Il ritiro di Gazprom dalla Serbia, un addio difficile

Con l’avvicinarsi dell’imminente uscita di scena del colosso energetico russo Gazprom, resta incerto il futuro dell’industria petrolifera serba. Oltre alle ricadute economiche, anche gli equilibri geopolitici ne usciranno sconvolti, e l’influenza russa in Serbia sembra destinata a diminuire

11/06/2026, Ilya Matveev Belgrado
© Baloncici/Shutterstock

Gazprom

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Nelle stazioni di servizio NIS in tutta la Serbia, Visa, Mastercard e altre carte internazionali non sono più accettate. Si può pagare solo in contanti o con DinaCard, una carta di credito serba. “Sanzioni”, commenta seccamente il cassiere.

L’Industria petrolifera della Serbia (NIS) è soggetta a sanzioni statunitensi dal gennaio 2025. L’azienda è stata sanzionata insieme al suo proprietario di maggioranza, la russa Gazprom Neft (controllata del colosso energetico Gazprom). Gli Stati Uniti chiedono che la partecipazione russa in NIS venga azzerata.

La piena attuazione delle sanzioni è stata più volte rinviata per permettere all’azienda di continuare a funzionare mentre si preparava a vendere la quota russa. È chiaro però che le azioni, prima o poi, saranno vendute e l’influenza russa sull’economia serba si ridurrà in modo significativo.

Questa situazione mette in luce un paradosso evidente sin dal febbraio 2022. Per la Russia, l’espansione territoriale in Ucraina ha comportato una drastica riduzione dell’influenza in altri paesi, sia essa economica, diplomatica o di soft power (in termini di reputazione).

Nonostante le sue aspirazioni imperialiste, oggi la Russia è meno potente a livello globale rispetto al periodo precedente al 2022. Il capitale delle aziende russe è in continuo declino, compensato solo in parte dal riorientamento verso il mondo non occidentale.

Per la Serbia, la vicenda NIS è solo uno dei tasselli del complesso gioco di equilibrio tra UE, Stati Uniti, Cina e Russia. La sua politica estera multidirezionale, piuttosto singolare per un piccolo paese, conferisce alla Serbia una flessibilità e un margine di manovra notevoli, ma crea anche molteplici dipendenze e complica la politica interna.

Gli attori locali, proprio per via dell’influenza straniera, talvolta perseguono obiettivi contrastanti, come ad esempio i dirigenti aziendali che dipendono dai profitti derivanti da beni di proprietà straniera. La possibilità che la Russia perda il controllo sulla compagnia petrolifera serba introduce un elemento nuovo, ma il gioco sostanzialmente rimane lo stesso.

L’energia e il Kosovo

La compagnia Gazprom Neft ha acquisito NIS nel 2008 in specifiche circostanze politiche. Dalla metà degli anni 2000, la Serbia è stata sottoposta a crescenti pressioni per risolvere la questione del Kosovo. Il governo serbo aveva bisogno dell’aiuto della Russia per bloccare la richiesta di riconoscimento internazionale del Kosovo.

Gazprom e la Serbia: “Zajedno” [insieme]. Foto: Ilya Matveev (Belgrado, giugno 2026)

Gazprom e la Serbia: “Zajedno” [insieme]. Foto: Ilya Matveev (Belgrado, giugno 2026)

Secondo alcuni analisti, la possibilità per la Russia di acquisire gli asset energetici serbi è stata una precondizione indispensabile affinché Mosca fornisse un sostegno diplomatico a Belgrado riguardo alla questione del Kosovo.

Occorre però precisare alcuni aspetti. In primo luogo, la Russia avrebbe probabilmente appoggiato la Serbia anche senza un accordo energetico. La contrarietà ai piani occidentali per la secessione del Kosovo dalla Serbia è da tempo una posizione ferma di Mosca.

Inoltre, le compagnie energetiche russe hanno acquisito asset in tutta Europa dalla fine degli anni ‘90, perlopiù senza favoritismi politici. Ad esempio, nel 1999 Lukoil ha acquistato Neftochim Burgas, l’unica grande raffineria di petrolio in Bulgaria e una delle più grandi nei Balcani. Il colosso petrolifero russo disponeva di risorse economiche e competenze necessarie, oltre a godere del sostegno del Cremlino.

