Post-Covid a Tbilisi: verso un futuro più sostenibile?

Durante il lockdown molti cittadini di Tblisi hanno sperimentato una cittĆ  diversa: traffico non congestionato, aria pulita. Anche le autoritĆ  cittadine sembrano essersene rese conto. BasterĆ  per far cambiare le cose?

03/07/2020, Onnik James Krikorian Tbilisi

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Due persone, a bordo rispettivamente di uno scooter motorizzato e uno elettrico, si fermano a chiacchierare ad un incrocio durante lo stato di emergenza COVID-19, quando il trasporto motorizzato era in gran parte vietato a Tbilisi (Foto O. J. Krikorian)

Attraversare le strade di Tbilisi ĆØ sempre stata un’impresa ardua. Le auto parcheggiate sul marciapiede bloccano il percorso dei pedoni e la guida spericolata dei suoi cittadini, di solito ignorata dalla polizia, peggiora ulteriormente la situazione. La situazione dei mezzi pubblici ĆØ altrettanto grave, fra percorsi sovrapposti e conducenti che spesso infrangono le regole del traffico.

Nonostante l’acquisto di centinaia di nuovi autobus negli ultimi anni, il sovraffollamento a livelli pericolosi era la norma. Le altrettanto nocive navette gialle, mashrutka, hanno aumentato significativamente l’inquinamento atmosferico. Aggiungiamo la pandemia di Covid-19, la necessitĆ  di distanziamento sociale e l’incoraggiamento di forme di trasporto alternative, ed ecco un potenziale disastro in attesa di verificarsi.

Eppure, inaspettatamente, non appena l’Organizzazione mondiale della sanitĆ  (OMS) ha dichiarato la pandemia, il governo si ĆØ mosso rapidamente. Il 18 marzo sono state sospese le mashrutka, il 31 marzo la metropolitana e gli autobus, anch’essi in forte sovraffollamento. Lo stato di emergenza ĆØ stato dichiarato il 21 marzo.

La maggior parte del traffico motorizzato ĆØ stato vietato a fine aprile, probabilmente per impedire alle persone di radunarsi in grandi gruppi per Pasqua. Più realisticamente, forse, per evitare il collasso dello striminzito sistema sanitario di fronte alla pandemia e all’alto tasso di incidenti stradali.

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Come altrove, il lockdown ha avuto effetti collaterali. Il 20 maggio, l’Agenzia nazionale per l’ambiente ha annunciato che i livelli di inquinamento erano scesi drasticamente a livelli accettabili. In precedenza, l’OMS aveva classificato la Georgia al 70° posto su 194 paesi per il tasso di mortalitĆ  a causa dell’inquinamento atmosferico.

Sempre più abitanti di Tbilisi ora vanno in bicicletta e più recentemente sono arrivati gli scooter elettrici: si dice che ce ne siano 2.000 in uso a Tbilisi e nella localitĆ  costiera di Batumi, sul Mar Nero. I sostenitori dell’ambiente e della sicurezza stradale si sono cosƬ augurati che l’esperienza avrebbe incoraggiato il comune e il governo a compiere ulteriori passi.

E in effetti, il 22 aprile, il sindaco di Tbilisi Kakha Kaladze ha dichiarato che potrebbe prendere in considerazione la possibilitĆ  di vietare l’uso dell’auto privata per due giorni alla settimana anche senza lockdown, per sfruttare i benefici ambientali sperimentati.

"Qui il Covid-19 ha cambiato completamente la vita e si tratta di una vera opportunità per apportare cambiamenti rivoluzionari", afferma Gela Kvashilava della Partnership per la sicurezza stradale. "Senza aria pulita, ci sono più problemi con la pandemia e in generale con la salute".

Come altri, e contrariamente alla percezione della Georgia come una societĆ  ad alto tasso di proprietĆ  di automobili, Kvashilava afferma che i dati suggeriscono che il potenziale esiste. Secondo l’indagine annuale condotta dal Caucasus Research Resource Center (CRRC), solo il 38% delle famiglie georgiane possiede un’auto. Altri sondaggi indicano che il 20% dei proprietari a Tbilisi usa l’auto per percorrere distanze di soli 1,5 chilometri.

Secondo Kvashilava, non c’ĆØ mai stato un momento migliore per investire in forme di trasporto alternative.

