Macedonia del Nord, la questione linguistica torna a dividere

Da aprile gli studenti di legge di etnia albanese protestano in Macedonia del Nord, chiedendo di poter affrontare l’esame di abilitazione professionale nella propria lingua madre. Le manifestazioni riaprono nel paese il delicato dibattito sulla questione linguistica

29/05/2026, Aleksandar Samardjiev Tetovo
Insegne bilingui in macedone e albanese © Baloncici/Shutterstock

Insegne bilingui in macedone e albanese © Baloncici/Shutterstock

Insegne bilingui in macedone e albanese © Baloncici/Shutterstock

In aprile e maggio, studenti di nazionalità albanese hanno protestato a Skopje, chiedendo di sostenere l’esame di abilitazione alla professione forense nella loro lingua madre.

In Macedonia del Nord è possibile studiare in lingua albanese presso diverse università statali e private, ma l’esame di abilitazione alla professione forense può essere sostenuto esclusivamente in lingua macedone e in alfabeto cirillico. In quanto esame professionale, infatti, prevede l’obbligo legale di una conoscenza attiva della lingua macedone come requisito costituzionale fondamentale per tutti i funzionari giudiziari, tra cui giudici, pubblici ministeri, avvocati e altre professioni legate al diritto.

Gli organizzatori delle proteste hanno dichiarato ai media che le loro richieste sono legittime e si basano sull’attuale legge sull’uso delle lingue, e chiedono che questa venga attuata con volontà politica.

Dal 2019 lo status della lingua albanese è stato ufficializzato: in pratica, ciò significa che i cittadini hanno il diritto di comunicare con gli uffici statali (ministeri, tribunali, imprese pubbliche) in lingua albanese, con l’obbligo per le istituzioni di fornire traduzioni e moduli e documenti bilingue.

Dopo la prima protesta, gli studenti albanesi hanno presentato una richiesta scritta al ministero della Giustizia. Il Ministero ha risposto che l’esame si svolge secondo la prevalenza della Legge sull’Esame di Stato per l’Istruzione (Lex Specialis), ovvero non secondo la Legge sulle Lingue, bensì secondo la Legge speciale sull’Esame di Stato per l’Istruzione.

“Secondo il principio giuridico ‘Lex specialis derogat legi generali’ (la legge speciale prevale sulla legge generale), finché questa legge specifica non verrà modificata, il ministero della Giustizia non ha alcuna base giuridica per organizzare un esame in una lingua diversa dal macedone. Se lo facesse, l’esame stesso potrebbe essere dichiarato legalmente invalido”, si legge nella spiegazione ufficiale del Ministero.

La richiesta degli studenti ha aperto un nuovo fronte politico. Il partito albanese di opposizione, DUI, ha reagito affermando che il diritto all’uso della lingua è già garantito costituzionalmente dalla Legge sull’uso delle lingue.

In risposta, il partito di governo albanese “Vredi” ha accusato il DUI di ipocrisia, sottolineando che “ci sono stati cinque ministri della Giustizia negli ultimi vent’anni” e che la Legge sull’esame di abilitazione alla professione forense è stata approvata nel 2019, quando il Presidente del Parlamento era il loro rappresentante Talat Xhaferi.

Il primo ministro Hristijan Mickoski ha dichiarato che il governo sta preparando una “soluzione permanente” di natura sistemica che sarà sottoposta alla Commissione di Venezia per la conferma legale. Ha ricordato che la Commissione di Venezia (ufficialmente: Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto), in quanto organo consultivo del Consiglio d’Europa, composto da esperti indipendenti in materia di diritto costituzionale, ha già espresso serie obiezioni alla Legge sull’uso delle lingue nel sistema giudiziario.

La commissione afferma che un’applicazione eccessivamente ampia e radicale del bilinguismo nel settore giudiziario può seriamente rallentare l’efficienza del sistema giuridico e paralizzare il funzionamento delle istituzioni a causa della mancanza di risorse per la traduzione continua.

“Gli studenti devono avere pazienza, la soluzione deve essere conforme alle raccomandazioni della Commissione di Venezia e agli standard internazionali”, ha sottolineato Mickoski.

Le proteste studentesche sono state accompagnate da diversi elementi controversi. Gli striscioni e le dichiarazioni lasciavano intendere che l’uso della lingua albanese fosse vietato, il che non corrisponde al vero.

Allo stesso tempo, alcuni messaggi sono andati oltre il contesto studentesco, esponendo solo bandiere della Repubblica d’Albania e slogan a favore dell'”UÇK” (la milizia di etnia albanese, strettamente legata alla sua controparte kosovara, che si scontrò con la polizia e l’esercito della Repubblica di Macedonia nel 2001 e fu poi sciolta dopo l’Accordo di Ohrid). Per questo motivo, sono sorti interrogativi nell’opinione pubblica in merito alla sicurezza e alle relazioni etniche.

Durante la seconda protesta davanti al ministero della Giustizia, si è verificato uno scontro fisico, a seguito del quale tre partecipanti sono stati arrestati. Alle proteste hanno partecipato anche cittadini del Kosovo e dell’Albania, nonché membri del partito di opposizione DUI.

L’Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario dell’Albania nel Paese, Denjon Mejdani, è stato convocato al ministero degli Affari Esteri, dove gli è stata consegnata una nota di richiamo orale per la sua ingerenza pubblica negli affari interni dello Stato, in particolare per il sostegno dato alle proteste studentesche.

Le autorità hanno annunciato un termine di tre mesi entro il quale i gruppi di lavoro dovranno armonizzare la legislazione. Il governo promette che, oltre all’esame di abilitazione alla professione forense, tutti gli esami e le licenze professionali saranno disponibili nella lingua madre, mentre gli studenti avvertono che, se la promessa non verrà mantenuta, Skopje dovrà affrontare una nuova ondata di proteste ancora più massicce.