Von der Leyen nel Caucaso, sempre più importante per l’Unione europea

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha visitato Azerbaijan e Armenia a inizio luglio. Sul tavolo investimenti infrastrutturali ed energetici, ma anche nuovi scenari geopolitici, dopo la pace tra Baku e Erevan e la crisi dei rapporti tra Unione Europea e Georgia

17/07/2026, Luna De Bartolo
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente azero Ilham Aliyev Ā© European Union, 2026, CC BY 4.0

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente azero Ilham Aliyev Ā© European Union, 2026, CC BY 4.0

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente azero Ilham Aliyev Ā© European Union, 2026, CC BY 4.0

ƈ un tour nel Caucaso meridionale che riflette la nuova centralitƠ della regione nei calcoli strategici di Bruxelles. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha fatto tappa il primo luglio in Azerbaijan e il giorno successivo in Armenia, annunciando iniziative di sostegno e cooperazione in una fase di ridefinizione delle rotte commerciali ed energetiche euroasiatiche.

In Azerbaijan, la prima volta dal 2022

La sua ultima visita nella capitale azera risaliva al 2022. All’indomani dell’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’obiettivo di Bruxelles era ridurre la dipendenza dalle forniture russe: von der Leyen volò a Baku per firmare un memorandum d’intesa che impegnava l’Azerbaijan ad aumentare progressivamente le esportazioni di gas verso l’Europa, fino a raggiungere almeno 20 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2027.

Nonostante i volumi restino ancora ben al di sotto di quella soglia – le strozzature infrastrutturali e i limiti nella capacitĆ  estrattiva necessiterebbero di ingenti investimenti – le forniture attraverso il Corridoio meridionale del gas rappresentano un tassello importante della strategia Ue di diversificazione delle fonti di approvvigionamento, costituendo una quota significativa dei consumi di gas in Italia e in diversi Paesi dell’Europa sudorientale.

Un altro elemento ĆØ il Green Corridor, un progetto – lanciato anch’esso nel 2022 – che, oltre all’Azerbaijan, coinvolge la Georgia, la Romania e l’Ungheria e prevede la realizzazione, entro la fine del decennio, di un cavo sottomarino attraverso il mar Nero per trasportare verso l’Ue energia elettrica da fonti rinnovabili. Un’infrastruttura che potrebbe, in prospettiva, estendersi anche ai Paesi centroasiatici, in particolare al Kazakhstan.

Il Caucaso meridionale, nuova via tra Europa e Asia

Il protrarsi del conflitto russo-ucraino, le prospettive di normalizzazione delle relazioni di Erevan con Baku e Ankara – che potrebbero tradursi nella riapertura di frontiere chiuse da decenni – e il peggioramento del quadro di sicurezza in Medio Oriente stanno ridefinendo il ruolo del Caucaso meridionale come snodo chiave tra Europa e Asia mentre la direttrice settentrionale attraverso la Russia ĆØ compromessa e le rotte meridionali risultano assai vulnerabili.

Lo sviluppo del Corridoio di mezzo – rete di ferrovie, porti e rotte marittime in grado di collegare l’Asia centrale, ricca di risorse energetiche e minerarie, all’Europa attraverso il mar Caspio, il Caucaso meridionale e, quindi, il mar Nero o la Turchia – sta diventando una prioritĆ  per Bruxelles: non più una via alternativa, ma un’infrastruttura fondamentale per rafforzare la connettivitĆ  euroasiatica, la diversificazione energetica, la sicurezza delle catene di approvvigionamento e l’accesso alle materie prime critiche.

Al momento, il Corridoio di mezzo assorbe tuttavia una frazione minima dei volumi commerciali globali. I porti sul mar Nero e sul Caspio, cosƬ come le ferrovie lungo la rotta non dispongono di capacitƠ sufficienti a sostenere un aumento rilevante dei flussi. Per trasformarlo in opzione realmente competitiva sono essenziali investimenti massicci nel potenziamento delle reti di collegamento, nella digitalizzazione delle procedure doganali e nel coordinamento tra i Paesi attraversati.

