Ucraina, un copione giĆ  visto

Il ventilato ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica ĆØ semplicemente impossibile, almeno finchĆ© sul suo territorio esisterĆ  un conflitto irrisolto. E questo potrebbe favorire la de-escalation del conflitto

16/02/2022, Danilo Elia

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Truppe ucraine a Kharkiv, Ucraina, 31 gennaio 2022 - Ā© Seneline/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da Atlante delle Guerre il 15 febbraio 2022)

Notizia per chi si ĆØ perso qualche puntata sull’Ucraina dal 2013: la guerra c’è giĆ . Notizia numero due: l’integritĆ  territoriale dell’Ucraina ĆØ stata giĆ  violata. Due volte, in Crimea e in Donbass. Dobbiamo ricordarlo perchĆ© la minaccia che incombe in queste ore ai confini con la Russia e la Bielorussia – 140mila uomini, in aumento, artiglieria, rifornimenti, la flotta del Mar Nero che lascia le basi – ĆØ attuale e concreta. Per gli ucraini però non si tratta del rischio di una guerra, ma di un’altra guerra nel loro paese. Una differenza non da poco nel modo in cui raccontiamo e la percepiamo fuori dall’Ucraina quello che sta succedendo. PerchĆ© se gli ucraini questo lo sanno bene, le diplomazie occidentali – e parte dei media – sembrano averlo dimenticato. Chi oggi si adopera, o dice di farlo, per scongiurare l’invasione; chi si schiera in difesa dell’integritĆ  territoriale; chi minaccia la Russia di pesanti conseguenze in caso di azioni militari sul suolo ucraino sta mettendo in scena una commedia giĆ  vista, otto anni fa. Quali furono le conseguenze allora? Annessione manu militari della Crimea e guerra in Donbass. Guerra che, nonostante i ripetuti cessate il fuoco, si continua tuttora a combattere.

A Kiev, invece, la memoria ĆØ ancora fresca. E la consapevolezza che, in caso di invasione russa dovranno vedersela da soli, ha un nome: ā€œMemorandum di Budapestā€. Quando nel 1994, all’indomani del crollo dell’Unione sovietica, in Occidente aleggiava l’incubo che i brandelli di arsenale nucleare finiti nelle mani di nuovi stati e governi potessero diventare fuori controllo, Usa e Regno unito ottennero dall’Ucraina da poco indipendente lo smantellamento delle proprie testate. In cambio, insieme alla Russia, si fecero garanti dell’indipendenza e dell’integritĆ  territoriale del Paese. Merita ripetere: Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono fatti insieme garanti dell’integritĆ  territoriale dell’Ucraina. Meno di vent’anni dopo, quegli accordi si sono rivelati carta straccia. Per qualcuno oggi il solo ricordo ĆØ fonte d’imbarazzo. A Kiev invece sono un memento, la prova che neanche questa volta la diplomazia salverĆ  l’Ucraina dall’aggressione russa.

Gli ucraini se la dovranno vedere da soli sul terreno, come del resto fanno giĆ  da otto anni in Donbass. Oltre le dichiarazioni di solidarietĆ , il chiacchiericcio scomposto delle diplomazie, le minacce di sanzioni alla Russia, nessuno muoverĆ  un dito. In fondo, lo ha detto anche Putin ai media francesi durante l’ultima visita di Macron a Mosca: ā€œVolete che la Francia vada in guerra contro la Russia?ā€. Possiamo mettere qualunque Paese, compresa la Nato, al posto della parola ā€œFranciaā€. Questo però non vuol dire che i Paesi occidentali non possano fare nulla in termini militari. Possono dare agli ucraini i mezzi per difendersi da soli. Ed ĆØ quello che in parte stanno facendo, con la fornitura di missili anticarro di ultima generazione Javelin e NLAW. Non si tratta di una corsa agli armamenti per procura, ma di elevare l’effetto di deterrenza che un costo elevato della guerra, anche in termini di vite umane, può avere per Putin.

E la Nato? ƈ vero, Putin ha provato a gettare la chiave inglese negli ingranaggi dell’Alleanza atlantica. ƈ anche vero però che la narrativa dell’espansione della Nato ĆØ viziata da più di una fallacia logica. Intanto perchĆ© Mosca condivide giĆ  dei confini con il ā€œnemicoā€ e ha addirittura un territorio completamente circondato da membri Nato (ĆØ l’exclave di Kaliningrad). Ma soprattutto perchĆ© il ventilato ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza ĆØ semplicemente impossibile, almeno finchĆ© sul suo territorio esisterĆ  un conflitto irrisolto. Esattamente come per la Georgia, dopo l’invasione russa dell’Ossezia del Sud nel 2008, o per la Moldova con il controllo delle truppe russe nella striscia separatista della Pridnestrovie. Un puzzle giĆ  completo per il Cremlino, se l’obiettivo ĆØ impedire l’ingresso nella Nato di questi Paesi ed avere una sorta di cuscinetto su tutta l’area. Una speranza, in queste ore di attesa in cui non ci sono certezze.

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