Ungheria-Macedonia del nord: cade Orbán, viene estradato Gruevski?
Dopo la sconfitta di Orbán, torna in bilico il destino dell’ex premier macedone Nikola Gruevski, che dopo alcune condanne in patria è fuggito in Ungheria dove ha ricevuto asilo politico. Il nuovo premier Peter Magyar ha definito Gruevski “un criminale”, aprendo la strada a una possibile estradizione

Proteste contro Gruevski nel 2018, Skopje © Alexandros Michailidis/Shutterstock
Proteste contro Gruevski nel 2018, Skopje © Alexandros Michailidis/Shutterstock
Dopo la sconfitta di Viktor Orbán alle elezioni parlamentari in Ungheria, non passa giorno in Macedonia del Nord senza che vengano pubblicati articoli giornalistici su cosa potrebbe accadere ora nel paese, e in particolare sull’ex primo ministro macedone Nikola Gruevski, che ha ottenuto asilo in Ungheria nel 2018.
Il vincitore delle elezioni ungheresi, Peter Magyar, leader dell’opposizione del partito Tisza, ha dichiarato che il suo paese non sarà più una discarica per criminali stranieri a cui Orbán aveva concesso asilo, facendo esplicitamente il nome di Gruevski.
Otto anni fa, Gruevski era fuggito in Ungheria per evitare di scontare due anni di reclusione per l’acquisto illegale di un’auto blindata Mercedes.
Da lì, aveva scritto sui social media che la sua vita era in pericolo e che aveva richiesto asilo politico alle autorità ungheresi, concesso una settimana dopo. In post successivi, aveva affermato di essere vittima di processi truccati politicamente dall’allora governo SDSM e che nel paese non esistevano le condizioni per un processo equo.
Le autorità macedoni hanno presentato più richieste di estradizione per Gruevski. Tuttavia, nel giugno 2019, un tribunale ungherese ha affermato che non sussistevano le condizioni necessarie poiché a Gruevski era già stato concesso asilo politico.
Da allora, Gruevski vive a Budapest, dove spesso condivide sui social network analisi politiche e commenti sulla situazione in Macedonia del Nord. Nel frattempo, la sentenza è caduta in prescrizione e ora sono attivi altri due mandati di arresto nei suoi confronti: uno per 18 mesi di reclusione (la prescrizione scade il 10 settembre 2027) e uno per nove anni, che scade l’11 febbraio 2043.
In Macedonia del Nord, il primo ministro Hristijan Mickoski ha sottolineato che, se l’ex primo ministro latitante Nikola Gruevski dovesse tornare nel paese da Budapest, finirà in prigione perché su di lui è stata emessa una sentenza definitiva.
“Tutte le leggi si applicano e un governo deve rispettare le leggi e le istituzioni dello Stato, e ogni persona ha il diritto di presentare ricorso in seguito. Per quanto riguarda un suo eventuale ritorno e quando, non ho aspettative al riguardo”, ha commentato Mickoski.
Venko Filipce, presidente dell’attuale partito di opposizione SDSM, ha sollevato la questione del futuro di Gruevski “quando non avrà più un protettore a Budapest”. Ha chiesto se il governo abbia già presentato una richiesta di estradizione per Gruevski e se tale richiesta verrà presentata.
“Gode di ospitalità da anni. Fuggirà in Russia o altrove, oppure tornerà per scontare la sua pena? Accolgo con favore il messaggio chiaro e inequivocabile del nuovo primo ministro ungherese, espresso in conferenza stampa, secondo cui estraderà coloro che si nascondono sul suo territorio, che ha finalmente definito Nikola Gruevski un criminale. Questa è la fine dell’era in cui Budapest era un rifugio sicuro per tutti i criminali”, ha dichiarato Filipce in conferenza stampa.
L’SDSM sostiene che Nikola Gruevski sia attualmente in possesso sia di un passaporto ungherese che di uno serbo. “È chiaro che Gruevski ha alleati politici e protettori potenti: dietro tutto questo ci sono Viktor Orbán e Aleksandar Vučić, i mentori politici di Mickoski”, ha affermato il partito di opposizione in un comunicato stampa.
“Ovviamente, l’inerzia del governo di Mickoski e il persistente rifiuto di inviare una nuova richiesta di estradizione costituiscono un tentativo deliberato di lasciare spazio a Nikola Gruevski e di proteggerlo”.
Il governo e l’opposizione si sono scontrati verbalmente anche nel 2025 sulla questione ungherese, a causa del prestito di un miliardo di euro ricevuto dalla Macedonia del Nord dall’Ungheria. Mentre il governo affermava che il denaro avrebbe contribuito a saldare vecchi debiti e a rilanciare l’economia, l’opposizione ha criticato il fatto che i fondi provenissero in realtà dalla Cina, rischiando di rafforzare l’influenza di Pechino sul Paese.
Dopo l’annuncio della possibilità di estradizione di Gruevski, questione attualmente nelle mani dei tribunali ungheresi, i media della Macedonia del Nord hanno analizzato i possibili scenari.
Secondo il portale Collegium, l’estradizione dall’Ungheria è un processo in due fasi (giudiziaria e ministeriale) ai sensi di una legge del 1996, che prevede un controllo giurisdizionale di legalità e una decisione ministeriale di consegna, che generalmente prevede una doppia condanna penale (fino a un anno di reclusione). Per gli Stati membri dell’UE, la procedura è semplificata, in quanto è eliminato il ruolo del ministro nella decisione di estradizione.
“L’autorità competente per le procedure di estradizione ungheresi è il ministero della Giustizia, sebbene le indagini e gli arresti coinvolgano spesso il Tribunale regionale di Budapest”, scrive Collegium. “In tal caso, il tribunale decide innanzitutto se sussistono le condizioni legali e, in tal caso, il ministro della Giustizia decide sulla consegna vera e propria. Segue poi una valutazione giudiziaria, durante la quale i tribunali confermano il rispetto degli accordi internazionali”.
Il portale 360stepeni ha intervistato Zsolt Szekeres, avvocato del Comitato di Helsinki ungherese, il quale ha sottolineato che l’asilo di Nikola Gruevski non può essere revocato facilmente o dall’oggi al domani e, fino ad allora, non può essere estradato.
“Lo status di rifugiato è soggetto a revisione periodica, ogni tre anni. Aveva anche il diritto di richiedere la cittadinanza ungherese nel 2021”, spiega Zsolt Szekeres.
Sul tema dell’Ungheria, il partito di opposizione SDSM ha presentato denunce penali contro cittadini ungheresi che considera i proprietari di Alfa TV, con la quale il leader Venkov Filipce è in costante conflitto, per sospetti di un sistema organizzato di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e falsificazione di libri contabili.
Ci sono indizi ragionevoli che, nel periodo dal 2017 in poi, circa 2,85 milioni di euro siano stati trasferiti dall’estero in Macedonia del Nord attraverso una rete internazionale di transazioni, e poi finiti in Alfa TV. Questi fondi sono stati occultati attraverso contratti fittizi di marketing e pubblicità con aziende che non hanno una reale attività sul mercato macedone, afferma l’SDSM.
L’Associazione dei giornalisti della Macedonia e l’Unione indipendente dei giornalisti e dei lavoratori dei media hanno reagito dichiarando inaccettabile e inappropriato che il presidente di un partito politico rivolga pubblicamente gravi accuse accompagnate da una retorica diffamatoria nei confronti di giornalisti e media.
Secondo le organizzazioni, non si tratta di un caso isolato, ma di una pratica preoccupante in cui i soggetti politici cercano sempre più spesso di orchestrare campagne per diffamare giornalisti e redazioni.










