Slovenia, l’importanza delle api

L’ape e il miele in Slovenia sono celebrati da lungo tempo. Ed è grazie a Lubiana se nel mondo si celebra la “Giornata mondiale delle api” (20 maggio). Con cinque apicoltori su mille abitanti, la Slovenia è ai vertici in Europa. Un insetto particolare che ha anche il merito di unire la riottosa politica slovena

20/05/2026, Stefano Lusa Capodistria
Apis Mellifera Carnica © Maarten Zeehandelaar/Shutterstock

Apis Mellifera Carnica

Apis Mellifera Carnica © Maarten Zeehandelaar/Shutterstock

Tra le aiuole e le banchine spartitraffico del centro, il cartello dice che l’erba sarà sfalciata quando le api avranno finito di fare le loro scorpacciate. Ormai da anni in Slovenia è una consuetudine. Un paese ordinato per scelta, curato in ogni dettaglio, per una volta tollera di far crescere le erbacce anche in città per far vivere le api.

Bisogna salvare l’ape carnica, quella diffusa nella Carniola e nelle regioni circostanti, nota per la sua mitezza, la sua resistenza e la sua laboriosità. È un vero e proprio simbolo nazionale, un modo con cui gli sloveni vorrebbero pensare a sé stessi.

Lei, l’ape, è stata capace di mettere d’accordo la riottosa politica slovena e di farla procedere unita per quella che probabilmente è stata la più grande vittoria diplomatica del paese dopo il riconoscimento internazionale e l’ingresso di Lubiana nell’Unione Europea.

Tutto è nato quando, alla fine del 2014, la Federazione Apistica Slovena (Čebelarska zveza Slovenije) annunciò che avrebbe chiesto alle Nazioni Unite di proclamare la “Giornata mondiale delle api”.

La data scelta era quella del 20 maggio, giorno in cui, nel 1734, nacque Anton Janša, considerato il padre dell’apicoltura moderna. Da Breznica, nell’alta Carniola, approdò a Vienna come pittore e poi divenne il primo professore imperiale di apicoltura presso la scuola istituita da Maria Teresa d’Austria. Fu il primo a scoprire il ruolo dei fuchi, rivoluzionò gli alveari e scrisse due basilari testi di apicoltura. Nella sua carriera, però, non abbandonò mai il pennello e continuò la tradizione slovena di decorare le frontaline degli alveari con temi tratti dalla vita quotidiana, ma anche da fiabe e leggende.

Una pratica che non aveva solo una funzione decorativa, ma che serviva anche a distinguere le arnie. Le più antiche oggi si possono trovare nei musei: ce ne sono di preziosissime in quello dell’apicoltura di Radovljica. La tradizione di dipingere le arnie è ancora vivissima nel paese, tanto che in giro per la Slovenia, davanti alle case nei paesi, se ne possono vedere di bellissime, con le api che continuano a entrare e a uscire dall’alveare.

Bled, Slovenia, arnie colorate © Reimar/Shutterstock

Bled, Slovenia, arnie colorate © Reimar/Shutterstock

Senza l’ape non c’è vita

Il governo non ci mise molto a far propria la proposta degli apicoltori, ma questa volta non fu solo una decisione di facciata per farli contenti. Immediatamente Lubiana cominciò un’efficace battaglia diplomatica per promuovere l’ape e la sua giornata mondiale.

Il concetto che si volle far passare è che senza l’ape non c’è vita, perché se manca l’impollinazione l’agricoltura va in crisi. In pochi mesi l’iniziativa venne presentata al Parlamento europeo, al vertice dei ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea, all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e a quella per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).

La questione della tutela delle api, d’un tratto, era diventata l’asse intorno a cui girava la politica estera slovena. L’epilogo, tra il consenso generale, arrivò nel dicembre del 2017, quando l’Assemblea generale delle Nazioni Unite proclamò la Giornata mondiale delle api.

All’epoca il ministro dell’Agricoltura Dejan Židan commentò dicendo che per la Slovenia è inaccettabile che nel mondo ci siano 815 milioni di persone che soffrono la fame: Lubiana – ha aggiunto – non può risolvere tutti i problemi, ma così ha dato il suo contributo.

Dalle api e dagli altri impollinatori dipende un terzo della produzione mondiale di cibo; le api sono minacciate dai cambiamenti climatici, dall’uso di prodotti chimici in agricoltura e dalle malattie. Un messaggio, quello di uno dei massimi esponenti dei socialdemocratici dell’epoca, condiviso da tutto l’arco costituzionale.

Del resto, il primo premier della Slovenia indipendente, il democristiano Alojz Peterle, è noto per la sua passione per le api, tanto che aveva anche guidato l’organizzazione degli apicoltori. Il centrodestra e il centrosinistra in Slovenia da decenni ormai non riescono a trovare un’intesa su nessun argomento, a meno che a unirli non siano le api e il miele.

Ape simbolo nazionale

Per festeggiare il risultato raggiunto, il paese ha subito emesso una moneta celebrativa e anche una serie di francobolli. Le istituzioni hanno fatto a gara tra loro per accogliere arnie e le città per dimostrare di avere a cuore la salute delle api, non falciando prati e aiuole.

L’ape è diventata così ancora di più un simbolo nazionale. Quando il paese, nel 2023, è stato ospite d’onore alla Fiera del libro di Francoforte, il suo slogan è stato “Nido d’ape di parole”. Proprio per questo tutto il padiglione era stato disegnato riprendendo questo concetto.

Le api hanno trovato il loro spazio anche nell’ambito di GO 2025, la capitale della cultura transfrontaliera tra Nova Gorica e Gorizia. Lì è stata allestita una via delle api che congiunge Slovenia e Italia, in cui sono state piantate o implementate piante amiche delle api.

Loro non si sono mai curate troppo del confine, proprio come hanno fatto anche gli abitanti del goriziano, che hanno testardamente continuato a intessere relazioni anche quando sembrava che una cortina di ferro corresse tra la zona jugoslava e quella italiana.

Gli abitanti a ridosso della frontiera si sono ingegnati per continuare a parlarsi e a commerciare. Lo facevano nei cimiteri divisi dal confine, anche scambiandosi borse e merci. Il contrabbando è sempre stato una delle pratiche più caratteristiche della zona, tanto che adesso è celebrato anche in un museo nato sul confine.

Anche le api hanno fatto la loro parte in questo gioco. Quando la frontiera era chiusa, il miele passava dagli alveari traboccanti in Jugoslavia a quelli appositamente svuotati in Italia, dove il prodotto poteva essere venduto a un prezzo ben più alto. Gli insetti, carichi del prezioso nettare, volavano allegramente sopra le teste dei doganieri e delle attente guardie di frontiera.

Con cinque apicoltori su mille abitanti, la Slovenia è ai vertici in Europa. Per gli sloveni il miele è sinonimo di fortuna improvvisa: “La scure ti cadrà nel miele”, si dice, per descrivere una felicità inattesa.

In un paese litigioso, dove lo scontro muro contro muro è ormai presente in tutti gli strati della società, le api sono riuscite a fare un miracolo, mettendo d’accordo tutti. Un paese piccolo e unito ha convinto il mondo a celebrare un insetto.