La strada del vino moldavo verso l’Ue

Il vino in Moldova è  una delle principali voci di export verso l’Ue. Con l’embargo russo del 2006 e con il nuovo corso del paese, la Moldova si è sempre più orientata verso il mercato UE. Abbiamo intervistato Margherita Gobbat, ricercatrice al Research Center for East European Studies (FSO) all’Università di Brema, Germania, e al Center for Social Sciences (CSS), Georgia

Bottiglie di vino della Moldova - Foto © Alexandru Panis/Shutterstock

Bottiglie di vino della Moldova

Bottiglie di vino della Moldova - Foto © Alexandru Panis/Shutterstock

Ti sei occupata di vino in Moldova, perché?

Mi sono occupata del settore vinicolo in Moldova, insieme alla Georgia, come caso di studio per analizzare gli effetti dell’europeizzazione e il rapporto tra normative europee e pratiche informali locali nel settore vinicolo. Mi interessava capire se e come le regolamentazioni europee sul vino possano entrare in contrasto con pratiche tradizionali di produzione.

Il settore vinicolo rappresenta un caso particolarmente interessante perché non costituisce soltanto una fonte di occupazione diretta e indiretta, ma possiede una forte rilevanza culturale e sociale in un paese candidato all’UE. In Moldova le celebrazioni della Festa del Vino a Chișinău e a Comrat (in Gagauzia) mostrano come il vino venga utilizzato anche come simbolo nazionale e strumento di coesione tra le diverse comunità del Paese. Pertanto, è importante anche considerare il suo aspetto identitario e gli influssi del mercato europeo sull’identità dei produttori, in un settore economicamente fondamentale, in crescita e in trasformazione. 

Quali sono i mercati europei della Moldova? 

Il vino è una delle principali voci dell’export moldavo verso l’UE, con il circa 60% esportato, il che ne evidenzia la rilevanza economica e sociale.  Una grossa parte viene esportata in Romania, con un valore superiore al 33%. I “fratelli” romeni conoscono il prodotto; anche in Romania vengono coltivati alcuni degli stessi vitigni e vi sono molti legami familiari e amicali tra le due sponde del Prut. Inoltre, commerciare è più semplice grazie alla lingua comune. Molti produttori utilizzano anche la Romania come hub logistico per riesportare più velocemente il vino verso altri paesi europei, dato che una volta attraversata le frontiere comunitarie spedire il vino diventa più semplice ed economico.

Anche la Polonia rappresenta un mercato importante; il terzo Paese per export di vino moldavo in valore assoluto, dopo Romania e Bielorussia. Anche la Repubblica Ceca è tra i mercati rilevanti. In questi Paesi il prodotto è apprezzato anche perché conosciuto e consumato durante il periodo socialista. Il vino moldavo riesce a raggiungere la grande distribuzione polacca e ceca facendosi apprezzare da un ampio gruppo di consumatori.

La Russia mantiene un embargo parziale sul vino moldavo dal 2006 per ragioni politiche e le sue importazioni non sono rilevanti da anni, ma probabilmente parte del vino continua a essere acquistata tramite canali indiretti, soprattutto Bielorussia e Georgia. Molti produttori intervistati sono coscienti dell’instabilità del mercato russo e non vogliono più associarsi a un paese che, storicamente, viene anche percepito come consumatore di vini non di alta qualità.

Margherita Gobbat (foto archivio privato)

Margherita Gobbat (foto archivio privato)

La Moldova esporta anche uva non trasformata?

Sì, uva da tavola. La Moldova può esportare circa 40.000 tonnellate all’anno verso l’UE senza dazi doganali; una volta superata la quota, si applicano invece i normali dazi di “nazione più favorita” (“Most Favoured Nation”).

Per quanto riguarda la materia prima destinata alla produzione di vino, il trasporto internazionale dell’uva fresca è molto complesso, perché è altamente deperibile durante tragitti lunghi. Dall’ottobre 2025, però, il succo d’uva da cui si ricava il mosto è stato completamente liberalizzato nei rapporti commerciali con l’UE e non è più soggetto a quote. Questo consente di esportare più facilmente materie prime trasformate e, di conseguenza, di produrre vino in Europa utilizzando mosto ottenuto da uve coltivate e raccolte in Moldova.

Nel caso dei Balcani la crisi del 2008 ha frenato molto le economie e l’export. Cosa è successo invece alla Moldova, e in particolare al suo settore vinicolo?

Anche la Moldova ha subito fortemente gli effetti della crisi economica del 2008, soprattutto a causa della dipendenza dalle rimesse degli emigrati, della fragilità strutturale dell’economia e della forte dipendenza dai mercati esterni. Tuttavia, per il settore vinicolo moldavo il vero momento di crisi e di svolta era iniziato già prima, con l’embargo russo del 2006 sul vino moldavo (paese che importava oltre l’80% del vino prima dell’embargo).

Quell’embargo ha costretto molti produttori a cercare nuovi mercati e a ripensare il proprio modello produttivo. Se inizialmente questo ha causato gravissime difficoltà economiche e sociali, molti operatori del settore lo descrivono oggi anche come una sorta di “nuovo inizio.” Nel lungo periodo l’embargo ha spinto parte del settore verso standard qualitativi più elevati, riduzione della dipendenza dal mercato russo, maggiore imbottigliamento, migliore valorizzazione del prodotto all’estero e progressiva diversificazione dei mercati di esportazione.