In questa prospettiva si inseriscono i fondi annunciati da von der Leyen a Baku: fino a 200 milioni di euro in sovvenzioni nell’ambito della strategia Global Gateway, con l’obiettivo dichiarato di mobilitare fino a 2 miliardi di investimenti pubblici e privati per la connettivitĆ  nel Caucaso meridionale.

Nuovi scenari, dopo la pace tra Armenia e Azerbaijan

Nelle intenzioni di Bruxelles, tali investimenti dovrebbero aiutare a consolidare il processo di pace tra Baku e Erevan e la stabilitĆ  della regione. L’intesa raggiunta a Washington nell’agosto del 2025 tra il presidente azero Ilham Aliyev e il premier armeno Nikol Pashinyan, con la mediazione della Casa Bianca, sebbene ancora in assenza di un trattato complessivo, ha inaugurato una fase inedita nei rapporti tra i due Paesi dopo oltre un trentennio di ostilitĆ , incentrata sulla Rotta di Trump per la pace e la prosperitĆ  internazionale (Tripp): un collegamento infrastrutturale tra l’Azerbaijan e la sua exclave del Nakhichevan attraverso il territorio armeno, concepito come un asse strategico del Corridoio di mezzo.

Persistono però questioni irrisolte, dalla firma del trattato di pace alla delimitazione dei confini, all’apertura più ampia delle comunicazioni regionali e alle garanzie di sicurezza per gli abitanti delle aree di frontiera. Proprio a sostegno di questi ultimi, durante la sua visita a Baku von der Leyen ha presentato un pacchetto da 20 milioni di euro destinato a interventi nei settori della sanitĆ , dello sminamento e dello sviluppo economico locale che mirano – ha affermato la leader Ue – a ā€œrendere i benefici della pace visibili e tangibili nella vita quotidiana delle personeā€.

Armenia-Russia, rapporti sempre più tesi

A Erevan – dove ĆØ volata direttamente da Baku, in un tour che per la prima volta ha incluso entrambe le capitali – von der Leyen mancava da meno di due mesi. All’inizio di maggio, lƬ si era svolto il vertice della ComunitĆ  politica europea, seguito, il giorno dopo, dal summit Ue-Armenia: eventi simbolo dell’avvicinamento a Bruxelles di un Paese che sta cercando nuovi partner per ridurre la dipendenza da Mosca, con cui i rapporti si sono incrinati dopo il mancato sostegno nelle fasi più recenti e decisive delle ostilitĆ  con l’Azerbaijan.

A ridosso delle elezioni parlamentari che si sono tenute in Armenia il 7 giugno, il Cremlino ha abbandonato l’approccio cauto mantenuto fino a quel momento e paventato per Erevan uno ā€œscenario ucrainoā€ nel caso in cui dovesse approfondire i legami con Bruxelles, invitando le autoritĆ  a convocare un referendum affinchĆ© i cittadini possano scegliere tra il mantenimento dell’appartenenza all’Unione economica euroasiatica, il mercato comune promosso da Mosca, e un’eventuale, seppur remota, prospettiva di adesione all’Ue.

Erevan ĆØ stata quindi colpita dall’introduzione di restrizioni draconiane alle esportazioni verso la Russia – che assorbe oltre un terzo della quota complessiva – e Mosca ha persino minacciato di interrompere le forniture di gas, da cui dipende quasi interamente. Nemmeno la vittoria di Pashinyan ha segnato un ritorno del Cremlino al pragmatismo: restano in vigore le limitazioni su una lunga serie di prodotti, dall’ortofrutta alle bevande, fino ai fiori.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier armeno Nikol Pashinyan Ā© European Union, 2026, CC BY 4.0

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il premier armeno Nikol Pashinyan Ā© European Union, 2026, CC BY 4.0

ƈ in questo contesto che, durante la visita a Erevan, von der Leyen ha annunciato l’introduzione delle cosiddette Autonomous Trade Measures, che garantiranno su base temporanea un accesso agevolato al mercato Ue: circa l’80 per cento delle esportazioni armene beneficerĆ  della sospensione dei dazi, dei contingenti tariffari e delle misure di difesa commerciale. Una decisione dalla forte valenza politica che, pur non potendo in alcun modo compensare il peso degli scambi con Mosca, aiuterĆ  a contenere le ricadute e a porre le basi per una progressiva diversificazione commerciale.