"L’importante ĆØ avere la volontĆ  politica da parte del governo", afferma. "Abbiamo giĆ  il sostegno della comunitĆ  perchĆ© le persone sono stufe di rumore, inquinamento e congestione del traffico. Ora siamo in un momento in cui possiamo intravedere una soluzione. Dobbiamo promuovere la mobilitĆ  condivisa, dalla bicicletta ai mezzi pubblici".

Anche altri georgiani credono che ciò sia possibile. Mariam Kvaratskhelia, analista di Sustainable Transport and Climate Change presso SUSTAINABILITY.GE, afferma che si vedono già alcuni segni di cambiamento.

ā€œNel 2017 sono state costruite le prime moderne piste ciclabili su viale Pekini e un’altra ĆØ in costruzione su viale Chavchavadze. Credo che gli sforzi del comune dimostrino la volontĆ  di trovare soluzioni più ecologiche al problema del traffico. Non ĆØ abbastanza, ma questo ĆØ legato alle infrastrutture e a questioni socioculturali".

Un post sulla pagina Facebook ā€œMy City Kills Meā€ che mette in evidenza gli effetti inquinanti dell'uso della tipica navetta mashrutka a Tbilisi.

Un post sulla pagina Facebook ā€œMy City Kills Meā€ che mette in evidenza gli effetti inquinanti dell’uso della tipica navetta mashrutka a Tbilisi.

Kvaratskhelia nota, ad esempio, che non c’ĆØ stato alcun tentativo di collegare le piste ciclabili. "L’infrastruttura ciclistica deve essere sviluppata in altre parti della cittĆ  e quindi integrata in un’unica rete", spiega. "ƈ inoltre necessario organizzare campagne educative e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per creare un’immagine positiva. Andare in bici ĆØ attualmente associato alla povertĆ  o al basso status sociale".

Tuttavia, Kvashilava rimane ottimista e afferma che Niko Nikoladze, importante figura letteraria georgiana, portò la prima bicicletta fatta da Pierre Michaux da Parigi in Georgia nel 1889. Questi esempi potrebbero essere usati per evidenziare lo storico rapporto che la Georgia ha con i mezzi di trasporto diversi dall’auto.

"Costruire piste ciclabili sul marciapiede rafforza l’idea che la bicicletta non sia un mezzo di trasporto primario", spiega. "Sono separate dalla strada e si rafforza l’impressione che non vi sia relazione con gli altri utenti della strada. I pedoni diventano un ostacolo e questo crea problemi di sicurezza".

"Il Covid-19 ci ha mostrato un’alternativa", ritiene Kvaratskhelia.

"Durante lo stato di emergenza abbiamo sperimentato qualcosa che Tbilisi non aveva mai visto prima: strade senza auto, aria pulita e ampi spazi aperti. Penso che ciò abbia rivelato gli effetti disastrosi che l’inquinamento del traffico ha avuto sulla cittĆ . Le persone hanno davvero iniziato a ripensare l’importanza del trasporto sostenibile".

Altri, tuttavia, sono più scettici.

"L’ottimismo sta svanendo", afferma Giorgi Jafaridze, che gestisce la pagina Facebook ‘La mia cittĆ  mi sta uccidendo’, che pubblica regolarmente foto e video di inquinamento ambientale e altri problemi, correlati soprattutto ma non solo ai trasporti. "Non sono state intraprese azioni adeguate".

Ad esempio, non solo le mashrutka sono tornate operative invece di essere ritirate dal servizio, ma il comune ha recentemente annunciato nuovi acquisti da parte della societĆ  privata che le gestisce: e sarĆ  il comune a pagare.

"Questo ĆØ inaccettabile", afferma Jafaridze, che prevede anche di lanciare un sito a tema ambientale. "Lo stato non dovrebbe dare soldi ad una societĆ  privata i cui veicoli inquinano la cittĆ  ormai da molto tempo".

Gela Kvashilava afferma che l’idea ĆØ quella di integrare le mashrutka nel sistema di trasporto pubblico esistente. Tuttavia, Jafaridze rimane scettico. "Il comune ha annunciato un piano di sviluppo per i trasporti pubblici e questo potrebbe aiutare i cittadini a rinunciare all’auto", afferma. "Ma non ĆØ questo che vediamo oggi. Nessuna delle promesse fatte ĆØ stata mantenuta".

Tuttavia, su una cosa concorda con Kvashilava e Kvaratskhelia: con o senza coronavirus, la situazione deve cambiare.

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