Tirana Pride 2026, un appello alla famiglia, alla libertà e alla dignità

Un’atmosfera di festa, solidarietà, appelli all’accettazione e contro la discriminazione, e un’attenzione particolare alla famiglia, sono i temi che hanno caratterizzato il Pride LGBT di sabato 23 maggio a Tirana. Sebbene l’Albania abbia adottato un Piano d’azione nazionale per le persone LGBT, esiste un grave divario tra la legge e la realtà vissuta dalla comunità LGBT

26/05/2026, Erisa Kryeziu Tirana
Tirana Pride 2026 - Foto © Erisa Kryeziu

Tirana Pride 2026

Tirana Pride 2026 - Foto © Erisa Kryeziu

Membri della comunità LGBT, attivisti e sostenitori hanno sfilato per le strade di Tirana con lo slogan “Insieme per la Famiglia”, dando voce anche alle famiglie delle persone LGBT.

Nell’ultimo anno, in seguito all’approvazione della “legge sull’Uguaglianza di Genere”, si è assistito ad un’ondata di disinformazione e odio contro la comunità. Di conseguenza, i discorsi si sono concentrati principalmente sulla famiglia e sull’accettazione.

“Quest’anno l’Albania ha ascoltato le voci delle nostre famiglie, delle nostre madri, delle nostre nonne, dei nostri genitori. Genitori che hanno parlato pubblicamente in un clima di odio per dire qualcosa di molto semplice: questo è mio figlio e gli voglio bene”, ha affermato Livia Zotrija, attivista LGBT in Albania.

Secondo lei, sono state fatte molte promesse alla comunità, eppure, mentre i politici continuano a parlare di corpi LGBT, le persone transgender in Albania non hanno ancora accesso ad un’assistenza sanitaria dignitosa.

“Oggi voglio chiedere pubblicamente al ministro della Salute e della Protezione sociale perché il processo di approvazione del protocollo sanitario per le persone transgender continua a subire ritardi. Per quanto tempo ancora le loro vite dovranno rimanere sospese a causa della mancanza di volontà politica? Il vostro silenzio di fronte a questa ingiustizia vi rende complici”, ha affermato Zotrija.

Livia Zotrija parlando durante il Tirana Pride 2026 - Photo © Erisa Kryeziu

Livia Zotrija parlando durante il Tirana Pride 2026 – Photo © Erisa Kryeziu

Edlira Mara e Alba Ahmetaj hanno costruito una famiglia e stanno crescendo due figlie. In Albania, i matrimoni tra persone dello stesso sesso non sono legalmente riconosciuti e, di conseguenza, le loro figlie non sono registrate.

Durante la marcia, Edlira ha osservato che la famiglia albanese è anche quella composta da donne che mantengono unita la casa per 20 anni mentre gli uomini emigrano all’estero.

“E oggi, in quella famiglia ci siamo anche noi. Perché abbiamo madri e padri. Abbiamo fratelli che ci amano. Noi stesse siamo madri e padri”, ha affermato Edlira.

Ha inoltre sottolineato che, proprio durante la manifestazione, era stata presentata al Parlamento albanese una proposta di legge che mira a vietare qualsiasi contenuto che tratti di identità di genere o forme alternative di famiglia nelle scuole o per i giovani fino all’età di 22 anni.

“Quindi un uomo o una donna di 22 anni in Albania può votare, sposarsi, avere figli, ma secondo il signor Shehu non può leggere un libro che parla di me. Questa non è una teoria, è una proposta di legge che è stata presentata al Parlamento per la votazione”, ha dichiarato Edlira.

Alla marcia erano presenti anche rappresentanti del governo e viceministri. La vice prima ministra Albana Koçiu ha affermato che la sua partecipazione rappresentava non solo solidarietà, ma anche sostegno ad una comunità che merita riconoscimento e rispetto.

“Credo fermamente che nessuno debba avere paura di quello che è. Tutti dovrebbero vivere in un Paese in cui la dignità umana è riconosciuta e rispettata. Sono stati compiuti sforzi significativi, ma resta ancora molto da fare. Certamente, la recente legislazione sulla parità di genere crea le condizioni necessarie per rispettare, riconoscere e garantire la dignità e i diritti umani”, ha dichiarato Koçiu.

L’ambasciatore dell’Unione europea in Albania, Silvio Gonzato, che ha anch’egli parlato pubblicamente della propria identità, ha affermato di aver partecipato alla marcia non per la sua storia personale, ma in qualità di rappresentante dell’UE in Albania.

“Vorrei chiarire che oggi non sono qui a titolo personale, ma in quanto ambasciatore dell’Unione europea in Albania”, ha precisato Gonzato.

Riferendosi ad una dichiarazione della vicepresidente della Commissione europea Kaja Kallas, Gonzato ha affermato che la democrazia non può prosperare laddove persistono disuguaglianze e discriminazioni.

“L’uguaglianza non è un’opzione, non è un’alternativa, è il fondamento stesso di società libere e progressiste”, ha concluso Gonzato.

