La Commissione europea richiama la Serbia sull’espulsione di Massimo Moratti
Esprimendo “preoccupazione” per il provvedimento, l’esecutivo dell’Ue mette in chiaro che le misure di sicurezza nazionale “dovrebbero essere attuate nel rispetto del quadro giuridico serbo e in conformità con gli standard europei” nel Paese candidato all’adesione. E intanto la presidente von der Leyen posticipa il viaggio a Belgrado

Commissione europea © HJBC / Shutterstock
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La Commissione europea prende posizione sul provvedimento di espulsione dalla Serbia del nostro collega Massimo Moratti, Senior Research Affiliate e corrispondente da Belgrado di OBCT.
“Esprimiamo preoccupazione per il fatto che a un ricercatore di un’organizzazione italiana per la libertà dei media sia stata respinta la domanda di permesso di soggiorno, dopo aver risieduto legalmente in Serbia dal 2022, e che gli sia stato ordinato di lasciare il Paese sulla base di un presunto ‘rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale’, senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sui motivi alla base di tale valutazione”.
Così un portavoce del gabinetto di Ursula von der Leyen ha comunicato a OBCT la valutazione dell’esecutivo dell’Ue sulla situazione emersa lo scorso 18 settembre in Serbia.
Due settimane prima le autorità serbe avevano respinto la richiesta di permesso di soggiorno temporaneo presentata da Moratti, adducendo “rischi inaccettabili per la sicurezza del Paese” e ordinandogli di lasciare il territorio entro 15 giorni, imponendo contestualmente un divieto di ingresso della durata di un anno. Le autorità serbe non hanno fornito ulteriori informazioni in merito alle motivazioni della decisione, ma hanno fornito un’estensione di 15 giorni in attesa di una decisione sul ricorso presentato alle autorità.
Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni e risiede stabilmente in Serbia dal 2022, anno in cui si è trasferito a Belgrado al seguito della compagna, distaccata nel Paese per motivi professionali.
“Le misure adottate nell’interesse della sicurezza nazionale dovrebbero essere attuate nel rispetto del quadro giuridico serbo e in conformità con gli standard europei e internazionali in materia di diritti umani”, senza che queste stesse misure comportino “una limitazione indebita delle libertà e dei diritti umani delle persone, compresi i giornalisti stranieri e gli operatori dei media”.
Ricordando che “la società civile e i giornalisti svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo di una società sana e democratica”, lo stesso portavoce ha messo in chiaro che questi valori “sono al centro non solo dell’Unione europea, ma anche del futuro della Serbia in quanto Paese candidato all’adesione e dei suoi cittadini”.
Le preoccupazioni pre-elettorali in Serbia
L’avvertimento della Commissione a Belgrado arriva in un momento particolarmente delicato per i rapporti con il Paese candidato all’adesione.
Mentre Moratti riceveva il rifiuto di permesso di soggiorno temporaneo, il 9 settembre il presidente serbo Aleksandar Vučić annunciava la data ufficiale per le elezioni parlamentari anticipate. Il prossimo 25 ottobre gli elettori serbi dovranno votare per il rinnovo dell’Assemblea nazionale, ma non sarà un voto come gli altri.
In un Paese che si trova nel mezzo di una crisi sociale e istituzionale da quasi due anni – dopo che il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad il 1° novembre 2024 ha causato la morte di 16 persone e scatenato proteste incessanti guidate dal movimento studentesco – le elezioni di fine ottobre saranno una sorta di resa dei conti tra Vučić, candidato premier con il suo Partito Progressista Serbo (SNS), e la Lista degli Studenti ora resa pubblica dal movimento che sfida il regime.
Ecco perché la presidente della Commissione von der Leyen ha deciso di escludere la Serbia (e la Bosnia Erzegovina) dalla sua tradizionale visita autunnale ai Balcani occidentali, in programma dal 30 settembre al 2 ottobre. “Alla luce delle imminenti elezioni parlamentari e generali” la decisione di posticipare la visita si è resa necessaria “per rispettare i processi elettorali”, ha spiegato il portavoce della Commissione.
La questione si era posta immediatamente, non appena Vučić aveva annunciato la data delle elezioni.
“Nel contesto politico e mediatico altamente polarizzato della Serbia, esiste il rischio concreto che una visita ufficiale della presidente della Commissione europea possa essere strumentalizzata come messaggio di sostegno europeo alle autorità in carica”, si legge in una lettera inviata direttamente a von der Leyen dal Balkans in Europe Policy Advisory Group (BiEPAG). “Il significato politico di una visita di questo livello non può essere valutato separatamente dalle circostanze in cui si svolge”, dal momento in cui coinciderebbe con la fase finale e “più delicata” della campagna elettorale.
Gli ultimi sviluppi politici in Serbia, incluse le “preoccupazioni” per il trattamento di media e difensori dei diritti umani, hanno convinto von der Leyen a rimandare alla fase post-elezioni la sua visita, per non fornire alcun tipo di pretesto e rivendicazione di supporto in particolare alla forza di governo che negli ultimi anni ha reso quasi impossibile il mantenimento dei rapporti consolidati tra Belgrado e Bruxelles.
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