Serbia, giornalisti sotto pressione
Ljubomir Stefanović, giornalista e fondatore del portale Slavija info, ha lasciato la Serbia, chiedendo asilo in Montenegro. Afferma di essere vittima di persecuzioni sistematiche da parte dei servizi di sicurezza serbi, comprese intercettazioni telefoniche, confisca delle attrezzature da lavoro e pressioni che si sarebbero intensificate in vista delle imminenti elezioni in Serbia

Ljubomir Stefanović – (foto archivio privato)
Ljubomir Stefanović - (foto archivio privato)
Ljubomir Stefanović ha deciso di lasciare la Serbia dopo che, come spiega lui stesso, la polizia ha circondato la sua casa e la Procura generale di Belgrado ha avviato un procedimento contro di lui. Stefanović è sospettato di aver causato panico e disordini.
Il giornalista respinge le accuse, definendo le azioni della procura come la continuazione di una campagna di pressioni a cui è sottoposto ormai da anni.
Interpellato da OBCT, Stefanović parla dei motivi che lo hanno spinto ad andarsene dalla Serbia, dell’atteggiamento dei servizi segreti serbi (BIA) nei suoi confronti, delle azioni della magistratura, della situazione dei media indipendenti e delle imminenti elezioni in Serbia.
Qual è stato il motivo principale che l’ha spinta a lasciare la Serbia e a chiedere asilo in Montenegro? Si è trattato di un’azione specifica da parte della polizia o di pressioni sistematiche?
Dal 2019 sono sotto sorveglianza, anche segreta. Ho sporto due denunce contro la BIA, una per sequestro di persona e l’altra per aver installato spyware sul mio telefono.
Ho scoperto che avevano intenzione di impedirmi di utilizzare Internet in attesa che si concludessero le elezioni ed eventuali disordini post-voto.
Negli ultimi sette anni, ho subito più di novanta perquisizioni ai valichi di frontiera, due perquisizioni domiciliari e due sequestri di attrezzature da lavoro.
In Serbia è in corso un’indagine contro di lei per il sospetto di aver causato panico e disordini. Perché ha deciso di lasciare il paese invece di difendersi dalle accuse davanti alle autorità giudiziarie serbe?
Ho deciso di non difendermi in tribunale dopo che la Procura superiore, in un processo precedente, avviato sulla base di una mia denuncia, ha stabilito che il sequestro di persona non costituisce reato nel mio caso.
La procura non ha ritenuto problematico il fatto che la BIA mi abbia bloccato la strada e mi abbia costretto a salire su un furgone sotto la minaccia delle armi, per poi ricattarmi per ore con false accuse di stupro nei confronti di una persona transgender.
Non mi fido più del sistema giudiziario di Vučić.
Perché non si fida più della magistratura serba?
In Serbia è impossibile ottenere giustizia nei procedimenti penali, soprattutto in quelli guidati da procuratori e magistrati fedeli al Partito progressista serbo (SNS). Tale fedeltà, a mio avviso, si riscontra anche nella Procura generale di Belgrado.
Ad esempio, se un cittadino sporge denuncia contro la BIA, i procedimenti si protraggono per troppo tempo e spesso non vengono mai portati a termine. Sono convinto che persone ricattate e fedeli alla BIA e all’SNS vengano piazzate in posizioni importanti, grazie all’uso improprio di spyware come Pegasus, Predator e altri. In questo modo, i pubblici ministeri e i magistrati, che dovrebbero essere indipendenti, si trasformano in meri esecutori degli ordini del potere esecutivo.
Ho ricevuto ripetutamente rifiuti scritti in merito alle denunce che ho sporto, come, ad esempio, nel caso del rapimento del 2024, quando persino la mia avvocata, Kruna Savović, è rimasta scioccata dalle spiegazioni che mi sono state fornite.
Quanto alle intercettazioni telefoniche, nonostante le prove fornite dalla Fondazione SHARE e poi confermate da Amnesty International, il procedimento penale non è ancora stato avviato.
In quale periodo ha subito le pressioni più intense e in che modo hanno influito sulla sua vita privata e sul suo lavoro giornalistico?
Le pressioni hanno raggiunto il culmine nel 2024, prima del crollo della tettoia a Novi Sad.
Hanno preso di mira le persone a cui sono in qualche modo legato, sanzionandole a seguito di varie ispezioni, spesso da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Volevano isolarmi dalle persone e dalle informazioni, come se fossi un virus e non una persona. Non riuscivo a trovare uno studio e uno spazio di lavoro, nonostante avessi pagato tutto in anticipo.
Ho subito diverse persecuzioni e un arresto – che ritengo ingiustificato – dopo aver pubblicato una dichiarazione secondo cui Vučić avrebbe firmato un’amnistia per sé stesso, sua madre Angelina, suo padre Anđelko e suo fratello Andrej.
Com’è nata la piattaforma Slavija info? Quando si è reso conto che il suo lavoro giornalistico stava dando fastidio al governo?
Slavija info è nata nel 2019 come piattaforma su YouTube, per pura passione. Ben presto è diventata un’importante fonte di informazione grazie al suo programma in formato intervista.
L’idea era quella di creare un programma che desse spazio a tutti dall’ex presidente Boris Tadić ai semplici cittadini. Ad oggi, più di cinquecento persone, perlopiù provenienti dal mondo della politica e dei media, sono state ospiti del programma. Slavija info ha circa due milioni di visualizzazioni al mese su YouTube e il portale ne ha circa trecentomila.
Tuttavia, con l’aumento del pubblico, sono aumentate anche le pressioni e le offerte. Non volevo prenderne parte.
Pensavo che ad infastidire maggiormente il regime sarebbero stati i principali media, che nel frattempo, da quello che vedo, hanno ceduto alle pressioni. Quindi ora, alla vigilia delle elezioni, il regime si scaglia contro di noi.
Come valuta l’attuale situazione dei media indipendenti in Serbia? I giornalisti che criticano l’élite al potere hanno la possibilità di lavorare liberamente?
I media non allineati lavorano in condizioni disumane ed è un miracolo che sopravvivano. A questo ritmo di chiusure, non dureranno ancora a lungo.
Oggi in Serbia è assolutamente impossibile criticare qualcuno o qualcosa senza subirne le conseguenze, dalla denigrazione mediatica alle aggressioni fisiche.
Lei ha intenzione di continuare a lavorare come giornalista ora che è arrivato in Montenegro? Cosa ne sarà della piattaforma Slavija info?
Continuerò a lavorare, se possibile. Con la casa sigillata e l’attrezzatura confiscata, sarà però difficile.
Tuttavia, credo che nessuno debba rimanere in silenzio di fronte a questo tipo di dittatura nel XXI secolo, nel cuore dell’Europa.
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