Eid al-Fitr: come si festeggia nei Balcani la fine del Ramadan?
Oggi finisce il mese di Ramadan e i musulmani dei Balcani celebrano l’Eid al-Fitr con riunioni familiari, aiutando i bisognosi e con messaggi di convivenza. Con cinque brevi interviste in paesi diversi, raccontiamo una festa che vuole essere un momento di dignità, unione e rinascita

Una sera a Sarajevo durante il Ramadan © yomesz / Shutterstock
Una sera a Sarajevo durante il Ramadan © yomesz / Shutterstock
Dopo il mese di Ramadan, caratterizzato da digiuno, preghiera e solidarietà, oggi, 20 marzo, i musulmani celebrano l’Eid al-Fitr, una delle più importanti festività islamiche, dedicata alla gioia, alla convivialità e al ripristino dei legami familiari e sociali.
Nei Balcani, dove si intrecciano culture, religioni e identità diverse, l’Islam è presente da oltre cinque secoli, plasmando la vita quotidiana, i costumi e la memoria collettiva delle comunità. In questo contesto di continuità, il Ramadan e l’Eid al-Fitr sono profondamente radicati come rituali familiari e sociali che si tramandano di generazione in generazione.
Il Ramadan, come periodo di digiuno e autodisciplina, rievoca i valori fondamentali dell’Islam: responsabilità, solidarietà e cura dell’altro. L’Eid porta un momento di gioia condivisa, di incontro e di rinnovamento dei rapporti interpersonali, anche in contesti dilaniati da guerre.
Ahmed Hrustanović, l’imam di Srebrenica
“Se non avessi fede e uno stile di vita conforme ad essa, sarebbe molto più difficile per me affrontare tutti i traumi e i ricordi della guerra”, afferma l’imam Ahmed Hrustanović.
Nell’Islam, l’imam è funzionario religioso che guida la preghiera, rivestendo però anche un ruolo più ampio come guida spirituale e insegnante nella comunità, una persona che interpreta la fede, consiglia i fedeli e partecipa alla vita quotidiana della comunità.
Ahmed Hrustanović è originario di Srebrenica, dove nel luglio del 1995 le forze serbo-bosniache avevano ucciso suo padre e numerosi membri della sua famiglia in un crimine ufficialmente dichiarato genocidio dal Tribunale dell’Aja. Dopo la guerra, Hrustanović è tornato a Srebrenica, dove vive tuttora con la moglie e i figli, costruendo una vita e preservando la memoria del passato. Allo stesso tempo, è dedito alla pace e al rispetto della dignità umana, guardando al futuro.
- Ahmed Hrustanovic nella moschea di Srebrenica. Foto: Edin Krehic
“Il fatto che le persone si riuniscano nelle moschee ricostruite dimostra che, per quanto ci si provi, non si può distruggere un popolo”, afferma Hrustanović.
Per l’imam di Srebrenica il Ramadan e l’Eid sono una forza trainante.
“Nonostante le uccisioni e la distruzione delle moschee, le persone sono tornate e le moschee sono state ricostruite”, sottolinea Hrustanović. “Per quanto potente possa sembrare, il male viene sempre sconfitto. A trionfare sono la vita e il bene. È una legge naturale che non può essere cambiata”.
L’imam spiega che i bambini e i giovani sono una risorsa speciale per Srebrenica.
“Per me è una gioia particolare poter trascorrere del tempo con i bambini di Srebrenica e vederli crescere. Anch’io ero un bambino di Srebrenica, spaventato e disperato. Oggi, insieme ai bambini felici e vivaci, stiamo costruendo un futuro che pensavo non sarebbe mai stato possibile”, afferma Hrustanović.
Mersiha Smailović, l’avvocata e attivista di Skopje
Il Ramadan è il nono mese del calendario lunare islamico in cui si pratica il digiuno dall’alba al tramonto. Durante questo periodo, i fedeli si astengono da cibo, bevande e altri bisogni primari, ma l’essenza del digiuno va oltre la semplice rinuncia fisica. Si tratta di una disciplina interiore, attraverso l’autocontrollo e un consapevole volgersi verso l’altro.
Mersiha Smailović è un’avvocata e attivista di Skopje che con le sue azioni ha spostato i confini della lotta per il diritto delle donne all’identità personale ed è stata la prima donna candidata alla presidenza del Macedonia del Nord.
