Romania, bufera sulle nomine ai vertici della magistratura

Le nomine ai vertici della magistratura romena, firmate dal presidente Nicușor Dan qualche giorno fa, aprono in Romania una delle più delicate controversie istituzionali degli ultimi anni, segnando un passaggio cruciale nel rapporto tra politica, giustizia e opinione pubblica

22/04/2026, Mihaela Iordache
Nicușor Dan © LCV/Shutterstock

Nicușor Dan

Nicușor Dan © LCV/Shutterstock

La scorsa settimana, il presidente della Romania Nicușor Dan ha annunciato di aver firmato i decreti per la nomina dei vertici delle principali strutture della procura: la Procura presso l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia (PICCJ), presso la Direzione Nazionale Anticorruzione (DNA) e presso la Direzione per le Indagini sulla Criminalità Organizzata e i Reati di Terrorismo (DIICOT).

Le nomine riguardano Cristina Chiriac, designata Procuratore Generale, Viorel Cerbu alla guida della DNA e Codrin Horațiu Miron per la DIICOT. Una decisione che, nelle intenzioni del presidente, punta a imprimere una svolta operativa al sistema giudiziario, ma che ha immediatamente acceso un confronto politico e civile dai toni accesi.

La promessa di una giustizia più efficace

Nel corso di una conferenza stampa al Palazzo Cotroceni, sede della presidenza romena, Nicușor Dan ha difeso le sue scelte, sottolineando la necessità di una “dinamizzazione” dell’attività delle procure.

“Da questo momento, l’aspettativa che ho nei confronti dei procuratori e dei loro capi è una quella di un’ attività più dinamica, per rispondere alle attese dei cittadini”, ha dichiarato il presidente. “I romeni vedono corruzione nelle istituzioni. Dalla DIICOT mi aspetto lo smantellamento delle grandi reti di droga e di evasione fiscale”.

Priorità, quindi, a lotta alla corruzione, contrasto alla criminalità organizzata e recupero delle risorse sottratte allo Stato. In questo senso, la scelta dei nuovi vertici viene presentata come una risposta alle aspettative dei cittadini.

Secondo il presidente, i risultati delle nuove nomine dovrebbero arrivare tra sei mesi e un anno.

Una procedura contestata

Dal punto di vista formale, la procedura seguita rientra nei parametri previsti dalla legislazione romena. Il processo di nomina dei capi procuratori coinvolge infatti tre istituzioni: il Ministero della Giustizia, il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e la Presidenza della Repubblica.

Il ministro della Giustizia, Radu Marinescu (PSD), ha ribadito che l’intero iter si è svolto in modo “legale e trasparente”, respingendo le accuse di irregolarità.

La selezione iniziale avviene infatti a livello ministeriale, dove i candidati presentano progetti di gestione e vengono sottoposti a interviste. Successivamente, il CSM esprime un parere consultivo, che può essere positivo o negativo, ma non vincolante.

La decisione finale spetta al presidente, che può accettare o rifiutare la proposta del ministro, motivando pubblicamente la propria scelta.

Ed è proprio su questo punto che si concentra il nodo della controversia. Il presidente Nicușor Dan ha scelto di confermare alcune nomine nonostante riserve e critiche espresse all’interno del CSM, esercitando pienamente la propria prerogativa costituzionale.

Un momento politico delicato

Le nomine arrivano in una fase particolarmente sensibile per la Romania, segnata da tensioni politiche interne e da una crescente attenzione internazionale sullo stato di diritto nei Paesi dell’Europa orientale.

Con le nomine fatte dal presidente Dan non si tratta solo di designare funzionari chiave, ma di definire l’equilibrio tra indipendenza della magistratura e responsabilità politica. Una linea sottile, che in questo caso ha finito per polarizzare il dibattito pubblico.

Le reazioni

Se da un lato il presidente rivendica la qualità professionale dei candidati scelti, dall’altro le reazioni non si sono fatte attendere.

Le critiche più dure sono arrivate proprio dagli ambienti che avevano sostenuto Nicușor Dan durante la campagna elettorale. Il partito USR, tra i suoi principali alleati, ha denunciato un processo “viziato” e ha parlato apertamente di decisioni con “marchio PSD”, evocando il sospetto di compromessi politici.

L’ex ministra della Giustizia Raluca Prună ha criticato apertamente il presidente, affermando che “non sembra sapere cosa fa” in materia di giustizia.

All’interno della magistratura, alcune voci hanno parlato di una decisione “esclusivamente politica”, sottolineando come il parere tecnico del CSM sia stato di fatto svuotato di significato.

I critici sostengono che, pur rispettando formalmente le regole, il presidente abbia alterato l’equilibrio tra le istituzioni, riducendo il ruolo del CSM a una semplice formalità.

Altri osservatori parlano invece di una trasformazione del presidente da garante delle regole a “giocatore politico”, disposto ad assumersi rischi pur di ottenere risultati rapidi.

“Giustizia riciclata” e compromesso politico

Tra le critiche più ricorrenti emerge l’idea di una “giustizia riciclata”, espressione utilizzata da analisti e commentatori per descrivere una continuità con pratiche del passato.

Alcuni osservatori ritengono che il presidente abbia scelto di collaborare con il sistema esistente piuttosto che riformarlo in profondità, privilegiando la stabilità rispetto al cambiamento.

Si parla anche di possibili negoziazioni informali con le principali forze politiche, in particolare con la maggioranza parlamentare, per evitare blocchi su altri dossier.

Un’accusa che il presidente respinge, ribadendo di aver preso le decisioni “con la propria testa”, dopo numerose consultazioni.

Al di là delle implicazioni istituzionali, la vicenda ha un forte impatto politico.

Le nomine sembrano aver incrinato il rapporto tra Nicușor Dan e una parte significativa del suo elettorato, in particolare quello più sensibile ai temi della trasparenza e dell’indipendenza della giustizia.

Figure pubbliche, intellettuali e attivisti che avevano sostenuto il presidente parlano apertamente di “tradimento” o di “compromesso sistemico”.

“Avete tradito le aspettative di coloro che vi hanno votato e che speravano che una Romania onesta significasse istituzioni guidate da persone competenti, non da fedelissimi della mafia politica. Avete tradito i valori che avete promosso, a quanto pare, solo a parole negli ultimi anni: la riforma istituzionale, la giustizia indipendente, la giustizia funzionale”, ha scritto su FaceBook Tudor Chirila, artista e attivista romeno.

La scommessa del presidente

Nicușor Dan ha scelto di assumersi la responsabilità politica delle nomine e puntare su risultati concreti nel breve termine. Ha dichiarato esplicitamente che, in caso di fallimento, sarà il voto dei cittadini a sanzionare le sue scelte.

Le nomine dei magistrati rappresentano, dunque, un vero punto di svolta. Non solo per il sistema giudiziario romeno, ma per l’intero equilibrio tra istituzioni e politica.

La partita si giocherà nei prossimi mesi: se le nuove leadership riusciranno ad arrivare a risultati concreti nella lotta alla corruzione e alla criminalità, le critiche potrebbero attenuarsi.

In caso contrario, la decisione di Nicușor Dan rischia di aumentare il malcontento e le tensioni sociali nonché di abbassare la credibilità dello Stato di diritto.