31 maggio a Prijedor, perché ci riguarda
Ogni 31 maggio si celebra a Prijedor la Giornata delle fasce bianche, in ricordo dei cittadini non serbi obbligati nel 1992 a portarne una al braccio: migliaia furono poi deportati e rinchiusi nei lager. E per protestare, a sostegno dei genitori dei 102 bambini uccisi ai quali non viene dato il permesso di realizzare un monumento

Prijedor, 31 maggio – Jer me se tiče
Prijedor, 31 maggio © Jer me se tiče
Il 31 maggio del 1992 le autorità della città di Prijedor obbligarono i cittadini non serbi ad appendere sulle proprie case uno straccio bianco e per strada a portare sempre al braccio una fascia bianca affinché potessero essere riconosciuti. Nei mesi successivi in migliaia vennero rinchiusi nei lager di Omarska, Keraterm, Trnopolje e Manjača, più di 3.000 persone vennero uccise.
Nel 2012, per la prima volta un gruppo di giovani della società civile di Prijedor ha organizzato l’iniziativa “Jer me se tiče” (Perché mi riguarda) e da allora ogni anno, con la partecipazione di centinaia di persone, si tiene una manifestazione per le vie di Prijedor in memoria delle vittime.
“Jer me se tiče” – che vede il forte coinvolgimento del “Centar za mlade Kvart” (Centro giovani Kvart) di Prijedor – in occasione della commemorazione di quest’anno ha ricordato inoltre le condanne che accertano le responsabilità e i fatti di quei giorni del 1992: “Le fasce bianche di Prijedor sono un fatto accertato in diversi processi per crimini di guerra, dalla prima sentenza del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) contro Duško Tadić [condannato nel 1997 a 20 anni di carcere, ndr], fino alle sentenze definitive contro Radovan Karadžić [condannato a 40 anni di carcere, ndr] e Ratko Mladić [nel 2021 confermato in appello l’ergastolo, dal Meccanismo residuale del Tribunale penale internazionale dell’Aja, ndr]”.
La Giornata si celebra quest’anno anche come forma di protesta, perché le autorità di Prijedor non hanno ancora rilasciato il permesso per la costruzione di un monumento in memoria dei 102 bambini uccisi tra il 1992 e il 1993 a Prijedor. Un monumento commemorativo che i genitori dei bambini chiedono fin dal lontano 2013.
Il sostegno di tutti i cittadini a questi genitori, è fondamentale, sottolineano gli organizzatori: “Perché finora non hanno ricevuto né aiuto né comprensione dalle istituzioni locali. Invitiamo tutti a non portare striscioni, corone, fiori, bandiere o altri simboli personali; è sufficiente indossare un nastro bianco al braccio.”
Ed è proprio in via Ahmet Babić in centro città, dove si chiede che venga eretto il monumento, che si raduneranno i partecipanti alla Giornata delle fasce bianche il 31 maggio. L’iniziativa si sposterà poi nella piazza centrale di Prijedor, per la posa a terra di 102 rose bianche che attorno al gambo avranno un bigliettino bianco con nome e cognome di ciascun bambino ucciso.
Anche quest’anno l’iniziativa supera i confini della città di Prijedor. Oltre ad alcune città europee dove si sono tenuti incontri di commemorazione, come ad esempio a Piacenza lo scorso 23 maggio e a Salisburgo il 25 maggio, domenica 31 maggio è previsto in tante altre città il ritrovo di cittadini e cittadine con la fascia bianca al braccio, “Perché ci riguarda”.