“Per me, il Ramadan e l’Eid non sono soltanto un aspetto religioso della vita, ma un segmento profondamente etico e sociale che ci ricorda l’essenza della dignità umana, soprattutto in una società, come quella odierna, piena di sfide”, sottolinea Smailović.
Durante il Ramadan, Mersiha si dedica con particolare attenzione all’autocontrollo, all’empatia e alla pace interiore, valori che, a suo avviso, permettono alla donna di sfuggire agli stereotipi imposti e di riconquistare un’autenticità personale.
“Una donna nella sua casa, durante il Ramadan, crea un’atmosfera festiva peculiare. Per me, la dignità di una donna non deriva dalle aspettative sociali, ma dalla consapevolezza, dall’integrità e dalla libertà di ogni donna di essere se stessa. Sono l’Islam e il Ramadan a ricordarci questa libertà interiore quando rinunciamo al cibo per concentrarci sulla nostra spiritualità interiore”, sottolinea la nostra interlocutrice.
Mersiha vede nel concetto di responsabilità la lezione più profonda del Ramadan.
“Il digiuno non significa solo rinunciare a cibo e bevande, è una decisione consapevole di diventare persone migliori, più oneste e attente alle ingiustizie”, spiega Smailović. “Cerco di trasmettere questo messaggio attraverso il mio impegno professionale e sociale. Credo che oggi una leadership che non poggi su solidi principi di vita non abbia alcun valore. L’Islam ci insegna che il migliore è colui che contribuisce maggiormente alla comunità, e questa sfida si amplifica durante il Ramadan”.
Per Mersiha, contribuire alla società non è un privilegio, bensì un dovere profondamente sentito.
“La religione, nella sua essenza, è la ricerca della giustizia, della conoscenza e della dignità. Sono questi i valori su cui poggia il concetto moderno di diritti umani, compresi i diritti delle donne. Ecco perché, per me, i diritti delle donne non sono un fenomeno recente, bensì un ritorno a valori autentici che sono stati spesso soppressi nel corso della storia”, sottolinea Smailović. “Ogni donna ha diritto all’istruzione, al benessere economico e alla partecipazione pubblica. Queste idee non sono in contraddizione con la religione, al contrario. Sono in sintonia con i principi fondamentali sanciti nei Libri sacri dell’Islam”.
Jasmin Redžepi, l’operatore umanitario che aiuta i rifugiati
Jasmin Redžepi, marito di Mersiha, operatore umanitario e analista dei fenomeni sociali, è anche presidente dell’organizzazione LEGIS, che da anni fornisce assistenza a migranti, rifugiati e soggetti socialmente vulnerabili. Attivista di lunga data, ha partecipato a numerose iniziative umanitarie internazionali.
“Lo scopo del digiuno è immedesimarsi in chi non può permettersi un pasto regolare durante l’anno. Grazie alla consapevolezza dei nostri donatori, cittadini responsabili, la nostra organizzazione fornisce e distribuisce cibo in Macedonia, Gaza, Siria e Sudan, nonché ai rifugiati. Lo spirito del Ramadan è nella solidarietà, nella cura dell’altro”, sottolinea Redžepi.
- Jasmin e Mersiha con la famiglia. Foto: Edin Krehic
Durante i giorni dell’Eid, come spiega Redžepi, i fedeli visitano prima le proprie famiglie, poi gli anziani e i malati, i vicini e le persone socialmente vulnerabili.
“Nei Balcani, i musulmani vivono in contesti diversi e trascorrono la festa dell’Eid con i loro vicini non musulmani, che a loro volta attendono con impazienza questa festività per via della deliziosa baklava e della piacevole atmosfera che si respira nelle case musulmane. Durante il Ramadan, i musulmani invitano a cena i vicini e gli amici non musulmani. L’Eid è un vero esempio di convivenza tra i popoli dei Balcani”.
A Skopje, una delle città più antiche dei Balcani, da ormai sei secoli musulmani e non musulmani vivono fianco a fianco, come in molte altre città dell’area, condividendo gioie e sofferenze. Redžepi sottolinea che molte persone non musulmane donano oggi denaro e cibo per aiutare i più vulnerabili e che da tre anni inviano regolarmente aiuti a Gaza.
