Bucarest, organismo inquieto: come cambia una città
Bucarest “è un intreccio di forze che si completano, si urtano, si correggono e a volte si contraddicono”. Un reportage che volge lo sguardo sulla trasformazione urbana in atto nella capitale romena

Calea Victoriei © photo credits Municipio di Bucarest/Primăria Municipiului Bucureşti
Calea Victoriei © photo credits Municipio di Bucarest/Primăria Municipiului Bucureşti
Bucarest, capitale della Romania, cambia volto e atteggiamento da un mese all’altro. Con il nuovo sindaco, Ciprian Ciucu, molte cose si sono messe in movimento. Le opinioni, come sempre, sono divise. Perché una città appartiene ai suoi abitanti, certo, ma gli abitanti sono sempre più diversi tra loro. Cambiano i bisogni, le abitudini, le priorità, nonostante alcune criticità evidenti: il traffico, i parcheggi, l’inquinamento, il rumore, il caldo, la gestione degli spazi pubblici.
Ma in base a che cosa cambia davvero il volto di una città? Ai cittadini? Al traffico? Ai turisti? Al sindaco? Ai bisogni quotidiani? Ai fondi disponibili? Al cambiamento climatico? Probabilmente a tutto questo insieme. La città è un intreccio di forze che si completano, si urtano, si correggono e a volte si contraddicono. È un cocktail che da secoli cambia ingredienti e ricetta.
Lo spazio non è mai neutro, racconta Henri Lefebvre nel suo libro “La produzione dello spazio“: viene prodotto da pratiche sociali, economiche, politiche e culturali. In altre parole, una piazza, una periferia o un centro storico non esistono soltanto come luoghi materiali. Diventano ciò che sono attraverso gli usi, le regole, i conflitti, le immagini e i desideri di chi li attraversa. Una città viene vissuta, ricordata, desiderata, consumata e discussa ogni giorno.

Centro storico di Bucarest, Romania – foto O. Dumbrava
A Bucarest si è sempre desiderata una vita attiva. Si è sempre amata la vita notturna, il vivere fuori, l’incontrarsi. Eppure, la moltiplicazione dei bar su strade come Calea Victoriei (Via della Vittoria), insieme al rumore che ricade sugli abitanti, ha iniziato a pesare. Il sindaco Ciucu ha aperto una battaglia contro chi, di propria iniziativa e senza autorizzazioni, ha occupato lo spazio pubblico più del consentito. Ma alcuni luoghi storici, pur non essendo sempre in regola, hanno creato nel tempo comunità, abitudini, affetti. La loro scomparsa genera un altro tipo di insoddisfazione: quella legata a una geografia emozionale, fatta di ricordi, incontri, tavoli all’aperto, serate e piccoli riti urbani.
Piața Obor (Piazza Obor), di cui abbiamo già parlato qui, e il suo amatissimo posto dei mici, i celebri cilindri di carne grigliata, ha cambiato volto. Non è più la terrazza semplice, stretta, rustica, quasi campagnola di prima. Ora è tutto più ordinato, con tavoli più grandi, panche più comode, servizi più veloci. Eppure, per alcuni, ciò che migliora può anche fare male. Perché ogni trasformazione urbana è anche una trasformazione dei rapporti sociali: cambiare una città significa cambiare il modo in cui i corpi si incontrano, si evitano, consumano, lavorano e ricordano.
La città cresce e porta con sé nuovi contrasti, ma anche nuove ricchezze. Arrivano migranti che aprono ristoranti, bar, caffetterie, barbieri. Con loro arrivano altri gusti, altri odori, altri colori, altre immagini. Bucarest si riempie di segni nuovi, che arricchiscono gli occhi di chi sa vedere la bellezza della diversità.

