo di stato, sono andato a letto e quella notte ho dormito tranquillamente”.
Şakiro (nome di fantasia per proteggere la sua identità) è un uomo di 48 anni che vive in una città dell’est della Turchia. Dopo aver chiuso la sua casa editrice, lavora in un centro culturale privato, aperto da lui stesso, dove insegna musica, teatro e letteratura.
“Qualche giorno dopo, tutto è diventato chiaro, sono stati fatti discorsi, prese decisioni. Ci chiedevamo ‘Noi saremo coinvolti?’, avrebbero denunciato anche noi? Tutti erano in uno stato di paura e panico. Le persone hanno iniziato ad essere licenziate dal proprio lavoro, prima gli insegnanti, perché Fethullah Gülen aveva creato la propria rete attraverso il sistema educativo. Ha formato tutti gli studenti, ha educato i poveri che non avevano soldi, e dopo averli educati li ha messi al proprio servizio: sono diventati medici, giudici, procuratori, avvocati, soldati. Dopo essere state licenziate, queste persone sono state portate in tribunale. Tutti quelli che si sono allineati al governo sono tornati a lavorare. Il governo e i gulenisti hanno combattuto tra loro, una parte ha vinto, l’altra ha perso, e a quel punto tutti sapevamo cosa sarebbe successo dopo”.
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Secondo le narrazioni dominanti e governative, Gülen è ritenuto il mandante del tentativo di colpo di Stato attraverso la sua organizzazione, chiamata Hizmet (servizio) o, con tono più negativo, Cemaat (congregazione). Una narrazione ancora oggi molto divisiva in Turchia. In seguito al tentativo di colpo di stato, il governo ha attuato epurazioni su larga scala per sradicare i seguaci di Gülen, così come molte altre opposizioni. Gülen è morto in esilio in Pennsylvania, negli Stati Uniti, nel 2024, all’età di 83 anni.
“Penso che le epurazioni fossero state pianificate in anticipo. Non era possibile preparare tante liste di proscrizione in così poco tempo. Queste cose devono essere preparate in anticipo. La cosa interessante qui è che più dei membri dell’organizzazione di Gülen, le persone colpite più duramente dal colpo di Stato sono i curdi: quelli che non nascondevano la propria identità e il proprio orientamento politico. In questa città, non potevi camminare per strada, tutte le attività delle organizzazioni della società civile furono sospese, le manifestazioni e le marce proibite. Sono passati dieci anni, ma abbiamo ancora molti amici che non sono potuti tornare a lavorare, altri ancora in prigione, la città è governata con leggi di emergenza. Lo Stato può fare ciò che vuole, questo è tutto ciò che posso dire”.
Le regole dell’OHAL (Stato di Emergenza) sono state attuate dopo il tentativo di colpo di Stato di luglio 2016. Inizialmente per tre mesi, poi ripetutamente prorogate ogni tre mesi per due anni interi, e infine scadute nel luglio 2018. Ma non nell’Est.
“Ora la storia ufficiale è che, dopo il fallito tentativo di colpo di stato, la nostra nazione è finalmente unita, il popolo ha salvato il nostro stato. Quelli che sono morti vengono ricordati come martiri, quelli che sono rimasti feriti e sono sopravvissuti sono stati in qualche modo inseriti nei ranghi dello stato, sostenuti, gli venne dato un lavoro. Ora, loro sono lo Stato”.
L’unità è diventata la parola chiave della narrazione ufficiale dello Stato, riassunta nel nome ufficiale della festività nazionale: 15 luglio, Giornata della Democrazia e dell’Unità Nazionale.
“Nel mio campo, nessun artista di opposizione è sostenuto dalle istituzioni. La costituzione dice: “Lo Stato protegge l’arte e l’artista”, ma nulla di tutto questo è stato realizzato. Coloro che ne hanno beneficiato sono stati quelli che si sono schierati con il sistema e il governo, sventolando bandiere ai comizi politici. Hanno tratto grandi vantaggi, si sono arricchiti molto e in fretta.
Nessun artista fuori da questi circoli, chi diceva ciò che pensava, chi vedeva i difetti e si sforzava di correggerli, ha trovato alcun sostegno. In questo modo, hanno controllato la narrazione del colpo di Stato, perché questa narrazione non è solo sulla stampa: è nei teatri, al cinema. C’è sufficiente libertà per raccontare questa storia? No. Com’è possibile parlare di unità?
Nel frattempo, il governo è diventato lo Stato. Il sistema presidenziale è un regime di un solo uomo, l’intero Stato è caduto nelle mani di una sola persona, che non può essere messa in discussione, supervisionata, né chiamata a rispondere. Qualsiasi cosa lui pensi è diventato lo standard per ciò che i restanti 85 milioni di cittadini dovrebbero dire.
Come curdi, sappiamo bene come funziona. Guardate la fondazione di questo paese: i turchi non lo hanno fatto da soli, anche i curdi hanno compiuto grandi imprese, poi tutti sono spariti, ricordati nella storia ufficiale come turchi. C’è una storia su Karayilan, Serpente Nero, che nei giorni della guerra d’indipendenza combattè contro i britannici. Karayilan è curdo, ma nella storia ufficiale il Serpente Nero è diventato turco. Ci sono innumerevoli storie così. Questo paese li ha ignorati, li ha mandati in esilio, li ha giustiziati. È per questo che ci sono state 29 rivolte curde nella storia di questo paese e la lotta continua: nella cultura, nelle arti, nella lingua”.
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