Essere romeni in Spagna, tra pregiudizi, ironia e grasse risate

Bianca Kovacs, Olariu Valentin e Alex Rosu figurano tra i circa 500mila romeni residenti in Spagna. Negli ultimi anni sono diventati famosi facendo ironia sui pregiudizi nei confronti dei romeni. Il quotidiano El Confidencial, nostro partner nel progetto PULSE, li ha incontrati

© New Africa / Shutterstock

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(Originariamente pubblicato da El Confidencial. Tradotto in italiano da Laura Bortoluzzi di Voxeurop)

“Mi sento come una ex yonki (ex tossicodipendente): sono ancora romena, ma sono pulita da un anno”, scherza sul palco l’attrice e comica di origine romena Bianca Kovacs (Sighișoara, 1983) e il pubblico scoppia a ridere. “A volte ho delle ricadute, allora vi lascio i treni senza cavi”, conclude. Dice che se la gente ride, “è perché a un certo punto l’avranno pensato, che rubiamo tutti”.

Il suo è un volto familiare per il pubblico spagnolo perché Kovacs recita in diverse serie tv dal 2010. Ora usa il sarcasmo come forma di denuncia nel suo podcast “Odio a la gente” (Odio la gente), insieme a Carmen Romero – candidato ai premi Ondas Globales del Podcast – e ha il suo spettacolo di monologhi, con cui tornerà al Palacio de la Prensa di Madrid a settembre.

Prenderla con ironia

Kovacs entra ed esce dalla redazione del Confidencial – dove si svolge questa intervista – facendo battute, forse per deformazione professionale: “Il fatto di mettermi accanto agli scatoloni è per ricordarmi quando dormivo per strada, giusto?”, scherza durante il servizio fotografico. “La romena e il confine”, saluta, mentre si chiude il tornello. “Preferisco prenderla con ironia, è terapeutico”, afferma. Dice di avere amiche che hanno grossi problemi con la perimenopausa, e aggiunge: “Per me è tutto materiale a non finire”. Nata in Romania – “a Sighişoara, la città di Dracula“, precisa – e residente in Spagna da 24 anni, dice di essere “affascinata da questo strano mix”: essere romena, ma sentirsi al tempo stesso “abbastanza spagnola”.

È cresciuta sotto l’occhio vigile di un padre “piuttosto severo”, che in uno dei suoi monologhi paragona a Franco, “perché è basso e stronzo”, ironizza. Nel 2002, a soli 18 anni e assetata di libertà, è partita per la Spagna con il suo ragazzo – oggi suo marito – con l’idea di lavorare durante l’estate. La madre di un suo amico viveva a Seseña: “Peccato si fosse dimenticato di dirci che lei non ci voleva qui”. Kovacs è arrivata in Spagna in un momento in cui l’immigrazione proveniente dalla Romania registrava “la crescita più rapida degli ultimi anni”, raccontava uno studio del 2006. Se nel 1992 in Spagna c’erano 662 romeni, nel 2003 erano più di 54.000 e nel 2006 più di 200.000. La cifra ha raggiunto quasi le 900.000 unità nel 2012, per poi ridursi ultimamente a 620.000.

Emigrare nell’Unione europea

La Romania è uno dei principali paesi di emigrazione all’interno dell’Ue. I bambini cresciuti senza i genitori, partiti per lavorare lontano, vengono chiamati “orfani dell’euro”. “Le prime ondate di emigrazione romena – fino circa al 2010 – si sono dirette verso paesi più sviluppati della Romania in cui si parlano lingue neolatine – per la somiglianza con il romeno”, ricorda Dumitru Sandu, docente presso la facoltà di sociologia dell’Università di Bucarest. “Ecco perché abbiamo assistito a flussi migratori diretti principalmente verso Italia, Spagna o Francia”, spiega.

Successivamente “ha cominciato a verificarsi uno spostamento dal sud verso il nord più sviluppato dell’Europa, dove i salari sono più alti”, continua Sandu. Attualmente, la maggior parte (95%) dei romeni che vivono all’interno dell’Unione europea si trova in soli sette paesi: Italia, Germania, Spagna, Francia, Belgio, Austria e Paesi Bassi. In Spagna risiede più di mezzo milione di romeni. L’emigrazione è un processo di apprendimento: i migranti non inviano solo denaro a casa, ma imparano anche come funzionano le cose negli altri paesi”, prosegue Sandu. Sui social, alcuni raccolgono migliaia di follower grazie a battute, trucchetti e aneddoti culturali, come Bianca Kovacs, Olariu Valentin (“Truco Rumano”) o Alex Rosu.