Graffiti, metropolitana di Bucarest – foto O. Dumbrava
In questo paesaggio in continuo movimento, Bucarest cerca anche di ripulire i suoi muri dai graffiti che l’hanno invasa. Il sindaco Ciucu ha proposto un programma di finanziamento per eliminare graffiti e affissioni illegali dalle case situate nelle zone protette, 98 zone in totale. L’arte stradale resta; il vandalismo, invece, dovrebbe smettere di esistere. Anche qui il confine non è sempre semplice: la città contemporanea vive spesso tra espressione e degrado, tra libertà e regola, tra creatività e responsabilità.
L’estetica, però, non è proprio al primo posto nei progetti del Comune. Bucarest è da anni un grande cantiere. Ci sono i lavori per la metropolitana che arriverà all’aeroporto, quelli per il termoisolamento degli edifici, le riabilitazioni, i cantieri iniziati e poi lasciati in sospeso per mancanza di fondi o per cattiva organizzazione. Ci sono alberi tagliati per fare spazio ai lavori. Ci sono operai che lavorano sotto il sole, anche con 40 gradi, spesso vulnerabili, sottopagati e non sempre adeguatamente formati.
Eppure qualcosa si muove. Durante l’estate, le amministrazioni dei vari settori hanno allestito rifugi contro la canicola per la popolazione. In alcuni viene offerta gratuitamente acqua potabile; altri sono dotati anche di kit di primo soccorso e di personale che misura la pressione e presta assistenza medica. Sono piccoli segnali, ma raccontano una città costretta ormai a misurarsi con una nuova realtà: il clima non è più uno sfondo, è diventato un attore urbano.

Bucarest, metropolitana allagata @ Comune di Bucarest
I cambiamenti climatici influenzano certamente la città. Dal caldo irrespirabile alle tempeste, dalle piogge interminabili agli allagamenti improvvisi, Bucarest fatica a respirare e fatica anche a drenare l’acqua. I problemi di canalizzazione diventano sempre più visibili. La metropolitana sott’acqua non si era mai vista. La buona notizia è che le autorità si sono mosse per rimetterla in funzione in meno di 24 ore, e anche questo, a Bucarest, non si era mai visto.
Poi, per alleggerirsi il cuore e fare due conti con la realtà, o magari per dimenticare per qualche ora ciò che preoccupa, d’estate esistono le Strade Aperte. Calea Victoriei, durante il weekend, diventa una promenade. Liberata dal traffico, si riempie di gente, musica, piccoli spettacoli e intrattenimenti. È un altro tipo di rumore, certo, e può dare fastidio a chi abita vicino. Ma è anche un modo diverso di abitare la città, di guardarla a piedi, di sentirla meno ostile e più umana.
Le Strade Aperte hanno anche temi educativi, come “Bucarest resiliente: patrimonio, comunità e sicurezza urbana”. Ci sono tour guidati gratuiti, come “Esplora Bucarest a piedi su Calea Victoriei”, e dibattiti su temi come “Ridurre il rischio sismico: uno sforzo comune” oppure “A spasso con i tuoi diritti in Europa”. A volte sembra quasi un’ironia: parlare di diritti, sicurezza e patrimonio in una città che spesso fatica a proteggere davvero i suoi abitanti. Eppure è proprio da qui che si dovrebbe partire.

Bucarest, iniziativa Strade aperte © Comune di Bucarest
Il “diritto alla città” come diritto collettivo a trasformarla e, attraverso essa, a trasformare anche noi stessi è un diritto difficile da gestire, perché non tutti desiderano la stessa città. C’è chi vuole silenzio e chi vuole vita notturna. Chi vuole ordine e chi teme la perdita dell’anima. Chi chiede più verde, chi più parcheggi. Chi reclama aria pulita, chi occupa lo spazio pubblico senza rispettare le regole. Le norme sul rumore, sulla pulizia e sull’uso degli spazi vengono infrante tanto quanto il diritto a una gestione più verde dei rifiuti, a un’aria respirabile, a una città più giusta.
Bucarest si muove, si trasforma, perde cittadini che scelgono luoghi più freschi e più vivibili, ma accoglie anche chi arriva in cerca di nuove strade e nuove opportunità. Continua a farsi criticare e amare, spesso nello stesso momento. Perché Bucarest è così: un organismo misto, imperfetto, nervoso, generoso, a tratti faticoso e a tratti sorprendente. Una città che cambia volto senza mai perdere del tutto quella sua bellezza contraddittoria, fatta di bene e di male, di caos e tenerezza, di ferite e possibilità.
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