Al via l’edizione numero 83 della Mostra del cinema di Venezia

Passato sovietico, proteste in Serbia, guerra russa all’Ucraina, condizioni dei rom e Bielorussia. Come ogni anno, molto ricco e con uno sguardo ad est il programma della Mostra del cinema di Venezia 2026, che si parte oggi e si conclude il prossimo 12 settembre

02/09/2026, Nicola Falcinella
Proiettore di film in bobina © Denis Klimov 3000/Shutterstock

Proiettore di film in bobina – Denis Klimov 3000 Shutterstock

Proiettore di film in bobina © Denis Klimov 3000/Shutterstock

Sono tanti i temi di grande interesse nell’83° Mostra d’arte cinematografica di Venezia che si svolge da oggi, 2 settembre, fino a sabato 12.

Tra i 21 titoli in concorso per il Leone d’oro spicca l’ambizioso progetto di un regista esule russo, “Dau” di Ilya Khrzhanovsky che ha già suscitato proteste anche ufficiali dall’Ucraina, un po’ insensate in questo caso trattandosi di una situazione molto diversa dalla riprovevole apertura del padiglione russo alla Biennale d’arte.

In questo caso il regista, figlio del grande animatore Andrei, ha sostenuto l’Ucraina fin dal 2014 e vive all’estero da tempo: la maggior parte dei registi russi di valore internazionale o è esule o non sta quasi lavorando in questi anni di guerra.

Khrzhanovsky si era fatto conoscere con “4” (2004), premiato a Rotterdam e vari altri festival, e ha dedicato 20 anni di lavoro e riprese a questo progetto di cui si sono già visti alcuni episodi: il primo capitolo della serie, “DAU, Natasha” premiato con l’Orso d’argento al direttore della fotografia Jürgen Jürges al Festival di Berlino 2020.

Il film segue il brillante e idealista fisico d’origine greca Dau, interpretato da Teodor Currentzis, dal 1928 per quattro decenni, attraversando un periodo importante di storia dell’Urss, con lo scienziato che si trova a lavorare con un gruppo di colleghi alla bomba atomica mentre la loro libertà individuale si restringe sotto il terrore staliniano. L’opera, di produzione Germania, Francia, Ucraina e Svezia, ha una durata di tre ore e un quarto e sarà proiettata in due parti con intervallo.

Nel “concorso Orizzonti” è incluso un film più attuale che mai, “Do kraja dana – Until The Day Ends” produzione Serbia, Bulgaria, Slovenia, Montenegro diretta dalla serba Jelena Maksimović, più nota come montatrice, con Lena Trifunović, Andrija Krivokapić, Irina Hotomski, Stefan Tarabić e Miodrag Miša Dragičević. Nella Belgrado dei nostri giorni attraversata dalle proteste, la giovane Lena lotta per cambiare un mondo che sente diviso in due. Nella stessa sezione il greco “Mia mera sti zoi tis tzo: kefalaio Faidra – A Day in the Life of Jo: Chapter Pahedra” di Jacqueline Lentzou.

In competizione nella sezione autonoma “Giornate degli autori” l’unico italiano è “Balcanica”di Nicola Sorcinelli (coproduzione Italia/Croazia/Serbia) con Babak Karimi e Matilde De Angelis. Poiché in Afghanistan la musica è stata proibita, un direttore d’orchestra e suo figlio suonatore di tuba cercano un nuovo inizio fuggendo verso Occidente e ritrovandosi lungo la rotta Balcanica. Qui i loro destini incrociano quello di una dottoressa italiana.

La sezione comprende pure “Camouflage”, primo lungometraggio di finzione del giovane ucraino che vive in Germania Mykyta Gibalenko, e “I Plant My Hand in the Garden” di Boris Hadžija e Hoda Taheri, produzione Germania/Serbia/Usa.

Sempre riguardo alla rotta Balcanica, va segnato il documentario “The Jungle” del goriziano Cristian Natoli da pochi giorni disponibile su Amazon Prime. Il lavoro parte dal progetto di teatro sociale realizzato da una piccola comunità di migranti, afghani e pakistani, arrivati a Gorizia attraverso la rotta Balcanica, guidato dall’attrice e regista Elisa Menon.

Tornando alle altre sezioni veneziane, “Spotlight” comprende il georgiano “Guria”di Levan Koguashvili, noto soprattutto per “Blind Dates” del 2013. Una vicenda ambientata nella Guria, regione montagnosa nella Georgia sudoccidentale (non lontano da Batumi), dove, dopo la caduta dell’Urss, la prosperità è rimasta una promessa non mantenuta.

Koguashvili racconta la vita del quarantacinquenne Zuriko, coltivatore di nocciole vedovo con un figlio, segnata da un alternarsi di difficoltà e assurdità. E ancora il romeno “Eu contez – I Matter”, debutto registico dell’attrice Alina Şerban, affermatasi con “Sola al mio matrimonio” e “Housekeeping For Beginners”. Protagonista del film è la giovanissima rom Rebecca, che rischia di dover lasciare l’orfanotrofio mentre aspetta che il padre esca di prigione.

Tra i Fuori concorso – Non fiction emerge “Imperium”dell’ucraino Sergei Loznitsa, che sforna un documentario l’anno sul passato dell’Urss e stavolta ha trovato un approccio nuovo. L’archivio Aamod di Roma conservava i materiali girati tra il 1970 e il 1973 da diversi cineasti italiani in Unione Sovietica, un progetto senza pari per filmare “la varietà culturale, sociale e religiosa, dalle coste artiche ai deserti dell’Asia centrale, dai Carpazi al Pacifico” dell’Unione che cercava di uniformare tutto. Un film senza commenti e voce fuoricampo, che mostra i paradossi e diventa una lente per capire meglio l’Urss tra propaganda e realtà.

Dalla Bielorussia arriva “Letters From the Silenced Country” di Andrei Kutsila, già autore di “When Flowers Are Not Silent” del 2021 sulle elezioni truccate e le proteste dell’anno precedente nel suo Paese. Ancora “My Undesirable Friends: Part II – Exile” di Julia Loktev, la cui prima parte fu presentata a Berlino lo scorso anno: la regista russo-americana di “Day Night Day Night” e “The Loneliest Planet” ha seguito un gruppo di giovani giornalisti allo scoppio dell’invasione su larga scala dell’Ucraina.

Infine la sezione “Film on Films” dei film sul cinema, che comprende “The Pervert’s Guide to Utopias” di Sophie Fiennes, terza collaborazione con il filosofo sloveno Slavoj Zizek dopo “The Pervert’s Guide To Cinema” e “The Pervert’s Guide To Ideology”.


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Tag: Cinema

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