Dalle prime ore del mattino, quindi dal suhur [il pasto mattutino, consumato prima dell’alba, durante il Ramadan, ndt], fino all’iftar [il pasto serale con cui si interrompe il digiuno quotidiano, ndt], la giornata di Ramadan è scandita dal ritmo della convivialità e del silenzio, del lavoro e della preghiera. Particolare attenzione viene dedicata alle azioni e ai pensieri, cercando di evitare parole e comportamenti negativi, sviluppando una più profonda empatia per chi vive in povertà. È proprio per questo che il Ramadan nei Balcani assume una forte dimensione sociale: è un periodo in cui le persone, con maggiore dedizione rispetto al resto dell’anno, si aiutano a vicenda, organizzano pasti comunitari e condividono ciò che hanno con i bisognosi.
Almedina Dodić a Ulcinj in Montenegro
La nostra prossima interlocutrice è Almedina Dodić, membro della comunità albanese del Montenegro. Almedina vive nella città costiera di Ulcinj e da anni lavora nel settore civile, concentrandosi sui giovani provenienti da comunità emarginate, sull’istruzione informale e sulle questioni di sviluppo sociale. È inoltre coinvolta nell’Iniziativa globale contro la criminalità organizzata transnazionale e recentemente è diventata coordinatrice della sezione giovanile dell’organizzazione WestBalkanNet.
“Il Ramadan ci insegna la pazienza, la solidarietà e la comprensione dell’altro, dimostrando come questi valori possano aiutare i giovani montenegrini a superare le divisioni e a costruire legami reciproci più sinceri”, sottolinea Almedina. “Il Ramadan è sicuramente il mese dell’anno in cui siamo tutti più aperti, più uniti e tendiamo la mano agli altri. È attraverso questi valori che i giovani possono imparare a fermarsi, ad ascoltarsi a vicenda e a uscire dagli schemi di pregiudizi e divisioni, il più delle volte ereditati dalle generazioni precedenti”.
Almedina è contenta di aver contribuito a promuovere e sviluppare una rete che riunisce i giovani provenienti da numerosi paesi.
“Le festività sono un’occasione per sperimentare questi valori in pratica. Attraverso visite, conversazioni e cooperazione, i giovani hanno la possibilità di conoscersi e trovare un linguaggio comune, ed è questo l’ideale per cui mi batto”, spiega Almedina.
Nell’ambito del suo impegno professionale, ha avuto l’opportunità di portare i giovani a visitare moschee, templi e cattedrali.
“Poter crescere a contatto con culture diverse è una grande ricchezza che dobbiamo preservare. La capacità di parlare lingue diverse e di comprendersi reciprocamente è un valore immenso”, afferma Almedina Dodić.
Amila Vukić, tra i giovani musulmani di Bar
Una sua cara amica, l’economista Amila Vukić di Mrkojevići, vicino a Bar, sulla costa montenegrina, lavora per una grande azienda con sede in Germania ed è responsabile dell’Associazione dei giovani della comunità islamica di Bar.
“Mi piace socializzare e incontrare persone diverse, ma mi piace anche raccontare la mia città, la mia terra, e spesso in queste conversazioni parlo in generale della bellezza dell’Islam”, spiega Amila. “È come se una storia o un evento si imponessero spontaneamente. E quale modo migliore per far conoscere questa ricchezza e questa bellezza agli altri se non attraverso le parole sul Ramadan e sull’Eid?”.
- Amila Vukić e Almedina Dodić. Foto: Edin Krehic
Amila è consapevole che oggi le differenze vengono enfatizzate molto più delle somiglianze.
“Mi preme però precisare che non è così nella mia città natale, Bar. La nostra città è nota per la sua multietnicità, testimoniata dal fatto che qui diverse nazionalità, culture, lingue e religioni convivono in armonia da secoli. I nostri vicini e amici ci vengono a trovare per l’Eid, così come noi andiamo a trovarli per le loro festività, Natale e Pasqua. E sanno come ricambiare il favore in modo molto piacevole, organizzando degli iftar per noi musulmani”, sottolinea Amila Vukić.
Bar è una cittadina costiera relativamente piccola e Amila ritiene che in luoghi come questi si dia maggiore importanza alla tradizione e alla comunità, anche se la famiglia resta il primo luogo dove si imparano tutti i valori fondamentali.
“Quindi, il senso di comunità è quasi sempre presente, soprattutto durante l’Eid, quando tutto intorno a noi sembra fermarsi per tre o quattro giorni, tranne l’amore, le emozioni, la bellezza. E la nostalgia di chi non c’è più”, conclude Amila Vukić.
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