Le misure si aggiungono ai 52 milioni di euro giĆ  approvati dalla Commissione, destinati a sostenere i produttori nella ricerca di sbocchi alternativi. In conferenza stampa congiunta con Pashinyan, von der Leyen ha definito ā€œimpressionantiā€ i progressi compiuti da Erevan verso la liberalizzazione dei visti per l’ingresso nell’Ue. Il premier armeno si ĆØ detto fiducioso che il Paese possa ottenere il regime di esenzione ā€œentro il 2029ā€.

Von der Leyen non visita la Georgia

Grande assente dal tour di von der Leyen ĆØ la Georgia, unica candidata all’adesione all’Ue della regione e, almeno per ora, passaggio obbligato di ogni infrastruttura diretta verso l’Europa: dalla ferrovia Baku-Tbilisi-Kars all’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan, fino al gasdotto del Caucaso meridionale – la prima tratta del Corridoio meridionale del gas – e al futuro cavo elettrico sottomarino del mar Nero.

Le relazioni tra Bruxelles e le autoritĆ  georgiane si sono seriamente deteriorate a seguito dell’arretramento democratico e del congelamento del percorso europeo di Tbilisi. Se la Commissione ha chiuso entrambi gli occhi davanti alle flagranti violazioni dei diritti fondamentali in Azerbaijan, con cui ha costruito un rapporto essenzialmente transazionale, non ha invece tollerato il cambio di rotta di un Paese candidato all’adesione che ha disatteso gli impegni assunti.

L’Ue, anche alla luce di legami opachi con Mosca, non considera più Tbilisi un partner affidabile, mentre reputa Baku un attore che persegue una politica estera autonoma e con cui ĆØ possibile intrattenere una cooperazione fondata su interessi convergenti.

La Georgia, in posizione strategica

La Georgia ĆØ stata tagliata fuori anche dall’iniziativa statunitense volta a sviluppare Tripp, progetto che, se portato a termine, doterebbe il Corridoio di mezzo di una nuova direttrice che priverebbe Tbilisi dell’attuale monopolio sul transito. Tuttavia, anche in questo scenario il suo ruolo rimarrebbe essenziale per garantire la resilienza dell’intera rotta.

E non sorprende che lo scorso aprile, in audizione al parlamento europeo, la commissaria per l’Allargamento Marta Kos abbia affermato che ā€œnon ĆØ possibile parlare di una reale strategia di connettivitĆ  senza la Georgiaā€. Il nodo però resta: se Tbilisi punta a un ā€œresetā€ dei rapporti, nella convinzione che la rilevanza del Paese renderĆ  inevitabile un suo rinnovato coinvolgimento, Bruxelles non arretra sulle condizionalitĆ  politiche.

Un’ulteriore criticitĆ  riguarda i lunghi tempi di realizzazione e di ampliamento delle infrastrutture, che mal si conciliano con la necessitĆ  di ridurre la vulnerabilitĆ  dei Paesi della regione rispetto alle leve di pressione del Cremlino, particolarmente evidenti nel caso di Erevan. I 2 miliardi potenzialmente mobilitati nell’ambito del Global Gateway rappresentano inoltre soltanto una frazione degli investimenti necessari per sviluppare adeguatamente i collegamenti.

Incognite regionali

Infine, il futuro del Caucaso meridionale come snodo chiave tra Asia e Europa dipenderĆ  soprattutto dal consolidamento di un quadro regionale stabile. Il processo di pace tra Baku e Erevan ĆØ ancora nelle fasi iniziali e finora rimasto circoscritto alle leadership politiche, con una partecipazione limitata delle rispettive societĆ .

I fattori di rischio che potrebbero rallentare o persino compromettere i progetti di connettivitĆ  che interessano i due Paesi e, più in generale, l’intero percorso di normalizzazione sono molteplici, a partire dall’evoluzione del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Bruxelles può sostenere l’integrazione economica e lo sviluppo dei collegamenti, ma non offrire garanzie di sicurezza.

In un contesto in cui le infrastrutture e la geopolitica sono intimamente intrecciate, la capacitĆ  di Azerbaijan, Armenia e Georgia di mantenere un equilibrio nelle relazioni con gli attori più assertivi – Mosca, Washington, Ankara e Teheran – sarĆ  determinante.


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