Nagorno Karabakh, c’รจ ancora molto da fare

La fine del Nagorno Karabakh armeno, dopo gli sconvolgimenti che hanno interessato la regione nel 2023, non ha messo fine alle questioni aperte, sia per la regione contesa che nei rapporti travagliati tra Armenia e Azerbaijan. Una panoramica su situazione attuale e sfide future

22/01/2024, Marilisa Lorusso

Nagorno-Karabakh-c-e-ancora-molto-da-fare

La Commissaria per i diritti Umani del Coe Dunja Mijatoviฤ‡ - Foto Coe

Per il Nagorno Karabakh si entra nel nuovo anno con il fardello di un 2023 sconvolgente. Da un lato cโ€™รจ il territorio di quella che รจ stata la repubblica secessionista armena dellโ€™Artsakh, che si va ripopolando di cittadini azeri con il cosiddetto โ€œgrande ritornoโ€. Nel frattempo, si continuano a trovare armi .

La riappropriazione del territorio da parte del governo di Baku passa per la messa in sicurezza, per il ripopolamento e, purtroppo, anche attraverso la rimozione della memoria dei precedenti residenti. Sono circolate immagini della distruzione e della profanazione delle tombe del memoriale dei soldati armeni caduti durante le guerre del Karabakh.

A febbraio in quella che ora รจ chiamata la zona economica del Karabakh si voterร . In Azerbaijan si tengono infatti, a sorpresa, le elezioni presidenziali anticipate il prossimo 7 febbraio. Sette i candidati, esito scontato a favore dell’attuale capo di stato Ilham Aliyev. Saranno ridottissime le missioni di monitoraggio, lโ€™Unione Europea non parteciperร  ad elezioni assolutamente non competitive che appaiono piรน un rituale che un atto di esercizio di diritti politici e democrazia.

In Karabakh ci saranno ventisei seggi e 22.000 votanti, composti da 3.700 residenti e 18.000 lavoratori dislocati nellโ€™area, impiegati nel settore edilizio e delle infrastrutture e coinvolti nel โ€œgrande ritornoโ€ .

I karabakhi armeni

Dallโ€™altro lato del confine restano gli ex abitanti del Karabakh, i 101.000 armeni circa che si trovano ora in Armenia. Lo stato di protezione temporanea รจ stato loro garantito da Yerevan come rifugiati, ed รจ rinnovabile su base annua. Sono state semplificate le procedure per ottenere la cittadinanza e il governo armeno ha recentemente attivato un training per facilitare lโ€™ingresso nel mondo del lavoro degli sfollati.

Secondo l’Armenia sono ancora 55 gli armeni detenuti come prigionieri di guerra, ma per Baku sarebbero invece 23. Sempre stando ai dati armeni , 223 persone, di cui 25 civili, sono state uccise a seguito nellโ€™offensiva del 19-20 settembre 2023. Altre 244 persone sono rimaste ferite, tra cui 76 civili.

Risultano ancora disperse 20 persone, tra cui 5 civili. Sarebbero stati documentati oltre 20 casi di profanazione di corpi. La grande fuga dal Karabakh ha avuto un suo ulteriore drammatico conteggio: oltre 70 morti nei pochi e drammatici giorni che hanno portato allo svuotamento della regione, oltre alle circa 270 vittime dellโ€™esplosione di un deposito di carburante.

Il governo e le strutture statuali della repubblica di Artsakh, che avrebbero dovuto disciogliersi al primo gennaio 2024, sono rimaste in essere. Il presidente de facto Samvel Shahramanyan ha annullato il decreto sullo scioglimento e rimane non chiaro come e cosa verrร  fatto dagli organi di questo stato de facto scomparso, il cui parlamento si sarebbe riunito in sessione segreta a fine anno.

Le osservazioni sui Diritti Umani

Il Consiglio dโ€™Europa (Coe), organizzazione di cui sia lโ€™Azerbaijan che lโ€™Armenia fanno parte, ha pubblicato le โ€œOsservazioni sulla situazione dei diritti umani della popolazione colpita dal conflitto fra Armenia e Azerbaijan per il Nagorno Karabakh โ€, frutto del viaggio della Commissaria per i Diritti Umani Dunja Mijatoviฤ‡, effettuato dal 16 al 23 ottobre 2023. La visita ha toccato Armenia, Karabakh e Azerbaijan e aveva lo scopo di identificare una roadmap per indicare le prioritร  nel percorso di riconciliazione.

