Ucraina, la sfida dello spopolamento
La popolazione ucraina è in calo da oltre trent’anni. L’invasione russa ha accelerato ulteriormente il fenomeno: non è chiaro quale potrebbero essere gli effetti della pace e dell’ingresso nell’UE

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Strada semideserta nel centro di Kyiv, novembre 2024 (© mr_tigga/Shutterstock)
(Questo articolo è stato originariamente pubblicato da Voxeurop.)
La crisi demografica che sta attraversando l’Ucraina è estremamente grave. Già nel 2023 il Kyiv Independent titolava “Disastro demografico: la più grande minaccia del dopoguerra per l’Ucraina”. Secondo i dati pubblicati dal Ministero della giustizia ucraino, nel 2024 l’Ucraina ha registrato 495.090 decessi – un numero quasi tre volte superiore a quello delle nascite.
“Il calo demografico in Ucraina non è un caso isolato. Ciò che è unico è la situazione in cui si trova l’Ucraina”, spiega Oleksander Gladun, ricercatore dell’Istituto per gli studi demografici e sociali dell’Accademia ucraina delle scienze.
La guerra non ha mai un impatto positivo sulla demografia di un paese. Oltre alle vittime militari e civili, nota Gladun, “la mortalità aumenta anche a causa dell’aggravarsi delle malattie croniche, dello stress e, in alcuni casi, dell’impossibilità di ricevere cure mediche tempestive”. In parallelo diminuiscono le nascite, perché molte persone rimandano il concepimento di figli.
“La popolazione dell’Ucraina è in calo dal 1993, ma la guerra ha notevolmente accelerato questo processo”, spiega Gladun. Secondo le sue stime, quando l’Ucraina divenne indipendente dall’Unione sovietica nel 1991, le regioni attualmente sotto il controllo del governo ucraino ospitavano circa 52 milioni di persone. Oggi quei territori ospitano appena 28 milioni di persone, e una proiezione delle Nazioni Unite stima che la popolazione possa scendere a 15 milioni entro il 2100.
Va specificato, però, continua Gladun, che “non conosciamo i dati demografici relativi al territorio non controllato [dal governo ucraino, ndr] e non sappiamo quante persone torneranno tra quelle che sono fuggite dalla guerra in altri paesi”.
Oltre 5 milioni di rifugiati
Secondo i dati del Centre for Economic Strategy (CES), un centro di ricerca ucraino indipendente, all’inizio del 2026 i cittadini ucraini rifugiati all’estero erano 5,6 milioni. Di questi, 4 milioni hanno lasciato l’Ucraina attraverso i confini occidentali e gli altri attraverso le frontiere con la Russia o la Bielorussia.
“Abbiamo anche oltre 4 milioni di sfollati interni. Più di 10 milioni di persone hanno lasciato le loro case, vale a dire circa il 20 per cento della popolazione prebellica”, aggiunge il demografo Oleksander Gladun.
Alla fine di agosto del 2025 il governo ucraino è tornato a consentire l’espatrio per gli uomini di età compresa tra i 18 e i 22 anni e ha permesso agli uomini di età superiore ai 23 anni basati all’estero di tornare temporaneamente in Ucraina. Fino a quel momento la legge marziale, in vigore dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel 2022, aveva vietato a tutti gli uomini tra i 18 e i 60 anni di lasciare il paese, salvo rare eccezioni.
Secondo i dati del CES, circa 96mila uomini sarebbero emigrati tra agosto e novembre 2025. “Circa un giovane ucraino su sette di età compresa tra i 18 e i 22 anni ha lasciato il paese dopo l’introduzione della misura”, riassume il rapporto. Secondo la BBC, questi dati non tengono però conto degli uomini che sono rientrati, né del fatto che una singola persona può avere attraversato il confine più volte.
Quanti torneranno?
Il CES stima che alla fine della guerra potrebbero tornare in Ucraina tra 1,3 e 2,2 milioni di persone tra quelle rifugiate all’estero.
“La decisione di tornare sarà influenzata da tutta una serie di fattori: la disponibilità di case in Ucraina, le opportunità di lavoro, i servizi sociali per le famiglie, eccetera. Le persone metteranno a confronto ciò che hanno nel paese ospitante con le opportunità offerte dall’Ucraina. Anche il grado di adattamento al nuovo paese avrà un ruolo importante”, spiega Oleksander Gladun.
Naturalmente, un fattore importante è vedere come finirà la guerra: “Due anni fa un sondaggio diceva che se la guerra finisse con un ristabilimento dei confini del 1991 la probabilità di ritorno delle persone aumenterebbe del 25 per cento rispetto all’attuale linea di fronte”.
Due terzi dei cittadini ucraini residenti all’estero è in età lavorativa (18-65). I giovani – le persone sotto i 35 anni – rappresentano più della metà dei rifugiati ucraini (il 56 per cento). Sono le forze vive del paese, ma sono anche coloro però che, secondo i dati del CES, saranno meno portati a tornare.
