Giro d’Italia, la prima volta della Bulgaria

La 109a edizione del Giro d’Italia parte oggi da Nassebar, sul Mar Nero. Per la Bulgaria, che ospita le prime tre tappe della competizione ciclistica, è un’occasione importante per promuovere sport e turismo, anche se l’atteso arrivo della “corsa rosa” non risparmia alcuni punti interrogativi

08/05/2026, Francesco Martino Sofia
Giro d'Italia © Nicola Devecchi/Shutterstock

Giro d’Italia © Nicola Devecchi/Shutterstock

Giro d'Italia © Nicola Devecchi/Shutterstock

Dalle sponde dell’Adriatico a quelle del Mar Nero: dopo la puntata in Albania del 2025, quest’anno il Giro d’Italia – arrivato alla sua edizione numero 109 – parte di nuovo dai Balcani, questa volta dalla Bulgaria.

Ventitré squadre e 184 partecipanti si danno appuntamento oggi 8 maggio a Nassebar, l’antica colonia greca di Mesembria, “perla del Mar Nero” e città patrimonio dell’UNESCO, dove è prevista la “Grande partenza” del 2026, la sedicesima all’estero nella storia della competizione.

Il Giro in Bulgaria

L’arrivo del Giro d’Italia in Bulgaria è stato fortemente voluto dal governo Zhelyazkov, caduto poi rovinosamente lo scorso dicembre dopo imponenti manifestazioni di piazza contro la corruzione, che hanno dato vita alle ottave elezioni anticipate in cinque anni, vinte ad aprile dall’ex presidente Rumen Radev.

“Il Giro d’Italia metterà la Bulgaria sulla mappa mondiale del turismo, e farà del paese una meta riconoscibile”, aveva dichiarato nell’agosto 2025 l’allora ministro del Turismo Miroslav Borshosh, all’annuncio dell’accordo con RCS per portare la corsa in Bulgaria.

Per assicurarsi la corsa e l’enorme visibilità che accompagna il Giro, l’esecutivo Zhelyazkov ha poi stanziato 15 milioni di euro a inizio gennaio 2026, quando aveva già presentato le proprie dimissioni, consegnando così l’incombenza della preparazione al governo tecnico presieduto da Andrey Gyurov.

Per un attimo, il destino del Giro in Bulgaria è sembrato in bilico, con il caos istituzionale a rallentare i lavori di preparazione e dubbi sulla trasparenza degli appalti arrivati fino all’aula del parlamento di Sofia. Alla fine, però, nonostante i ritardi e le voci di spesa mai del tutto chiarite, la Bulgaria dovrebbe arrivare pronta all’appuntamento della “Grande Partenza” di oggi.

“Ci aspettiamo che la partenza e le prime tre tappe del Giro porteranno alla Bulgaria ricadute importanti sia in termini economici che d’immagine”, hanno dichiarato fonti del Ministero dello Sport ad OBCT.

Tra gli obiettivi dichiarati, ci sono un aumento della presenza turistica durante lo svolgimento della corsa, ma anche la possibilità di utilizzare la diretta televisiva come spot e cartolina per promuovere le località turistiche più promettenti del paese.

Il percorso ricalca quindi queste intenzioni: la prima tappa del Giro, un grande circuito piuttosto pianeggiante, porterà la corsa da Nassebar fino a Burgas, città portuale tornata ed essere vivace negli ultimi anni. Da qui, il giorno dopo, il Giro si dirigerà verso l’interno, inoltrandosi tra le cime dei Balcani per arrivare a Veliko Tarnovo, la capitale della Bulgaria medievale, arroccata intorno alle anse incassate e spettacolari del fiume Yantra.

Il 10 maggio, la terza e ultima tappa bulgara unirà, pedalata dopo pedalata, le due città più note e rappresentative del paese: Plovdiv, l’antichissima Filippopoli, cuore pulsante della Tracia e la capitale Sofia, centro nevralgico, politico ed economico della Bulgaria moderna, passando per la località sciistica di Borovets, abbarbicata sui pendii scoscesi del massiccio della Rila.

Un’organizzazione travagliata

Nonostante organizzi la sua corsa nazionale dal 1924 (il Giro di Bulgaria, è la terza corsa a tappe più antica del Vecchio Continente dopo Tour de France e Giro d’Italia, aperta ai professionisti dal 2000) il paese balcanico non ha esperienze pregresse nella gestione di un evento sportivo ciclistico complesso come il Giro d’Italia.

L’inesperienza, insieme ai travagli politici del paese, hanno creato momenti di ansia sulla sorte delle tappe bulgare del Giro. A inizio marzo, il nuovo ministro tecnico dello Sport, Dimitar Iliev, durante un’interrogazione parlamentare aveva espresso serie preoccupazioni sullo stato della preparazione, in evidente ritardo. Ad impensierire era soprattutto la qualità del manto stradale in numerosi tratti attraversati dalla corsa rosa, con i lavori di sistemazione e messa in sicurezza in ritardo sui tempi previsti e i costi in rapido aumento.