Tuttavia, l’accordo con la Serbia si contraddistingue per la sua ampiezza. NIS è una compagnia petrolifera verticalmente integrata e monopolista nel mercato serbo. Oltre all’acquisizione della compagnia petrolifera serba, la Russia si è impegnata a completare la costruzione di un deposito sotterraneo di gas, a Banatski Dvor, e a realizzare una tratta del gasdotto South Stream attraverso la Serbia, garantendo così al governo serbo lucrosi introiti derivanti dai diritti di transito.

Alcuni sostengono che la cifra sborsata per la NIS (400 milioni di euro) fosse di gran lunga inferiore al valore di mercato. La filiale serba della società di consulenza Deloitte ha stimato il valore della compagnia petrolifera in 2,2 miliardi di euro. Mlađan Dinkić, l’allora ministro dell’Economia, era contrario alle condizioni dell’accordo ed è stato estromesso dal team negoziale serbo. Questo la dice lunga sull’importanza dell’affare NIS per la leadership serba.

In definitiva, il controllo russo delle principali risorse energetiche non si è rivelato poi così negativo per la Serbia. È vero che il progetto South Stream non è mai stato realizzato a causa delle pressioni esercitate dall’UE. Col tempo, anche alcune attività di NIS si sono rivelate insostenibili dal punto di vista ambientale. È altrettanto vero però che l’azienda ha ricevuto investimenti per oltre quattro miliardi di euro dal 2009. Dopo l’acquisizione da parte di Gazprom Neft, i profitti dell’azienda sono aumentati (vedi Fig. 1).

Figura 1. Utili e perdite netti annuali dell’Industria petrolifera della Serbia (NIS) prima e dopo l’ingresso di Gazprom Neft nell’assetto proprietario, 2002-2025. Fonti: dati finanziari e comunicati stampa di NIS Investor Relations, archivio SeeNews, RTV, B92/Ekonomist e Poslovni dnevnik

Figura 1. Utili e perdite netti annuali dell’Industria petrolifera della Serbia (NIS) prima e dopo l’ingresso di Gazprom Neft nell’assetto proprietario, 2002-2025. Fonti: dati finanziari e comunicati stampa di NIS Investor Relations, archivio SeeNews, RTV, B92/Ekonomist e Poslovni dnevnik

Con l’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, la NIS ha dovuto sostituire le sue forniture di petrolio greggio russo con altre fonti. Tuttavia, la sfida più grande è arrivata con l’introduzione delle sanzioni statunitensi nel 2025.

Prospettive future

Verso la fine del 2025, la compagnia petrolifera ungherese MOL è emersa come probabile acquirente della quota di Gazprom Neft in NIS. Tuttavia, i negoziati tra le parti russa, serba e ungherese si sono rivelati difficili e non hanno ancora portato ad un accordo. Tante le criticità emerse.

La leadership serba vuole mantenere l’approvvigionamento di benzina attraverso la raffineria di Pančevo. In Ungheria, l’uscita di scena di Viktor Orbán ha portato ad un cambio di priorità. Il suo successore, Péter Magyar, non sembra disposto a dare seguito agli impegni presi da Orbán, compreso un potenziale accordo con la compagnia petrolifera serba. Un’altra possibilità è la nazionalizzazione di NIS. Tuttavia, Gazprom Neft ritiene che il prezzo che il governo serbo è disposto a pagare sia troppo basso.

I negoziati sono ancora in corso, ma una cosa è chiara: un’eventuale vendita delle azioni di Gazprom Neft in NIS non porrà fine all’influenza russa in Serbia. Gran parte della popolazione serba continua ad avere un’opinione positiva della Russia e le autorità di Belgrado hanno ancora bisogno del sostegno di Mosca sulla questione del Kosovo.

Nel complesso, però, l’influenza russa sta diminuendo. La Serbia considera sempre più la Russia come un alleato del passato.

Ilya Matveev è uno scienziato politico, ricercatore presso l’Università di Brema e l’Università di Helsinki, nonché membro del Laboratorio di sociologia pubblica.

 

Questo articolo è stato scritto nell'ambito di un programma di scambio di personale Marie Curie, parte del programma Horizon Europe (acronimo del progetto: ORCA, n.: 101182752).

Tag: Economia