Albania: Vjosa, un parco nazionale ancora privo di protezione
La Vjosa, in Albania, è uno degli ultimi fiumi selvaggi d’Europa. Oggi parco nazionale, è in teoria beneficiario di protezione integrale dalla sorgente alla foce. Nonostante le tutele, presto sono però emerse tensioni, in particolare tra attivisti ambientali e chi considera il fiume una risorsa economica e turistica

Rafting sul fiume Vjosa
Rafting sul fiume Vjosa, Albania. © Martin Mecnarowski/Shutterstock
La designazione del fiume Vjosa a Parco Nazionale è stata presentata come una delle tappe più significative della politica ambientale albanese. Per la prima volta, un fiume selvaggio in Europa ha ottenuto la piena protezione dalla sorgente alla foce come ecosistema fluviale unico, in linea con i più elevati standard internazionali.
“Garantire la piena protezione, anche transfrontaliera, del fiume Vjosa dalla sorgente al mare, preservandolo come fiume selvaggio e a corso libero in modo sostenibile, in conformità con i più elevati standard internazionali, a beneficio della natura e delle persone”, afferma il Piano di gestione del Parco nazionale del Vjosa.
Tuttavia, sebbene lo status giuridico sia stato formalizzato e consolidato sulla carta, la domanda che si pone sempre più spesso sul campo e nel dibattito pubblico è più semplice: il Parco nazionale protegge effettivamente il fiume Vjosa?
Finora, il Parco nazionale del Vjosa è stato ampiamente promosso come un esempio di successo ambientale, spesso accompagnato da una narrazione che va oltre il dibattito tecnico e istituzionale. Presentato come uno degli ultimi fiumi selvaggi d’Europa, con un flusso ininterrotto lungo il suo corso principale e senza centrali idroelettriche nel suo tratto centrale, il Vjosa è diventato un potente simbolo di tutela della natura in Albania.
In questo senso, la sua designazione a parco nazionale ha funzionato anche come strumento politico e comunicativo, consentendo al governo di proiettare un’immagine più ecologista delle proprie politiche ambientali in un contesto in cui tali politiche sono frequentemente messe in discussione dalla società civile e dagli esperti.
Tuttavia, le tensioni sul territorio sono emerse poco dopo l’annuncio dello status di area protetta. Una delle preoccupazioni più evidenti è stata lo scontro con gli operatori di attività acquatiche, in particolare le aziende di rafting, che considerano il fiume una risorsa economica e turistica, mentre le organizzazioni ambientaliste e parte della comunità scientifica chiedono restrizioni più chiare per evitare impatti ecologici.
Il dibattito ricorrente: rafting e limiti del parco
Il dibattito sulla tutela del fiume Vjosa si è riaperto nel mese di aprile, questa volta in relazione alle attività di rafting.
A richiamare l’attenzione è stato l’intervento della polizia per fermare le attività di rafting svolte al di fuori della stagione consentita, definita nel Piano di gestione del parco (1° maggio – 15 ottobre), stabilita dagli esperti come periodo ammissibile per tali attività.
Successivamente, l’Agenzia nazionale per le aree protette (AKZM) è stata coinvolta in una controversia con gli operatori turistici di rafting, ai quali è stato intimato di limitare le proprie attività lungo il fiume. La discussione si è poi spostata al ministero dell’Ambiente, in un incontro a porte chiuse, al termine del quale le parti hanno annunciato indipendentemente il raggiungimento di un accordo.
Anche la comunità scientifica e ambientalista è stata coinvolta nella discussione. Aleko Miho, docente presso la facoltà di Scienze naturali e uno dei primi sostenitori della tutela del fiume, spiega di essere stato invitato a marzo, insieme a esperti locali e internazionali, a discutere le richieste delle federazioni e degli operatori di rafting al fine di valutare possibili revisioni alle restrizioni del Piano di gestione.
Secondo lui, gli esperti non sono contrari alle attività acquatiche in linea di principio, ma sottolineano la necessità che rimangano limitate e controllate.
“Gli esperti e l’esperienza globale non sono contrari alle attività acquatiche, ma più sono limitate e controllate, meglio è per l’ecologia del fiume”, afferma Miho, che aggiunge che gli impatti non si limitano solo agli habitat fluviali e alla biodiversità, ma incidono anche sulla qualità della vita delle comunità locali.
“Pertanto, lo sviluppo illimitato delle attività ricreative acquatiche non rappresenta mai un’innovazione positiva né una storia di successo per lo sviluppo del turismo e la prosperità locale”, osserva. In questo senso, sostiene che il problema principale non sia l’assenza di regole, ma il divario tra la visione e l’attuazione sul campo.
Ad un livello più ampio, la discussione sul Vjosa riflette un problema ricorrente nella governance ambientale albanese: la debole applicazione delle normative e un approccio spesso utilitaristico alle risorse naturali.
Da questa prospettiva, il degrado ambientale non deriva unicamente dalla mancanza di quadri giuridici, ma da come questi vengono applicati nella pratica e dall’equilibrio spesso poco chiaro tra protezione e utilizzo economico delle risorse.
In sostanza, il dibattito sul Vjosa rimane uno scontro tra due approcci: la rigorosa tutela ecologica e lo sviluppo economico locale.
Il Këlcyra Rafting Team ha dichiarato a OBCT che l’attività di rafting nella zona è principalmente a carattere familiare e non può essere considerata una fonte importante di profitto economico.
“Va inoltre sottolineato che il Vjosa è sempre stato ricco di biodiversità, e questa non è una scoperta recente. Si crea l’impressione che i problemi vengano attribuiti principalmente al rafting, ma questo non è giusto, soprattutto in assenza di studi adeguati sull’impatto di questa attività”, commenta il gruppo.
Secondo il gruppo, il rafting è un’attività relativamente recente, con solo pochi anni di sviluppo visibile, e qualsiasi analisi richiede tempo per essere accurata ed equilibrata. “È importante identificare i problemi, ma anche capire che i miglioramenti arrivano gradualmente, non dall’oggi al domani”, aggiungono i rappresentanti.
Nel frattempo, l’attivista Besjana Guri, una delle più ferventi sostenitrici della protezione del fiume, ha dichiarato a OBCT che la designazione del Vjosa a Parco nazionale è al tempo stesso un grande risultato e una sfida.
“Certamente, lo status di parco nazionale ha contribuito in modo significativo, in primo luogo bloccando oltre 45 centrali idroelettriche pianificate e in secondo luogo aprendo opportunità per uno sviluppo alternativo nella zona. Un parco nazionale ha una visione a lungo termine”, spiega Guri.
Riguardo alle discussioni sull’estensione della stagione del rafting e sull’espansione delle attività lungo l’intero letto del fiume, l’attivista esprime preoccupazione per i tentativi di modificare un quadro di gestione recentemente adottato.
“Esiste già un documento approvato che regola questa attività in una certa misura. I tentativi di modificarlo prima che l’attuazione sia effettivamente iniziata creano un cattivo precedente. Il piano di gestione è un documento decennale, sebbene preveda una revisione per gli adeguamenti necessari solo nel quinto anno di attuazione”, spiega.
Il rafting, aggiunge, è effettivamente una delle attività a minor impatto, ma richiede comunque un’attenta gestione, poiché la sua espansione su larga scala potrebbe creare pressione e disturbo per la biodiversità fluviale.
Tag: Aree protette | Attivismo ambientale | Fiumi
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