Un gradino alla volta

“Prima noi romeni andavamo forte, eravamo una novità, come quando ci si comprava l’iPhone 6; ora l’iPhone 17 sono i magrebini”, scherza Kovacs, nel suo spettacolo. Ammette che all’inizio i pregiudizi la infastidivano, ma poi ha cominciato a scherzarci sopra. Racconta infatti che prima di iniziare il suo show entrava in scena con la borsa e diceva: “Nel caso ci fossero dei romeni in sala”.

Kovacs è arrivata in Spagna con meno di un euro in tasca e i primi giorni ha dormito per strada. “Non me ne vergogno, ho fatto un gradino alla volta”, sottolinea. Ha raccolto le arance – “mi è sembrato faticosissimo” –; ha lavorato anche come domestica, e in un ristorante di Sotogrande come addetta alle pulizie, cameriera e, infine, responsabile. Poi, in un’agenzia immobiliare. A quel punto, ha sviluppato una patologia della tiroide, ha smesso per la prima volta in vita sua di lavorare e ha deciso di studiare per diventare attrice.

“Mentirei se ti dicessi che ero arrivata con quel sogno”, ammette. “Immagino che, come un po’ per tutti gli immigrati, per me la priorità fosse trovare un lavoro, poi avere i documenti, e a quel punto mettere da parte dei soldi era già un gran risultato. Sapevo che avrei dovuto continuare a fare la comparsa nelle serie, mentre lavoravo come cameriera”. Ma non si è arresa e poi, una cosa tira l’altra, ha fatto una scoperta: “Io parlavo sul serio e la gente rideva”.

E a un certo punto qualcuno le ha suggerito: “Dovresti fare la comica”. Una delle sue battute preferite prende ispirazione dalla sua esperienza appena arrivata in Spagna: “La gente mi diceva: ‘Oh, sei romena? Sai, anche la ragazza che mi fa i mestieri è romena’. E io rispondevo: ‘La mia invece è spagnola. La mia ex capa era in difficoltà, me la sono messa in casa come donna delle pulizie e, per ricambiarle il favore, la faccio lavorare in nero’”.

Kovacs dice anche di aver smesso di preoccuparsi della suscettibilità altrui. Quando ha detto che, siccome in Romania non ci sono persone LGBTQ in televisione, “gli orsi vanno in giro per strada: è il karma”, ricorda di aver ricevuto delle lamentele, ma precisa che si è trattato di “una persona su migliaia”. E poi spiega: “Studio a lungo le battute, perché voglio che si capiscano. Non prendo in giro nessuno senza motivo”.

Non le dà fastidio nemmeno essere presentata come “immigrata romena”, anche se vive in Spagna da più di vent’anni. “Anzi, credo di averne tratto un grande vantaggio: mi distinguo dagli altri”, sostiene. E non ha mai voluto perdere l’accento. In fin dei conti, dice: “Sono un’immigrata, ma per me è motivo di orgoglio e può anche essere fonte di ispirazione”. Scherza anche su questo quando altre persone romene le scrivono dicendole che potrebbero essere come lei: “Io rispondo: ‘Ma anche no’”.

Il “trucco romeno”

“Trucco romeno, ragazzi: se comprate una casa, fate in modo che il vostro vicino sia spagnolo, ok?; il valore della sua casa scenderà e il vostro aumenterà: quando scoprirà di avere un vicino straniero, vorrà venderla”, ironizza su Instagram il romeno con più follower sui social in Spagna, Valentín Olariu, noto come “Truco Rumano” (Trucco romeno). I post in cui mangia panini con la mortadella all’uscita dal cantiere e mostra trucchetti per riparare una maniglia, un condizionatore o un modem sono seguiti da un milione di persone su Instagram – “due milioni, su tutte le piattaforme”, precisa.

Olariu inserisce anche battute basate sugli stereotipi sui romeni. Nel 2004, a 16 anni, è arrivato ad Almería in autobus. Proviene da un paesino di contadini, di circa 300 abitanti, Dorneşti, in Bucovina, nel nord della Romania, a circa 10 chilometri dal confine con l’Ucraina. Sua madre aveva cresciuto da sola lui e i suoi tre fratelli, lavorando nei campi. “L’unico lavoro che c’era era quello. Tutti gli amici se ne andavano: in Italia, Germania, Spagna… per lavorare. Mia madre ha pianto tanto, ma capiva che, per avere una vita migliore, bisognava andarsene”.