Credo sia interessante osservare anche come altri shock esterni come il COVID-19 e la guerra nella vicina Ucraina abbiano avuto un impatto negativo sul settore vinicolo moldavo. La pandemia ha ridotto il turismo enogastronomico, precedentemente in crescita, colpendo soprattutto ristorazione, enoteche ed esportazioni verso alcuni mercati. Successivamente, l’aggressione russa all’Ucraina ha creato ulteriori difficoltà: aumento dei prezzi delle materie prime, problemi logistici e forte crescita dei costi energetici. 

Nel caso dei Balcani, un report evidenzia che saranno soprattutto le grandi aziende ad avvantaggiarsi dell’ingresso nel mercato unico anche per la difficoltà di accollarsi i costi di adeguamento ai regolamenti europei. C’è una situazione simile in Moldova? 

In parte sì. Anche in Moldova le aziende più grandi e strutturate tendono ad avere maggiori possibilità di adattarsi ai regolamenti europei, dai requisiti fitosanitari fino agli standard tecnici e burocratici necessari per esportare nel mercato UE.

La firma dell’Accordo di libero scambio (AA/DCFTA) con l’UE nel 2014 ha segnato un passaggio fondamentale, aprendo a una maggiore liberalizzazione degli scambi, a condizione del rispetto delle norme e degli standard europei. Gli investimenti dell’UE rappresentano il principale motore dell’economia moldava e coprono circa l’80% dello stock totale di investimenti diretti esteri nel Paese. Tuttavia, in generale, il processo di adeguamento richiede tempo e i risultati degli ultimi anni sono stati misti, dipendono da settore a settore. Dal 2025 c’è stata una revisione del trattato di libero scambio con diminuzione ulteriore dei contingenti tariffari – in particolare nel settore agricolo – che dovrebbero favorire un aumento dell’import e dell’export verso l’UE.

Le aziende più grandi riescono più facilmente a sostenere i costi di certificazione, marketing, innovazione tecnologica e distribuzione internazionale. Questo è particolarmente importante in un settore come quello vitivinicolo, che presenta costi iniziali molto elevati: terra, macchinari, impianti, capacità di assumere lavoratori e anni di investimento prima di ottenere ritorni economici. Per i piccoli produttori, invece, questi costi possono essere molto più pesanti. 

Molti produttori, soprattutto piccoli agricoltori e piccole cantine, lamentano però che non sempre le istituzioni moldave, come l’Agenzia nazionale del vino moldavo, rappresentino veramente gli interessi di tutto il settore. Alcuni si chiedono se la promozione internazionale del vino moldavo favorisca soprattutto le grandi aziende già più forti, mentre per i piccoli produttori mancherebbero maggiori attività di marketing, corsi di formazione, sostegno alla distribuzione e accesso all’export. Dalle interviste è emerso che la principale necessità dei cantinieri è quella di aumentare le loro capacità di marketing, avere contatti stabili in UE e far conoscere il vino moldavo all’estero.

E riguardo alla carbon tax europea (CBAM)?

Il tema è ancora in fase di discussione pubblica e le questioni ambientali non rappresentano ancora una priorità nel dibattito politico moldavo. Naturalmente con il processo di integrazione in corso a tempo debito la Moldova dovrà adeguarsi anche alle CBAM e questo comporterà maggiori costi per le aziende. Per capirci, nel settore vinicolo, eventuali costi legati alla transizione ecologica riguarderebbero soprattutto i produttori più grandi e le aziende che utilizzano maggiormente materiali come vetro e plastica per l’imbottigliamento e il packaging. 

Nelle interviste che ho realizzato, il tema ambientale ed energetico è emerso soprattutto in relazione all’aumento dei costi dell’energia. Diversi intervistati hanno inoltre sottolineato come nel sud e sud-est della Moldova si stiano verificando sempre più frequentemente eventi atmosferici estremi che colpiscono direttamente l’agricoltura e il settore vinicolo. 

C’è preoccupazione a livello istituzionale sulle possibili conseguenze dell’integrazione nel mercato unico per chi non è abbastanza forte?

Il tema esiste, anche se nel discorso pubblico delle istituzioni moldave vengono spesso messi in evidenza solo gli aspetti positivi dell’integrazione europea. Va comunque sottolineato il grande sforzo compiuto negli ultimi anni sia dalle agenzie statali sia dai produttori per adottare tutte le riforme necessarie ad ottenere i certificati di conformità necessari per esportare nell’UE, partendo praticamente da un settore quasi distrutto dall’embargo russo.

Negli ultimi anni si osserva un cambiamento importante: diminuisce il volume totale esportato, ma aumenta il valore per unità esportata, segnale della crescita del settore premium e del vino imbottigliato rispetto al vino sfuso. Questo consente un maggiore valore aggiunto e un migliore posizionamento del prodotto nei mercati internazionali, anche se comporta costi di produzione, imbottigliamento e distribuzione più elevati soprattutto per i piccoli viticoltori.

Rimangono problemi strutturali molto seri: spopolamento, calo delle nascite, cambiamenti climatici, migrazione della forza lavoro e presenza diffusa di lavoro informale e sottopagato nel settore agricolo. Per questo motivo sarebbe necessario un approccio più complessivo e coordinato tra le istituzioni coinvolte nello sviluppo rurale ed economico del Paese. Alcune delle priorità dell’agenzia nazionale del vino moldavo sono la digitalizzazione dei processi di monitoraggio del settore, il reimpianto e la sostituzione dei vigneti più vecchi e il miglioramento della tracciabilità delle materie prime.

La presente intervista è stata realizzata nell'ambito del progetto "InteGraLe - Balcani occidentali e Trio a confronto: mercato unico, coesione e politica regionale per l’integrazione graduale nell’UE". Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica – Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.