ZIDART Romania: quando i murales cambiano il volto della città
Nella città semi-industriale di Bacău, Romania orientale, è nato un festival della street art che nel tempo ha letteralmente trasformato il volto della città. Oltre 70 murales hanno dato vita ad un museo a cielo aperto che attira turisti dal paese e dall’estero. Abbiamo incontrato Lucian Popa, fondatore di ZIDART

Quartiere Bacovia di Bacău, Romania – “Utopia” di Jacqueline de Montaigne (Portogallo) – Foto © Zidart
Quartiere Bacovia di Bacău, Romania - "Utopia" di Jacqueline de Montaigne (Portogallo) - Foto © Zidart
“Il mondo non è che una tela per la nostra immaginazione”, scriveva Henry David Thoreau. A rileggerlo oggi, sembra quasi una definizione perfetta della street art: un linguaggio che attraversa lo spazio pubblico, lo intercetta, lo riscrive. Dalle facciate visibili agli angoli più dimenticati, l’arte urbana continua a cambiare il modo in cui guardiamo le città — e, forse, anche il modo in cui le abitiamo.
Anche in Romania i muri parlano da tempo. A volte lo fanno attraverso segni rapidi, firme, scritte; altre, invece, diventano il luogo di una trasformazione più profonda. È lì che l’intervento artistico smette di essere solo gesto visivo e si fa quasi pratica culturale, relazione, immaginazione civica. È da questa possibilità che prendono forma progetti come ZIDART – un’iniziativa di rigenerazione urbana e sociale che ha cambiato il volto della città di Bacău, est Romania.
Di origine slava, “zid” in romeno, come in bulgaro, serbo-croato e macedone, e in alcune varietà dell’albanese, significa “muro”. L’arte sui muri ha portato Bacău sulla mappa dei murales attraverso un festival di street art, interventi artistici nello spazio pubblico, workshop, attività culturali diffuse e percorsi educativi nelle scuole. Un’esperienza che mostra come l’arte possa non solo trasformare un paesaggio urbano, ma anche attivare nuove forme di presenza e appartenenza.
Da dove è iniziato tutto e quanto è stato complesso trasformare un’intuizione in una realtà capace di lasciare un segno concreto nella vita della città, ce lo racconta Lucian Popa, fondatore ZIDART.
“Tutto ha preso forma nel 2016, in un momento di effervescenza per la nostra città, quando Bacău si preparava a diventare Capitale dei Giovani (2017-2018). Ero coinvolto nell’organizzazione del primo festival di cinema della città e, mentre lavoravo al dossier di candidatura per questo programma, mi sono posto una domanda semplice, ma essenziale: ‘Che cosa desidererei davvero che accadesse nella città in cui vivo?’ ZIDART è stato uno dei progetti messi allora sulla carta. Se il sogno e il branding sono arrivati in modo naturale, l’implementazione è stata una prova di resilienza. Ammetto che l’entusiasmo iniziale mi ha fatto sottovalutare la reticenza della comunità. Ci siamo scontrati con porte chiuse e pregiudizi; molti vedevano nell’arte di strada solo ‘scarabocchi’ e ci guardavano con diffidenza. Inoltre, la cultura del CSR (responsabilità sociale) tra gli imprenditori locali era allora quasi inesistente”.
“Abbiamo iniziato, si potrebbe dire, ‘con il piede sinistro’, ma per me il sinistro è il piede principale. Dopo una prima edizione impegnativa nel 2017 e una pausa di riflessione nel 2018, abbiamo deciso nel 2019 di provare ancora una volta. Si è prodotta la magia, la comunità ha capito, finalmente, il nostro messaggio e da allora, abbiamo costruito una relazione basata sul dialogo, che ha trasformato la città in una galleria vivente e ci ha restituito un prezioso feedback: ‘Grazie per quello che fate per noi’, ci è stato detto. È uno scambio di energia vitale: come artisti doniamo una visione e in cambio riceviamo il senso di utilità sociale.”

