Albania, quando volano i fenicotteri
Dalla caduta del comunismo, gli albanesi sono scesi in piazza per molte ragioni, mai prima d’ora per un fenicottero. Un commento sulle proteste in corso in Albania

La rivoluzione dei fenicotteri in Albania – foto di Erisa Kryeziu
La rivoluzione dei fenicotteri in Albania - foto di Erisa Kryeziu
La goccia che ha fatto traboccare il vaso: due lussuosi progetti immobiliari di Kushner e Trump lungo la costa meridionale: uno su un’ex isola militare e l’altro in una zona umida protetta che ospita uccelli migratori. Un’intervista a Ivanka Trump in versione Maria Antonietta e il pestaggio di un manifestante locale hanno esasperato l’opinione pubblica.
Lo scontento si è però accumulato nel corso degli anni, mentre gli albanesi assistevano alla distruzione delle bellezze naturali del paese a causa di accordi opachi che in genere avvantaggiano una piccola élite affaristica e politica.
“Non stiamo solo difendendo l’ambiente”, ha detto un’organizzatrice della protesta. “Stiamo difendendo i nostri processi democratici”.
Il progetto di Kushner e Trump in sé non è il problema, hanno spiegato lei e altri manifestanti. Piuttosto, è la modalità opaca con cui questo e altri progetti in genere procedono: senza trasparenza, consultazione o dibattito pubblico.
I benefici economici promessi dal primo ministro Edi Rama sarebbero benvenuti se gli albanesi si sentissero inclusi o ne vedessero i frutti, invece di resort di lusso accanto a villaggi dove l’acqua potabile scorre solo poche volte a settimana.
Ecco perché così tanti albanesi, soprattutto giovani, hanno deciso di lasciare il Paese: secondo le cifre ufficiali, fino a 30.000 persone ogni anno. Persone che vedono scarse prospettive di fare carriera, crearsi una famiglia e mantenersi.
Persino l’amministrazione Trump ha parlato apertamente della corruzione e della criminalità organizzata in Albania. Il rapporto del Dipartimento di Stato sul clima degli investimenti del 2024 ha affermato senza mezzi termini che gli investitori lamentano “corruzione, anche nel settore pubblico, nella magistratura, negli appalti pubblici, concorrenza sleale e distorta, una vasta economia informale, riciclaggio di denaro, frequenti modifiche alla legislazione fiscale e scarsa applicazione dei contratti”.
Nulla di tutto ciò ha impedito a Kushner, Trump e ai loro partner con sede in Qatar di cercare proprietà sul lungomare vicino alla laguna di Narta e sull’isola di Sazan, che Ivanka ha pronunciato “Cézanne”. Invece di affrontare efficacemente la corruzione e la criminalità organizzata per promuovere gli investimenti, Rama ha stretto un accordo con la famiglia Trump, che ha una lunga storia di confusione, se non addirittura di cancellazione, dei confini tra politica e profitto personale.
Parallelamente, ha attaccato i manifestanti, definendoli parte di una “guerra ibrida” e collaboratori dei “nemici dell’Albania”. Queste calunnie rievocano la propaganda dell’era comunista che Rama, da giovane attivista, aveva coraggiosamente condannato.
Come ha osservato un amico albanese, il dittatore Enver Hoxha costruiva migliaia di bunker di cemento per difendersi da nemici immaginari. La risposta di Rama è fatta di resort di lusso e scintillanti grattacieli progettati da architetti internazionali di fama, con appartamenti che pochi albanesi possono permettersi.
Giunto ora al suo quarto mandato, Rama gode di un alto grado di tolleranza perché molti albanesi considerano il principale leader dell’opposizione ed ex primo ministro, Sali Berisha – indagato per corruzione – qualcosa di peggio. Ma c’è una nuova generazione che diffida di entrambi.
“Da tutta la vita, questi sono gli unici volti che conosco”, ha detto un attivista nato nel 1999, l’anno prima che Rama diventasse sindaco di Tirana e iniziasse a dipingere le facciate dei fatiscenti palazzi della città.
Questa capacità di creare immagini è diventata il suo marchio di fabbrica: costruire imponenti grattacieli che appaiono maestosi dall’esterno e proiettano lunghe ombre in patria. I manifestanti con i fenicotteri stanno riuscendo a ridurre questo divario, anche grazie all’attenzione internazionale suscitata dal nome di Trump.
Per i governi europei, le proteste offrono l’opportunità di ricalibrare il proprio approccio. Dalla caduta del comunismo, in Albania hanno in gran parte privilegiato la stabilità rispetto alla democrazia, il che significa privilegiare gli individui rispetto alle istituzioni, chiudendo un occhio su autocrazia, corruzione e criminalità organizzata.
Questa strategia si è conclusa tragicamente nel 1997 con il crollo di enormi schemi piramidali, che ha portato al saccheggio dei depositi di armi e al traffico illegale di armi attraverso il confine con il Kosovo, scatenando una guerra su vasta scala.
L’attuale sistema economico albanese potrebbe in realtà essere peggiore, dato l’afflusso di denaro proveniente da contrabbando, traffico illecito e riciclaggio di denaro, che ha contribuito al costante apprezzamento del lek rispetto all’euro negli ultimi dieci anni, in modi che il turismo e le rimesse non possono spiegare.
Architetti di fama internazionale fioccano in Albania per godere di quella che definiscono apertamente la visione avanguardistica di Rama e la libertà dalla regolamentazione. Gli albanesi che protestano chiamano le loro strutture “banche di cemento” o “lavatrici giganti”.
L’Unione europea è ansiosa di mantenere vivo il suo progetto di allargamento e l’Albania dovrebbe entrare a far parte dell’UE entro il 2030. Ciò offre una leva per incoraggiare istituzioni indipendenti e lo stato di diritto, piuttosto che accordi opachi e una politica guidata dalle personalità.
Questo approccio non penalizzerebbe l’Albania, ma la aiuterebbe a raggiungere gli standard democratici che l’UE afferma di rappresentare e che i cittadini albanesi ora esigono.
Fred Abrahams è l’autore di Modern Albania: from Dictatorship to Democracy (NYU Press).
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