Bosnia Erzegovina: l’alternativa che non c’รจ
Sei mesi sono trascorsi dalle grandi proteste di febbraio in Bosnia Erzegovina. Nonostante l’accresciuta partecipazione politica dei cittadini, secondo gli organizzatori, un’alternativa politica non รจ in vista. Di fronte all’immobilismo delle istituzioni covano nuove proteste
"Quanto abbiamo fatto รจ stato importantissimo". Non ha dubbi, Ines Tanoviฤ, una degli attivisti che piรน hanno partecipato alle proteste dello scorso febbraio e alla formazione dei plenum, le assemblee popolari "aperte a tutta la cittadinanza" che dovevano riportare i cittadini alla politica e formulare le loro rivendicazioni nei confronti della politica, colpevole di vent’anni di malversazioni. "L’esperienza dei plenum รจ stata fondamentale", continua, "siamo riusciti a riunire i cittadini, a cercare di renderli nuovamente attivi in politica, a fare sentire la loro voce. Non รจ stato semplice, ma ha funzionato. I bosniaci, per la prima volta in vent’anni, hanno manifestato tutti uniti. Hanno riscoperto la solidarietร . Dopo le elezioni di questo ottobre, niente sarร piรน come prima nel paese".
Poco piรน di mezzo anno รจ trascorso dalle grandi manifestazioni di febbraio, che avevano fatto gridare in tanti alla possibile "primavera bosniaca". Tracciare un bilancio di quelle settimane รจ difficile: da maggio i plenum non battono colpo, quello di Sarajevo ("ma nella capitale รจ tutto piรน difficile", puntualizza Ines, "qui tutto ha un significato diverso") si รจ addirittura scisso in due gruppi. Uno di loro, quello piรน "massimalista", caratterizzato da una piรน spiccata coloritura pro-bosgnacca e anti-Dayton, ha continuato a presidiare giornalmente, in gruppetti di mezza dozzina di persone, il marciapiede davanti alla Presidenza.
"Abbiamo avuto problemi con loro fin dall’inizio", spiega la giovane attivista, "con le loro idee, con le loro bandiere con i ljiljani [la bandiera con i gigli, che veniva usata dall’Armija durante la guerra, nda]". Qualche giorno fa, un gruppo formato da questi ‘secessionisti’, riuniti sotto la sigla di ‘Vijeฤe graฤana Bosne i Hercegovine’ (consiglio dei cittadini di Bosnia Erzegovina) ha organizzato una protesta a Sarajevo lo scorso 25 agosto davanti alla sede dell’Alto rappresentante internazionale alla quale, perรฒ, non hanno partecipato piรน di venti persone.
Educare una "nazione in PTSD" a partecipare
Se le proteste di febbraio avranno degli effetti sulle prossime elezioni, a ogni buon conto, Ines ammette che non รจ chiaro quale forma tali effetti potrebbero prendere, visto che il movimento รจ sempre stato estremamente scrupoloso nell’evitare qualsiasi contatto con i partiti politici, e ha rifiutato fin da subito di formarne uno proprio. "Il cambiamento ci sarร , ma non avverrร attraverso il voto", puntualizza, in modo quasi paradossale. Il dubbio legittimo รจ che forse si finirร con il dissipare il capitale politico messo insieme nei mesi scorsi, la voglia di un cambiamento radicale. E che ad approfittarne sia, alla fine dei conti, il tandem tra ลฝeljko Komลกiฤ (Fronte Democratico, DF) e Fahrudin Radonฤiฤ (Partito per un futuro migliore, SBBBiH), i quali hanno impostato la propria campagna elettorale proprio sul senso di "alteritร " e di opposizione al binomio Partito di Azione Democratica SDA-Partito socialdemocratico SDPBiH.
Certo si รจ ben lontani dalla possibilitร che il DF e il SBBBiH rappresentino quella "alternativa civica" di cui il paese avrebbe bisogno, essendo in fin dei conti il riavvicinamento tra Komลกiฤ e Radonฤiฤ semplicemente una questione interna al campo bosgnacco.