Il Giro e la cultura italiana

Giro d'ItaliaIn Bulgaria il Giro porta anche un pezzo di cultura italiana. Da segnalare la mostra “GIRO D’ITALIA. Breve storia dell’Italia su due ruote”, presso la Galleria Nazionale / Kvadrat 500 a Sofia, che racconta l’Italia in bici dalla fine degli anni ’40 ad oggi, non solo mezzo di trasporto, ma simbolo di rinascita individuale e collettiva. La mostra, che presenta opere di numerosi artisti contemporanei, è visitabile fino al prossimo 5 luglio.

Alla fine, però, tutto dovrebbe essere pronto per la partenza di oggi. “Non ho mai dubitato che ce l’avremmo fatta, anche se la crisi politica degli ultimi mesi ha senz’altro reso le cose più complicate”, racconta a OBCT Simeon Kyuchukov, giornalista di Eurosport e una delle voci più appassionate e competenti sul ciclismo in Bulgaria. “A molti sindaci dei comuni attraversati dal Giro, che mi esprimevano timori, ho detto di mantenere un approccio positivo, e ho ricordato loro che anche in Italia molte cose si sistemano un po’ all’ultimo minuto”.

Se il percorso dovrebbe essere ora in regola, sui costi restano però punti interrogativi. In tutto la Bulgaria dovrebbe aver speso intorno ai trenta milioni di euro per il Giro. Solo per sistemare le strade, sarebbero stati spesi dieci milioni, ma a fine marzo il ministro tecnico dello Sviluppo regionale, Nayden Naydenov, parlava di costi moltiplicati per cinque rispetto al budget iniziale. “L’organizzazione della corsa è un esempio emblematico della cattiva pianificazione e organizzazione dell’Agenzia ‘Infrastruttura stradale’”, concludeva il ministro.

Speranze di sportivi e appassionati

Per gli sportivi e gli appassionati di ciclismo bulgari, l’arrivo della “corsa rosa” nel paese è sicuramente un avvenimento speciale. “È un sogno realizzato. Probabilmente unico, visto che difficilmente vedremo due volte il Giro in Bulgaria nel corso della nostra vita”, confida Kyuchukov, che racconta di un movimento in crescita, almeno dal punto di vista amatoriale, ed un calendario fitto di eventi.

Meno brillante la situazione tra i professionisti: almeno fino ad oggi, il paese non ha dato i natali a corridori professionisti in grado di lasciare il segno nelle competizioni internazionali, e l’unico atleta bulgaro a partecipare al Giro è stato Nikolay Mihaylov, che ha gareggiato nell’edizione del 2015.

Il 2025 è stato poi un anno particolarmente complicato, visto che l’Unione ciclistica internazionale (UCI) ha sospeso per due anni il presidente e il vice-presidente della Federazione ciclistica bulgara per gravi infrazioni al codice etico, tra cui la manipolazione di gare.

Non esistono formule magiche, ma in Bulgaria il ciclismo ha bisogno di attirare nuovi appassionati e praticanti se vuole fare un salto di qualità”, conclude Kyuchukov. “Da questo punto di vista, l’arrivo del Giro potrebbe avere un enorme effetto volano, soprattutto se siamo in grado di giocarci bene le carte, avvicinare i giovani a questo sport e creare corridori di talento, in grado di farsi strada nel mondo dei professionisti”.

C’è poi chi guarda all’arrivo della “corsa rosa” in Bulgaria non solo come evento sportivo, ma come occasione per riaprire il dibattito sulla promozione della bicicletta come mezzo di trasporto urbano, ecologico ed economico.

“Sofia e la Bulgaria in generale non sono oggi molto attenti a promuovere l’uso della bici e a proteggere i ciclisti. Nella capitale, ad esempio, la rete di piste ciclabili è limitata e frammentata. Molte delle piste, sono realizzate in modo che non mette al sicuro chi pedala”, commenta ad OBCT Ognyan Bozhilov, uno dei principali animatori di “Sofenhagen”, gruppo informale che nella capitale Sofia promuove il ciclismo come mezzo non solo di trasporto, ma anche di socializzazione ed inclusione.

La municipalità di Sofia negli ultimi anni ha mostrato maggiore sensibilità, creando un gruppo di lavoro con i rappresentati della società civile, ma i risultati stentato ad arrivare: l’ultima pista ciclabile realizzata ad esempio, nel centralissimo bulevard Patriarh Evtimii, ha sollevato forti polemiche con chi – allo spazio per le bici – preferiva posti macchina e parcheggi.

In occasione dell’arrivo del 10 maggio, il comune di Sofia organizza un tour ciclistico della città – dedicato a ciclisti amatoriali, bambini e famiglie – che attraverserà le vie del centro per dare il benvenuto ai corridori, con in testa il sindaco della città Vasil Terziev. La speranza è che l’evento ispiri l’amministrazione della capitale a decisioni più coraggiose.

“Di sicuro un evento come il Giro avrà una ricaduta importante sulla promozione turistica della Bulgaria. Credo che possa dare una spinta visibile anche a rilanciare il ciclismo come disciplina sportiva. Perché Sofia e le altre città bulgare diventino a misura di bicicletta però, c’è bisogno di un cambio di mentalità e di un lavoro sul lungo periodo. Il Giro di certo non basta, ma può essere un punto di partenza per riaprire il dibattito su ambiente urbano e mobilità alternativa a ritmo di pedali”, conclude Bozhilov.

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