Ucraina, un copione giĆ visto
Il ventilato ingresso dellāUcraina nellāAlleanza atlantica ĆØ semplicemente impossibile, almeno finchĆ© sul suo territorio esisterĆ un conflitto irrisolto. E questo potrebbe favorire la de-escalation del conflitto

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Truppe ucraine a Kharkiv, Ucraina, 31 gennaio 2022 - Ā© Seneline/Shutterstock
(Originariamente pubblicato da Atlante delle Guerre il 15 febbraio 2022)
Notizia per chi si ĆØ perso qualche puntata sullāUcraina dal 2013: la guerra cāĆØ giĆ . Notizia numero due: lāintegritĆ territoriale dellāUcraina ĆØ stata giĆ violata. Due volte, in Crimea e in Donbass. Dobbiamo ricordarlo perchĆ© la minaccia che incombe in queste ore ai confini con la Russia e la Bielorussia ā 140mila uomini, in aumento, artiglieria, rifornimenti, la flotta del Mar Nero che lascia le basi ā ĆØ attuale e concreta. Per gli ucraini però non si tratta del rischio di una guerra, ma di unāaltra guerra nel loro paese. Una differenza non da poco nel modo in cui raccontiamo e la percepiamo fuori dallāUcraina quello che sta succedendo. PerchĆ© se gli ucraini questo lo sanno bene, le diplomazie occidentali ā e parte dei media ā sembrano averlo dimenticato. Chi oggi si adopera, o dice di farlo, per scongiurare lāinvasione; chi si schiera in difesa dellāintegritĆ territoriale; chi minaccia la Russia di pesanti conseguenze in caso di azioni militari sul suolo ucraino sta mettendo in scena una commedia giĆ vista, otto anni fa. Quali furono le conseguenze allora? Annessione manu militari della Crimea e guerra in Donbass. Guerra che, nonostante i ripetuti cessate il fuoco, si continua tuttora a combattere.
A Kiev, invece, la memoria ĆØ ancora fresca. E la consapevolezza che, in caso di invasione russa dovranno vedersela da soli, ha un nome: āMemorandum di Budapestā. Quando nel 1994, allāindomani del crollo dellāUnione sovietica, in Occidente aleggiava lāincubo che i brandelli di arsenale nucleare finiti nelle mani di nuovi stati e governi potessero diventare fuori controllo, Usa e Regno unito ottennero dallāUcraina da poco indipendente lo smantellamento delle proprie testate. In cambio, insieme alla Russia, si fecero garanti dellāindipendenza e dellāintegritĆ territoriale del Paese. Merita ripetere: Russia, Stati Uniti e Gran Bretagna si sono fatti insieme garanti dellāintegritĆ territoriale dellāUcraina. Meno di ventāanni dopo, quegli accordi si sono rivelati carta straccia. Per qualcuno oggi il solo ricordo ĆØ fonte dāimbarazzo. A Kiev invece sono un memento, la prova che neanche questa volta la diplomazia salverĆ lāUcraina dallāaggressione russa.
Gli ucraini se la dovranno vedere da soli sul terreno, come del resto fanno giĆ da otto anni in Donbass. Oltre le dichiarazioni di solidarietĆ , il chiacchiericcio scomposto delle diplomazie, le minacce di sanzioni alla Russia, nessuno muoverĆ un dito. In fondo, lo ha detto anche Putin ai media francesi durante lāultima visita di Macron a Mosca: āVolete che la Francia vada in guerra contro la Russia?ā. Possiamo mettere qualunque Paese, compresa la Nato, al posto della parola āFranciaā. Questo però non vuol dire che i Paesi occidentali non possano fare nulla in termini militari. Possono dare agli ucraini i mezzi per difendersi da soli. Ed ĆØ quello che in parte stanno facendo, con la fornitura di missili anticarro di ultima generazione Javelin e NLAW. Non si tratta di una corsa agli armamenti per procura, ma di elevare lāeffetto di deterrenza che un costo elevato della guerra, anche in termini di vite umane, può avere per Putin.
E la Nato? Ć vero, Putin ha provato a gettare la chiave inglese negli ingranaggi dellāAlleanza atlantica. Ć anche vero però che la narrativa dellāespansione della Nato ĆØ viziata da più di una fallacia logica. Intanto perchĆ© Mosca condivide giĆ dei confini con il ānemicoā e ha addirittura un territorio completamente circondato da membri Nato (ĆØ lāexclave di Kaliningrad). Ma soprattutto perchĆ© il ventilato ingresso dellāUcraina nellāAlleanza ĆØ semplicemente impossibile, almeno finchĆ© sul suo territorio esisterĆ un conflitto irrisolto. Esattamente come per la Georgia, dopo lāinvasione russa dellāOssezia del Sud nel 2008, o per la Moldova con il controllo delle truppe russe nella striscia separatista della Pridnestrovie. Un puzzle giĆ completo per il Cremlino, se lāobiettivo ĆØ impedire lāingresso nella Nato di questi Paesi ed avere una sorta di cuscinetto su tutta lāarea. Una speranza, in queste ore di attesa in cui non ci sono certezze.
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