“I giovani sono molto meno propensi a tornare in Ucraina rispetto alle persone più anziane. Le ragioni sono molteplici: una migliore integrazione nei paesi ospitanti, fattori economici quali l’occupazione e i salari e, soprattutto, i rischi per la sicurezza”, spiega Iryna Ippolitova, ricercatrice del CES. “La maggior parte dei rifugiati prende in considerazione il ritorno solo se la guerra finisce completamente e i voli civili riprendono in Ucraina. Un semplice congelamento del conflitto ridurrebbe molto la disponibilità dei rifugiati a tornare”.
Vitaly (il nome è inventato) ha 19 anni e vive in Francia da due. Originario del sud dell’Ucraina, si è trasferito in Francia per poter continuare gli studi. Oggi lavora nei cantieri edili oppure come venditore; a settembre vorrebbe iscriversi alla facoltà di ingegneria. Vitaly fa parte di tanti giovani che hanno intrapreso un percorso duro e complicato in un altro paese e cercano di cominciare una nuova vita: dalle sue parole traspare chiaramente il desiderio di non “sprecare” i sacrifici fatti: “mi piacerebbe stare qui, ho già imparato il francese, ho lavorato tanto, voglio andare all’università”.
“Tornerei se avessi la fortuna di trovare un lavoro buono e ben retribuito in Ucraina. Ma al momento l’economia dell’Ucraina è in cattive condizioni”, mi dice Antonina, 27 anni e in Italia con la madre dal 2022. Originaria di Kharkiv, oggi studia affari europei e internazionali. La situazione resta molto precaria dal punto di vista della sicurezza: “Non sappiamo quando finirà la guerra, e non voglio mettere la mia vita in pausa. Credo che la cosa giusta da fare sia avviare la mia carriera”.
A oggi gli ucraini usufruiscono di “protezione temporanea” nei paesi dell’Unione europea. Questo statuto speciale attivo dal 2022 permette di studiare, lavorare e avere accesso al sistema sanitario, ma cesserà nel marzo 2027. Non sappiamo cosa decideranno di fare i paesi dell’Ue dopo quella data: il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha già ripetuto che vuole limitare il numero di uomini ucraini che chiedono asilo e agevolare piuttosto il ritorno dei rifugiati in patria, affinché “possano aiutare il proprio paese”.
La prospettiva dell’ingresso nell’UE
Nella seconda stagione di “Servo del popolo” (la serie tv che rese famoso Volodymyr Zelensky, allora attore) arriva la notizia dell’approvazione da parte dell’Unione europea dell’esenzione dal visto per i cittadini ucraini: il giorno dopo il presidente ucraino si ritrova da solo nel paese, perché tutti i suoi concittadini sono andati a cercare fortuna nell’UE. Se all’epoca – ottobre 2017 – il tono era ironico, oggi quella scena ha un sapore decisamente amaro. Kyiv continua a spingere per l’ingresso nell’Unione europea, ma intanto il paese si sta già svuotando.
“È ancora difficile prevedere quali saranno gli effetti dell’adesione dell’Ucraina all’UE. L’esperienza dei paesi dell’Europa centrale suggerisce che alcune persone potrebbero decidere di partire, dato che avranno l’opportunità di lavorare legalmente nell’UE”, dice Iryna Ippolitova del CES. Ma la libertà di circolazione può anche incoraggiare alcuni migranti a tornare e “favorire la migrazione circolare tra gli ucraini che attualmente temono di perdere il diritto di lavorare e vivere nell’UE” in caso di rientro in patria. Allo stesso tempo, aggiunge Ippolitova, “ durante la fase di ricostruzione l’Ucraina potrebbe attirare professionisti provenienti dall’UE”.
Secondo il demografo Oleksander Gladun l’adesione rimane una prospettiva lontana. In ogni caso, “è improbabile che provochi un esodo di massa”, dato che l’Ucraina è già parzialmente integrata nel mercato del lavoro europeo. “Alla fine del 2021 1,6 milioni di ucraini avevano permessi di soggiorno nei paesi dell’UE, 900mila dei quali per motivi di lavoro”, nota.
Per Ippolitova, l’adesione all’UE garantirà agli ucraini “l’accesso al mercato unico, agli strumenti di finanziamento e ai programmi europei”, e l’Ucraina potrà beneficiare di “una maggiore tutela dei lavoratori, prodotti e servizi più sicuri e una migliore regolamentazione ambientale”. Più un paese si sente sicuro – dal punto di vista sociale, economico e militare – più i suoi abitanti possono immaginare un futuro.
Questo articolo è stato prodotto nell'ambito del progetto EU Neighbours East, a cui OBCT partecipa insieme con altre undici testate europee.