Il team del Festival Zidart, a Bacău, Romania © Zidart
Bacău non è conosciuta come città turistica. ZIDART ha aiutato a trasformarla, almeno in parte, in questo senso?
Bacău è una città semi-industriale, definita più dal commercio e dalla posizione geografica che dalle attrazioni classiche. Però proprio qui risiede la sfida: trasformare una destinazione percepita come poco attraente in un punto di riferimento culturale. Attraverso gli oltre 70 murales, abbiamo creato un museo a cielo aperto che attira turisti dal paese e dall’estero. La nostra strategia è deliberata: ci concentriamo sui quartieri con accesso ridotto alla cultura, democratizzando l’arte e portandola là dove le persone vivono giorno dopo giorno. Abbiamo un aeroporto ben collegato e, presto, un’infrastruttura stradale migliore; il potenziale per diventare un’attrazione turistica è molto grande.
Che atmosfera si respira al festival, dietro le quinte? Gli artisti raccontano e apprezzano l’accoglienza della comunità di Bacău e la ricchezza di uno scambio culturale che va ben oltre la semplice partecipazione all’evento…
Ciò che rende ZIDART speciale è il suo lato umano. Il fatto che alcuni abitanti abbiano scelto di far sedere a tavola artisti stranieri nelle proprie case ha trasformato il festival in uno scambio culturale autentico, al di là dell’estetica. Non si tratta solo di vernice sul muro, ma delle connessioni che si formano a livello più diretto e spontaneo. Raccomando a tutti di seguire le testimonianze video degli artisti per capire l’incredibile chimica che nasce tra loro e la comunità.
La città acquisisce una nuova vibrazione durante il festival. La street art non cambia solo le facciate, ma anche lo stato d’animo dei passanti; è un’influenza sottile, a livello del subconscio, che porta gioia e curiosità.
I temi del festival sono sempre di attualità. Quali storie ci raccontano i murales recenti?
I nostri temi sono uno specchio della società. Nel 2023, sotto il concetto di Mental Wellbeing, abbiamo esplorato la fragilità e la resilienza psichica. Per esempio, l’artista Zmaja dalla Serbia ha creato un murale che è, in sostanza, un invito al riposo in un mondo iperconnesso.
In parallelo, l’artista spagnolo Sbah, sostenuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha proposto un’opera minimalista sull’amore per se stessi come fondamento per qualsiasi altra forma di amore.
Nel 2024, attraverso Civic Expressions, abbiamo continuato questo dialogo necessario, cercando di cogliere le sfide globali e nazionali attraverso la comprensione delle molteplici scelte a cui siamo stati sottoposti. Il civismo è un valore che si allena e che ha bisogno di un’attenzione maggiore per fare scelte corrette.

“It’s ok to rest” – Smaja, Serbia © Zidart
Che cosa segue per il 2026 e qual è la vostra missione a lungo termine?
Per l’edizione di quest’anno, stiamo ancora riflettendo sulla direzione finale. Le attuali tensioni globali ci obbligano a una responsabilità maggiore nella scelta del messaggio.
La nostra missione rimane tuttavia invariata: incoraggiare le persone a rimanere aperte e curiose. Vogliamo che la street art diventi un’“agorà” moderna — uno spazio di incontro dove le domande sono più importanti delle risposte e dove il dialogo è l’unica forma di esistenza comune.
Vi fermate ai confini di Bacău o pensate di conquistare anche altre città?
Il nostro obiettivo è raggiungere la soglia di 100 pitture a Bacău. Quando “l’anima dei muri” locali sarà stata completamente esplorata, siamo pronti a portare il concetto ZIDART anche in altre città, a condizione che esista un desiderio comune di trasformazione attraverso l’arte.
E come possono gli artisti collaborare con voi?
Invitiamo gli artisti che risuonano con la nostra visione a contattarci direttamente sul sito www.zidart.ro o attraverso le nostre piattaforme social media. Siamo sempre alla ricerca di nuove prospettive che ci aiutino a costruire questi ponti tra generazioni.









