Romania: ai whistleblowers serve qualcosa in più della legge
In Romania una legge sulla difesa dei whistleblowers esiste dal 2004. Ma quanti cittadini romeni ne hanno beneficiato? Qual ĆØ il peso reale di una "legge senza societĆ "? L’analisi di Dilema Veche
(Originariamente pubblicato da Dilema Veche , nostro media partner del progetto ECPMF)
In questi giorni la societĆ romena ĆØ, ancora una volta, scossa dalle iniziative del governo per via della riforma fiscale e del progetto di modifica della legge sulla giustizia. Durante la marcia di protesta organizzata il 5 novembre a Bucarest per manifestare contro il ācontrollo politico sulla giustiziaā lo slogan principale scandito dalla folla ĆØ stato āNon vogliamo essere una nazione di ladriā. PerchĆ© quello che vogliamo ĆØ, naturalmente, un paese in cui la corruzione non venga più incoraggiata dall’alto.
Detto questo, quanto siamo disposti a comprometterci per la causa? Che cosa faremmo se sul nostro posto di lavoro, per esempio, ci trovassimo ad assistere ad un comportamento illecito? Ad un capo che sperpera fondi, oppure a dei colleghi che violano leggi o regolamenti? Se fossimo testimoni di frodi, corruzione o fatti che potrebbero addirittura mettere in pericolo la sicurezza pubblica, chiuderemmo gli occhi o denunceremmo? Ci assumeremmo, forse, il peso di essere coinvolti personalmente? E se cosƬ fosse, sapremmo quali sono gli strumenti legali ai quali ci potremmo appellare per proteggerci da eventuali conseguenze che potrebbero andare da piccole ripercussioni alla perdita del posto di lavoro?
Sempre più spesso anche in Romania abbiamo sentito parlare dei casi denunciati dai cosiddetti whistleblowers, come lo scandalo āLux Leaksā in cui sono emersi complessi schemi di evasione fiscale (2014), i āPanama Papersā in cui vengono rivelate informazioni finanziarie relative a migliaia di entitĆ offshore (2015) o lo scandalo legato ai casi di doping degli sportivi russi scoppiato prima dellāinizio dei Giochi Olimpici del 2016. Ciononostante, non ci poniamo mai in maniera seria il problema di cosa implichino queste denunce, e non pensiamo nemmeno alle rappresaglie con cui si devono confrontare coloro che scelgono di denunciare.
La legge esiste, ma chi lo sa?
Alla fine di ottobre il Parlamento Europeo ha votato unāimportante risoluzione riguardo la necessitĆ di un quadro legale europeo per la protezione dei whistleblowers: quei cittadini che, testimoni di varie illegalitĆ commesse nelle istituzioni pubbliche o private, decidono di denunciarle.
In Romania abbiamo giĆ una legge simile: siamo il primo paese europeo ad aver previsto una norma che offre protezione ai whistleblowers e, a quanto pare, ĆØ anche una buona legge. Si tratta della Legge 571 del 2004, che difende gli interessi dei funzionari pubblici che denunciano comportamenti illeciti. Invocandola, quei vigilantes sono considerati dei whistleblowers e beneficiano quindi di una protezione legale nei confronti di eventuali rappresaglie come la perdita del posto di lavoro.
Nonostante sia una legge molto valida e allo stesso tempo uno strumento che, teoricamente, dovrebbe motivare il coinvolgimento dei cittadini nella lotta alla corruzione, essa non ĆØ molto conosciuta e nemmeno tanto adoperata.
A tal proposito, lāanno scorso, Active Watch ha attirato lāattenzione sulla crescita dei casi di persecuzione nei confronti dei whistleblowers, segnalando il caso di Mariana RÄdulescu, primo contabile del Museo Nazionale Brukenthal di Sibiu. La donna aveva riportato una serie di irregolaritĆ nella gestione delle attivitĆ e dei fondi del museo al direttore dellāistituto, accusandone il manager, il professor Sabin Adrian Luca. Egli avrebbe infatti creato un ambiente di lavoro ānocivo, degradante e ostileā tramite āfrequenti e ripetute offese, discrediti professionali e umani, ingiustizie, trattamenti discriminatori, tentativi di discriminazione e persecuzioneā. Poco dopo, però, la donna ĆØ stata sanzionata per aver sbagliato a redigere una fattura. Sebbene RÄdulescu abbia fatto ricorso in tribunale, la sua contestazione ĆØ stata respinta, per poi ricevere una nuova sanzione a causa dellāassenza immotivata dal posto di lavoro ā assenza dovuta proprio alla sua presenza in tribunale. Il manager del museo, Sabin Adrian Luca, ha inoltre avviato una causa civile contro la donna per danni dāimmagine.
In una comunicazione indirizzata al ministero dei Beni Culturali, Active Watch rammenta che āla legge sui whistleblowers rappresenta uno strumento fondamentale nella lotta alla corruzione e allāinefficienza amministrativa, e i dipendenti che hanno il coraggio di segnalare simili misfatti devono essere protetti da eventuali persecuzioni. Pertanto, i direttori delle istituzioni che perseguitano i whistleblowers o tollerano atti di persecuzione nei loro confronti devono essere richiamati al rispetto della legge e portati a rispondere delle loro azioniā.
Come spesso accade, sebbene una legge ci sia, verrebbe da chiedersi a cosa serve. Ma il discorso ĆØ più ampio, perchĆ© anche nel caso in cui esista e funzioni uno strumento legale in grado di proteggere i posti di lavoro, una persona, per giunta lavorativamente subordinata, che decide di rischiare per rivelare delle irregolaritĆ commesse nell’istituzione in cui ĆØ impiegata ha bisogno di poter contare su forti motivazioni. Una forza che può derivare solamente dallāidea di una societĆ che merita, dal desiderio e dalla certezza di avere intorno una catena di solidarietĆ . Purtroppo, in societĆ in cui lasciamo che lāinsofferenza limiti la nostra esistenza alla nostra piccola realtĆ quotidiana, la teoria del cambiamento dal basso non regge, e gli anelli della catena non si saldano.
Chi sono i whistleblower?
Chi sono i whistleblower? PerchĆ© un lavoratore può decidere di diventarlo? E se agisce nell’interesse pubblico chi lo protegge? Per un quadro esaustivo sul dibattito europeo in corso leggi il dossier che OBCT ha curato utilizzando i materiali disponibili sul Resource Centre sulla libertĆ dei media.
Questa pubblicazione ĆØ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitĆ sui contenuti di questa pubblicazione ĆØ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto
Questa pubblicazione ĆØ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitĆ sui contenuti di questa pubblicazione ĆØ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto
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