Gorizia e Nova Gorica, oltre le divisioni del passato
Chi lo avrebbe mai detto che Gorizia e Nova Gorica sarebbero finite in un fumetto di Nathan Never. È accaduto all’inizio di quest’anno, per celebrare la Capitale europea della cultura GO 2025. Le due Gorizie, sia nel fumetto che nell’iniziativa, diventano un luogo dove è possibile costruire il futuro sopra le fratture del passato

Nova Gorica, Slovenia © JRP Studio/Shutterstock
Nova Gorica, Slovenia © JRP Studio/Shutterstock
Al Maks di Nova Gorica le sedie erano quasi finite, ma la gente continuava ad arrivare, anche se mancava ancora molto all’evento. Quel mercoledì di metà gennaio, in quel caffè letterario, il clima pareva quello che si sarebbe potuto respirare in un locale del centro di New York o di Milano.
Sugli scaffali c’erano tutti i libri che definivano il vasto territorio del goriziano in senso lato, raccontato in tante lingue diverse. Nel locale gli avventori intrecciavano sloveno, italiano, friulano e inglese, a volte saltando da una lingua all’altra persino nello stesso gruppo. Al bancone del bar un ragazzo beveva il suo latte matcha; poco più in là c’era chi assaporava vino pregiato, chi brindava con una bottiglia di spumante o chi, molto più semplicemente, sorseggiava un’aranciata o degustava un caffè. L’attesa era nell’aria. Tutti erano lì per la presentazione di Nathan Never. Il fortunato fumetto, per celebrare la Capitale europea della cultura, aveva voluto ambientare due delle sue avventure in zona. Un’occasione troppo ghiotta per non stampare una versione molto curata della storia anche in sloveno. Era proprio la presentazione di quei volumi che tutti stavano aspettando.
Nel goriziano le connessioni sono tante, esistono da sempre e non vanno mai a senso unico, anche nel campo della cultura. Nello specifico, però, gli appassionati di Nathan Never e degli altri fumetti pubblicati in Italia non mancano nemmeno sul versante sloveno di quella regione. Del resto, il passaggio del confine da Nova Gorica a Gorizia per fare incetta in edicola di riviste, giornali e libri è una tradizione che risale ancora ai tempi della Jugoslavia. All’epoca, su quelle pagine acquistate in Italia si trovava un altro mondo, diverso da quello rappresentato dalla federazione socialista. Se qualcuno avesse detto allora ai tanti lettori sloveni che un giorno Nova Gorica e la loro regione, avrebbero trovato spazio in quelle pubblicazioni che si portavano a casa, non gli avrebbero creduto; e se avesse aggiunto che la loro realtà sarebbe stata descritta perlopiù in toni superlativi, sarebbe stato preso per pazzo.
La presentazione della versione slovena di Nathan Never è stata un bel modo per chiudere la Capitale europea della cultura, una maniera per dire alla Slovenia: guardate che, anche se non ve ne siete accorti o avete fatto finta di non accorgervene, noi qui al confine abbiamo fatto qualcosa di grande. Ce lo dice anche Nathan Never. Nelle atmosfere cyberpunk in cui si muovono i personaggi della storia, le due Gorizie diventano una futuristica metropoli dove, in una realtà che continua a restare transfrontaliera, plurima e plurale, è possibile costruire il futuro sopra le fratture del passato.
Una fantastica metafora di GO 2025 e di ciò che ha lasciato a un territorio che, nonostante i confini, ha sempre cercato di respirare insieme. Al di là dei sogni e delle utopie, è certo che oggi tutti i goriziani si trovano a vivere in un contesto più plurilingue, meno periferico e molto più urbano di quanto fosse quando, tanti anni fa, iniziarono a ideare questo coraggioso percorso.
Le due città continuano ad avere alle loro spalle un passato tragico e memorie divise, differenti e inconciliabili. Da una parte Nova Gorica, la città nata dopo la Seconda guerra mondiale, alle porte di quella che per gli jugoslavi e per gli sloveni era la Gorizia perduta, quella città tanto desiderata e tanto simbolica, lasciata fuori dai confini nazionali. Per curare quella ferita disboscarono una parte del versante del Monte Sabotino e vi scrissero sopra, con le pietre: “Naš Tito”, nostro Tito, premurandosi che lo slogan fosse ben visibile dall’Italia.
Dall’altra parte del confine, il Maresciallo non è sinonimo né di liberazione né di libertà. Mussolini continua a essere fieramente cittadino onorario di Gorizia e i reduci della Decima Mas non smettono di commemorare i loro caduti.
Per alcuni, quindi, GO 2025 non è stata altro che la capitale dell’ipocrisia, ma altri vedono proprio in queste contraddizioni la forza del progetto e le radici del successo dell’impresa: due amministrazioni divise dal confine, dalla lingua, dal credo politico, capiscono che solo collaborando possono ridare centralità alle loro città e alla loro regione. Tito e Mussolini, le memorie divise e contrapposte, non diventano più un peso o un ostacolo, non servono più a erigere barriere, ma diventano la ragione della riuscita del progetto.
Amministratori intelligenti, più che costruire le proprie fortune su un passato che non passa, devono preoccuparsi di immaginare il futuro, ed è proprio questo che hanno fatto a Gorizia e a Nova Gorica. Ovviamente si sarebbe potuto fare di più: la Capitale della cultura avrebbe potuto essere più integrata, il programma più comune, ma questi sono solo dettagli. Il risultato raggiunto è straordinario.
Nova Gorica era stata una lontana periferia per Lubiana, mentre per chi abitava al di là del confine non era altro che la capitale del gioco d’azzardo e dei divertimenti notturni. Ora la città esprime la propria dimensione culturale e urbana, che pochi fino a poco tempo fa erano disposti a riconoscerle.
Gorizia, da città di periferia, è diventata il centro dell’attività culturale del Friuli-Venezia Giulia e il ponte della regione e dell’Italia verso la Slovenia. Le molte iniziative organizzate in città hanno coinvolto anche gli sloveni e la locale minoranza slovena. La Gorizia italiana, d’un tratto, è sembrata finalmente riappacificata anche con la sua identità slovena. Un bel risultato.
Il simbolo di tutto questo è sintetizzato su una vetrina del pieno centro di Gorizia, dove compare l’insegna Senza meja: è quella dell’associazione dei giovani viticoltori dell’una e dell’altra parte del confine. Un bel modo per giocare con le lingue e con un bilinguismo reale, che si rivela molto più vivo di quello formale.
Senza confini è un bellissimo proposito ed era una bellissima realtà che l’area Schengen aveva regalato per un momento a tutti. Ora tutto pian piano sta diventando un’utopia, a cui però i goriziani non hanno mai smesso di credere.
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