"Quella messa in scena dal DF รจ la piรน grande stand comedy di Bosnia ed Erzegovina", รจ l’opinione, critica, di un’altra esponente del movimento dei plenum di febbraio, Valentina Pellizzer. Per la quale il valore del ‘graฤanski bunt’, della rivolta cittadina, va ricercato altrove. "Quanto avvenuto con i plenum in febbraio รจ stato un miracolo, non solo per la Bosnia Erzegovina ma in un certo senso per tutto il mondo. I plenum sono stati, alla prova dei fatti, l’unica rivolta mai sfociata nella violenza. Non รจ mai diventata un Maidan o una piazza Tahrir, ha segnato un cammino da percorrere, per chi crede nella non violenza anche nel ventunesimo secolo".
Un’esperienza che avrebbe i suoi frutti piรน su un piano emotivo, ‘educativo’ quasi, che su quello politico. "La Bosnia Erzegovina รจ un paese che da vent’anni vive in una condizione di sindrome da stress post-traumatico. I cittadini, sono terrorizzati. All’inizio, nessuno voleva lasciarci il proprio nome, i propri contatti, nessuno voleva partecipare. Quanto accaduto a febbraio รจ stato terapeutico, sotto molti punti di vista. I partecipanti si recavano alle assemblee e parlavano di ciรฒ che faceva male loro da vent’anni, e che non avevano mai avuto la possibilitร di dire".
La protesta รจ morta, viva la protesta
Se l’esperienza dei plenum sembra ormai essere trascorsa, e se difficilmente essa riuscirร a influenzare in maniera visibile le prossime elezioni (in programma per il 12 ottobre prossimo) รจ perรฒ anche vero che lo scontento sociale non si รจ ancora fermato nel paese. Anzi, nelle scorse settimane nuove manifestazioni – anche se, per il momento, in chiave minore – hanno movimentato la vita dei cittadini bosniaci.
A Tuzla, la cittร industriale dove "tutto aveva avuto inizio" all’epoca della rivolta popolare dello scorso febbraio, i cittadini sono scesi nuovamente nelle strade. Riuniti attorno al sindacato indipendente ‘Solidarnosti’ manifestano per rivendicare i diritti dei lavoratori, soprattutto di quelli di alcune imprese locali che si trovano in enormi difficoltร dopo processi di privatizzazione finiti malissimo, e che sono lasciati ora senza salario nรฉ contributi, in molti casi da mesi.
"Ogni settimana da piรน di sei mesi i lavoratori manifestano nelle piazze di Tuzla", ha scritto Maja Nikoliฤ su ‘Radio Slobodna Evropa ‘: "Quando, a febbraio, la popolazione aveva cominciato a scendere in piazza, in molti avevano guardato a Tuzla come al fulcro di un nuovo cambiamento per il paese. Tre governi [cantonali] avevano dato le dimissioni, e cittadini e lavoratori avevano creato le assemblee dei plenum. A Tuzla era stato persino nominato un governo tecnico", quello di Bahrija Umihaniฤ, il quale, perรฒ, dopo questo periodo ha ulteriormente peggiorato la situazione. Non mantenendo le promesse fatte ai cittadini, soprattutto per quanto riguarda la soluzione della difficile situazione dei lavoratori e la "revisione delle privatizzazioni", e imbarcandosi invece in progetti di legge molto discussi, come quello per esempio di eliminare il concorso pubblico per l’assunzione degli insegnanti nelle scuole del cantone.
"Il nostro governo cantonale, finora, non ha fatto altro che cercare di guadagnare tempo in vista delle elezioni", sottolinea Damir, del plenum di Tuzla, a Osservatorio: "Solidarnosti รจ un esperimento interessante, una diretta emanazione del plenum di febbraio. I lavoratori erano insoddisfatti del lavoro dei sindacati ‘ufficiali’, che in fondo non sono altro che un’emanazione dei partiti politici. E cosรฌ ne hanno creato spontaneamente uno, che non fosse legato ad alcun partito e che avesse l’ambizione di acquisire una dimensione nazionale, senza rimanere limitato a singoli cantoni o entitร . Queste proteste sono importanti, rivendicare i propri diritti รจ il primo modo di ritornare ad avere un ruolo attivo nella politica e nella societร del nostro paese. Purtroppo", continua Damir, "le autoritร stanno ostacolando in tutti i modi le procedure di registrazione del nuovo sindacato. Temono la rabbia dei lavoratori".
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