Tra bandiere arcobaleno, canti e rivendicazioni di diritti, alla marcia erano presenti anche bandiere palestinesi. Secondo gli attivisti, non può esserci Pride in luoghi dove esiste un genocidio.

Xheni Karaj, attivista LGBT e a capo dell’Alleanza contro la discriminazione LGBT, ha affermato che la comunità sa cosa significa non essere liberi.

“Oggi marciamo non solo per noi stessi, ma per tutte le persone che non sono libere e che vivono la guerra e il genocidio. Marciamo per il popolo palestinese, marciamo per il popolo ucraino. Marciamo per un mondo senza guerra e senza odio. Marciamo perché sappiamo bene che nessuno di noi è libero finché non lo siamo tutti”, ha concluso Karaj.

La marcia è stata scortata dalla polizia per garantire la sicurezza dei partecipanti.

Durante il Tirana Pride 2026 - Photo © Erisa Kryeziu

Durante il Tirana Pride 2026 – Photo © Erisa Kryeziu

“Questo è mio figlio e gli voglio bene”: il ritorno alla famiglia attraverso le lettere

La marcia del Pride si è espressa anche attraverso lettere scritte dai familiari di persone LGBT ai loro figli e ai loro cari.

L’Alleanza contro la discriminazione LGBT ha pubblicato diversi video che danno voce a queste lettere, presentandole come uno scudo contro l’odio e la discriminazione presenti nella società albanese.

Una madre ha scritto di suo figlio transgender: “Non è forse questo il mio dovere di genitore? Stargli accanto incondizionatamente, con amore e sostegno, ogni volta che ne ha bisogno?”.

La nonna di Bruno, riferendosi al nipote, ha scritto che finalmente aveva trovato se stesso.

“Quante poche persone riescono davvero a trovare se stesse. Ora hai Guin (il tuo compagno). Vedo com’è cambiato il tuo comportamento. Non perché tu sia cambiato, ma perché sei più completo. Questo è ciò che ogni nonna desidera. Niente di grandioso, solo completezza”, si legge nella lettera.

Per Elda, la madre di Livia Zotrija, una delle attiviste che guidavano la marcia, sua figlia è sempre andata controcorrente fin dall’adolescenza.

“Non lo fate solo per voi stessi. Insieme alla vostra comunità, state cambiando la vita di altre persone. Le state aiutando e combattete al loro fianco. E quando penso a questo, dico: sono fortunata ad essere vostra madre. Non dimenticate mai che siete la nostra anima, la luce dei nostri occhi, per noi siete il mondo”, ha scritto la madre di Livia.

La madre di Arbri, un altro giovane LGBT, ha raccontato di aver conosciuto veramente suo figlio attraverso la sofferenza.

“Ciò che distrugge i nostri figli non è il loro orientamento sessuale, ma la pressione e la paura del pregiudizio da parte di familiari, amici e della società in generale. E in ogni caso, l’orientamento sessuale non è ciò che li rende persone buone o cattive. La libertà di vivere il proprio orientamento sessuale permette loro di crescere e di avere successo in altri ambiti della vita. Sono i nostri figli, hanno bisogno di noi e sono meravigliosi”, ha scritto la madre di Arbri.

Durante il Tirana Pride 2026 - Photo © Erisa Kryeziu

Durante il Tirana Pride 2026 – Photo © Erisa Kryeziu

Albania: un Paese insicuro per la comunità LGBT

Sebbene l’Albania abbia adottato un Piano d’azione nazionale per le persone LGBT nel 2021 e sia considerata uno dei Paesi con il quadro giuridico più progressista nei Balcani occidentali, il monitoraggio condotto dall’Alleanza contro la discriminazione LGBT mostra che l’attuazione rimane minima. Il monitoraggio evidenzia un grave divario tra la legge e la realtà vissuta dalla comunità LGBT in Albania.

Secondo l’esperta legale Dea Nini, le istituzioni dichiarano di aver adottato misure, ma “non sono in grado di provarne l’attuazione con documenti concreti e indicatori misurabili”.

Il rapporto ha rilevato che l’83% dei comuni non ha risposto in merito all’attuazione del piano d’azione e nessuno di quelli che hanno risposto ha dichiarato di disporre di un budget dedicato alla comunità LGBT.

Uno dei risultati più significativi è che l’88% delle persone LGBT intervistate desidera lasciare l’Albania.

“Questa comunità non ha un accesso effettivo ai servizi, non gode di riconoscimento legale e non si sente al sicuro in Albania”, ha dichiarato Nini.

Il rapporto evidenzia inoltre la discriminazione sul posto di lavoro, la carenza di servizi nei comuni di tutto il paese e un elevato livello di timore riguardo alla rivelazione dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale nelle istituzioni.

Secondo Livia Zotrija, l’82% delle persone LGBT non ha mai rivelato la propria identità ad un medico, mentre molti operatori sanitari continuano a negare l’esistenza di barriere per la comunità.

Tag: LGBT