Olariu è partito da solo ed è sceso all’ultima fermata dell’autobus: Roquetas de Mar. Aveva con sé un taccuino con un numero di telefono, quello di suo fratello, che viveva in Spagna. E ha chiesto all’autista di poterlo chiamare dal suo cellulare. “Credo che mio fratello abbia pensato: ‘E adesso che ci faccio con questo qui?’”. Lo ha aiutato a trovare lavoro da alcuni giostrai, “a montare e smontare giostre, per 600 euro”. Nei suoi 22 anni in Spagna ha lavorato come giostraio, imbianchino, stuccatore, ha avuto un bar e ora lavora nella carpenteria metallica. E, nel tempo libero, è un influencer.

Umorismo e pregiudizi

Olariu racconta che i suoi video sul “Trucco romeno” sono iniziati nel 2022, con uno scherzo sulla benzina. Era appena scoppiata la guerra in Ucraina, il prezzo della benzina era alle stelle, e i colleghi, per prenderlo in giro, gli chiedevano se di notte aveva rubato una tanica ai camionisti nella zona industriale.

Così un giorno si è filmato mentre faceva rifornimento, “giocando un po’ con quello che la gente mi diceva perché sono romeno: è diventato viralissimoL’ho caricato alle 10 del mattino e all’ora di pranzo aveva già 800.000 visualizzazioni”. L’avevano preso sul serio. Alcuni lo insultavano. All’inizio ha avuto paura, ma “il pallino ti rimane”, aggiunge, e così ha pensato: e se lo facessi di nuovo? Allora ha iniziato a caricare video, “per sdrammatizzare gli stereotipi”. Il suo account oggi ha un milione di follower.

In uno dei suoi video più virali, con 60 milioni di visualizzazioni, compare un suo amico con una valigetta che si mette a fare la statua vivente. Un passante gli dà cinque euro e un pezzo di cavo di rame; poi, aggiunge, “io do i soldi a lui, mi prendo il cavo e scappo via”. Ammette che gli danno fastidio le generalizzazioni, tipo “essere etichettato come ladro pur non avendo mai rubato in vita mia solo perché altri sono venuti qui e si sono comportati male”.

Ma conclude: “Con il tempo, ho imparato a prenderla sul ridere. Gli stessi che rubano in Spagna, rubano anche in Romania”. L’idea del “trucco romeno” gli è venuta mentre lavorava su un tetto: “Bisognava saldare una trave e ho detto ai colleghi: ‘Dai, vi faccio vedere un trucco romeno’” e “da quel momento, tutti mi ripetevano: ‘Dai, facci un trucco romeno’”.

A sua madre non fa molto ridere che nei video si faccia vedere mentre è in cantiere, seduto su un secchio, a prepararsi un panino. “Mi dice: ‘Cosa penserà la gente?’ Ma nell’edilizia mangiamo così, perché dovrei mostrare una vita che non faccio?”. Al contrario, tra i suoi follower, dice di ricevere molti messaggi da persone “stufe delle pose e contente di vedere un ragazzo normale”.

Il “rumaño” che spiega le “cose tipiche”

Quando il numero dei suoi follower ha iniziato a crescere, Alex Rosu, 31 anni – un informatico che nel tempo libero pubblica video sulle peculiarità della cultura romena su Instagram e TikTok – è rimasto particolarmente sorpreso dalla “quantità di spagnoli che hanno partner romeni, un cognato romeno o colleghi di lavoro romeni”.

Si definisce “rumaño”, perché è per metà romeno e per metà di Saragozza, città in cui è arrivato dalla Romania all’età di 5 anni. “Prima è venuto mio padre e dopo un anno ha portato qui me e mia madre con una lettera di invito, come si faceva prima che la Romania entrasse nell’Ue”, precisa. A casa seguivano le tradizioni romene e “fuori, quelle spagnole”. Così un giorno gli è venuto in mente di creare un video “sulle cose tipiche” che fanno i romeni.

“Iniziava più o meno così: sono romeno e, ovviamente, faccio questo e quello…”. L’ha caricato su Internet, è andato a dormire e il giorno dopo aveva già circa 200.000 visualizzazioni. E quando si è reso conto che c’era interesse, “ha calcato un po’ la mano”. Uno dei suoi video più virali riguarda le differenze tra il sistema scolastico romeno e quello spagnolo. Ci sono anche quelli umoristici, come quando ha detto che “in Romania la gente guida malissimo” e “tutti nei commenti scrivevano: ‘Perché non sei mai andato in Portogallo’”.

E aggiunge: “Venendo da un paese che ha vissuto momenti difficili, o che ha dovuto darsi da fare più di altri, credo di aver sviluppato un umorismo più nero; alla fine, non ti resta che ridere delle tue disgrazie”. 

Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali

Tag: PULSE

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