Il rapporto offre uno spaccato della situazione nella regione nellโ€™autunno 2023, con il Karabakh giร  svuotato dalla popolazione armena. Si articola in una ricostruzione delle cause della fuga, riassunte come la combinazione โ€œdi paura radicata per la propria vita e il proprio futuro durante le escalation armate e il controllo dell’Azerbaijan derivante da precedenti atrocitร  irrisolte e atti intimidatori in corso, il senso di abbandono da parte di tutti gli attori interessati, comprese le autoritร  de facto e le forze di pace russe, l’alto livello di vulnerabilitร  sperimentato durante il blocco e lโ€™improvvisa riapertura del corridoio di Lachin alla fine di settembre 2023โ€, che hanno portato i locali ad un esodo in massa ed improvviso.

Si ripercorrono poi le condizioni nel paese di arrivo, lโ€™Armenia, le questioni del diritto al ritorno e gli obblighi dellโ€™Azerbaijan in merito, della bonifica del territorio da mine ed esplosivi, dei prigionieri di guerra e di quanti mancano allโ€™appello, delle violazioni del diritto umanitario.

Si esorta a far accedere al territorio organizzazioni di tutela dei diritti umani e lโ€™impegno ad una autentica riconciliazione, mettendo da parte la retorica dellโ€™odio, che รจ stata molto attiva per trentโ€™anni e che non รจ andata stemperandosi dopo il conflitto, continuando ad essere uno dei principali nemici del processo di pace.

Pace o terre irridente

Al rapporto ha risposto il ministero degli Esteri dellโ€™Azerbaijan . Il ministero prende nota che la Commissaria riconosce che questa รจ stata la prima visita del Coe, che mai aveva avuto accesso al Karabakh nel periodo di secessionismo armeno. Il ministero, sottolineando quindi che lโ€™Azerbaijan si sta dimostrando collaborativo, ritiene che il report della Commissaria confermi che non vi sia stata pulizia etnica, che infatti non viene menzionata come tale, anche se in piรน punti del rapporto si ricorda il clima di intimidazione e le oggettive minacce per la sicurezza poste sia dal lungo blocco che cโ€™era stato sia dallโ€™attivitร  militare.

Lโ€™Azerbaijan continua a respingere lโ€™accusa di aver attivato un blocco di nove mesi nel periodo precedente allโ€™attacco, appellandosi ai diritti di sovranitร  ed amministrazione del proprio territorio, che ritiene di aver legittimamente esercitato su Lachin.

Baku si compiace che trovino eco nel report le proprie valutazioni sullโ€™impatto di lungo termine del conflitto per distruzione di infrastrutture e per la questione delle mine, annoso problema che travaglierร  probabilmente la regione per altre tre decadi, e altresรฌ che venga riconosciuto che ha attivato dei meccanismi istituzionali e concreti per il reintegro degli armeni che โ€“ su base volontaria โ€“ hanno deciso di tornare o che sono rimasti in Karabakh.

Il governo azero esprime invece rammarico per il fatto che la posizione degli sfollati azeri non ha trovato sufficiente posto nel report, in particolare โ€œche gli incontri della Commissaria con i sopravvissuti al genocidio di Khojaly perpetrato dall’Armenia, cosรฌ come con i membri della comunitร  azera occidentale espulsi dalle loro case nell’Armenia moderna, non siano stati ripresi nel rapporto. Ciรฒ avrebbe garantito una riflessione accurata sulla visita della Commissaria, nonchรฉ un approccio piรน completo alle questioni relative ai diritti umani che il rapporto intendeva trattare, compreso il diritto al ritorno. Ciรฒ รจ di particolare importanza, poichรฉ la stessa Commissaria ribadisce nelle sue osservazioni che tutte le persone sfollate a causa del conflitto di lunga durata hanno il diritto di tornare alle proprie case o ai luoghi di residenza abituale, indipendentemente dal fatto che siano state sfollate allโ€™interno o oltre frontiera.โ€

Il cosiddetto "Azerbaijan occidentale" e la sua comunitร  restano intanto uno dei cavalli di battaglia di Baku nella attuale negoziazione con Yerevan. Gli azeri sfollati dallโ€™Armenia, da territori che secondo il presidente Aliyev sono storicamente azeri, inclusa la stessa capitale Yerevan, dovrebbero poter ritornare, avere diritti culturali e linguistici salvaguardati non meno degli armeni che volessero rientrare in Karabakh.

Certo, definire lโ€™Armenia come Azerbaijan occidentale non รจ affatto nello spirito di quella riconciliazione tanto auspicata dal Consiglio dโ€™Europa e suona piรน di ambizioni revansciste territoriali che di pace.

Leggi anche