Croazia: c’รจ chi se ne va

รˆ un paradiso turistico, ma viverci รจ difficile. E sono in molti i lavoratori croati che partono per l’estero. Un fenomeno che affonda le sue radici in una combinazione di fattori sia di lungo che di breve periodo. Un’analisi

19/09/2019, Francesca Rolandi

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Zagabria (foto ยฉ&nbsp Goran Vrhovac/Shutterstock)

Da diversi anni i temi dellโ€™emigrazione allโ€™estero e dello spopolamento di vaste aree si contendono le prime pagine dei giornali croati, con un frequente utilizzo di termini allarmistici quale โ€œesodoโ€, e โ€œcatastrofe demograficaโ€. Sono inoltre ricorrenti le testimonianze di abitanti, piรน o meno giovani, che hanno lasciato il suolo natio diretti verso il nord Europa trbuhom za kruh, una colorita espressione che si potrebbe tradurre โ€œseguendo la pancia, alla ricerca del paneโ€.

La presidente Kolinda Grabar Kitaroviฤ‡ ha piรน volte parlato della questione demografica, definendola una โ€œquestione vitaleโ€ e una โ€œbattaglia per lโ€™esistenzaโ€, e per combatterla ha istituito un team di specialisti. Le proposte messe a punto nel 2018 prevedevano alcuni generici stimoli economici, il taglio delle tasse, la riforma della pubblica amministrazione, incentivi alla natalitร , oltre al vecchio sogno di riportare in patria la diaspora.

Di recente, durante una visita presso la contea di Virovitica-Podravska, Grabar Kitaroviฤ‡ ha di nuovo sottolineato la necessitร  di trovare una soluzione per la questione demografica, in particolare nelle contee direttamente toccate dallโ€™โ€aggressione grande-serbaโ€. Le affermazioni della presidente, nel farsi forza di unโ€™espressione giร  al centro di polemiche con la Serbia, nascondono perรฒ una veritร  scottante. La Croazia indipendente, che ha speso fiumi di parole per le zone che furono in prima linea nella โ€œguerra patriotticaโ€, in particolare la Lika e la Slavonia, le ha poi lasciate morire economicamente. Se nel caso della prima, zona montana, la tradizione migratoria รจ da sempre rilevante sin dai tempi dellโ€™Impero austro-ungarico, al contrario Vukovar, al centro della fertile Slavonia, era stata un territorio di destinazione di immigrazione durante la Jugoslavia socialista, ma langue da due decenni in uno stato di prostrazione economica e si sta letteralmente svuotando.

Basta tuttavia una prima analisi per comprendere che lโ€™emigrazione di lavoratori croati affonda le sue radici in una combinazione di fenomeni sia di lungo che di breve periodo.

Nel 2013 la Croazia esordiva allโ€™interno dellโ€™Unione europea in un momento di profonda crisi economica che aveva provocato unโ€™impennata della disoccupazione, in particolare negli anni 2013 e 2014, quando si attestava ad oltre il 17%. Lโ€™ingresso del paese nellโ€™Unione si รจ rivelato dunque un volano per i flussi migratori. Il flusso si รจ ingigantito dal 2015, quando i lavoratori croati hanno iniziato a godere della piena libertร  di movimento nella maggior parte dei paesi dellโ€™Unione europea, tra cui la Germania.

Da questo punto di vista la Croazia non rappresenta un caso unico, dal momento che forti ondate emigratorie hanno caratterizzato molti altri paesi di recente adesione allโ€™Unione europea.

Oggi, in cima alla classifica dei paesi dellโ€™Unione europea che hanno una percentuale piรน alta della loro forza lavoro allโ€™estero si trovano tre paesi dellโ€™Europa orientale . Nel 2018 la Romania vedeva il 21,3% dei suoi cittadini in etร  lavorativa risiedere allโ€™estero, seguita dalla Croazia (15,4%), dalla Lituania (14,5%), dal Portogallo (13,6%) e dalla Bulgaria (13,3%). I numeri della Croazia vanno comunque considerati alla luce del fatto che i flussi migratori erano giร  iniziati negli anni โ€˜90.

Appaiono comunque ancora incerti i tentativi di stimare un numero complessivo dei cittadini croati emigrati allโ€™estero.

Cifre e percentuali

Secondo lโ€™Istituto croato per la statistica dopo lโ€™ingresso della Croazia nellโ€™Unione il numero annuale degli emigranti sarebbe passato dai 15.262 del 2013 ai 39.515 del 2018 (con un picco di 47.532 persone nel 2017).

Tuttavia, le statistiche sarebbero lontane dalla realtร , date le difficoltร  a determinare i reali espatri, specialmente quando le persone mantengono la residenza nel luogo di origine. In alcuni casi ciรฒ sarebbe dovuto alla volontร  di mantenere lโ€™assicurazione sanitaria in Croazia e di usufruire dei servizi sanitari, considerevolmente piรน economici rispetto ad altri paesi di emigrazione, il che sarebbe testimoniato da un numero degli assicurati superiore di circa 200.000 rispetto ai reali abitanti.

Secondo unโ€™indagine del quotidiano Jutarnji list solo prendendo in considerazione le registrazioni di cittadini croati nei tre paesi di destinazione della maggior parte degli emigranti croati โ€“ Germania, Irlanda e Austria โ€“ i numeri sarebbero ben maggiori : da 9.007 nel 2012, a 16.895 nel 2013, a 45.517 nel 2014, 61.626 nel 2015, 64.654 nel 2016, 66.201 nel 2017. A queste somme andrebbero aggiunte quelle relative agli emigranti in altri paesi che potrebbero rappresentare un ulteriore 25%. A fare la parte del leone รจ ancora una volta la Germania, con 56.265 arrivi nel 2017, seguita a distanza da Austria e Irlanda. Se nei primi due casi si tratta di rotte migratorie storiche, di recente lโ€™Irlanda si รจ imposta come paese di immigrazione, con un picco di ingressi nel 2016 .

Le nuove ondate migratorie sono caratterizzate da unโ€™etร  media molto piรน giovane di quelle precedenti (mentre nel decennio precedente lโ€™etร  media era 41,5 anni, nel 2016 era scesa a 33,6 anni) e una maggiore partecipazione di minori.

Tuttavia, allโ€™interno di questi numeri andrebbero ulteriormente differenziati i croati provenienti dalla Croazia e coloro che, pur avendo il passaporto croato, provengono da altri paesi (in particolare la Bosnia Erzegovina). Nel 2018, dei 57.724 croati che sarebbero arrivati in Germania, 6.527 risulterebbero appartenere alla seconda categoria .

Lo studio di Ivana Draลพenoviฤ‡, Marina Kunovac e Dominik Pripuลพiฤ‡, pubblicato alla fine del 2018 ma riferito al periodo 2013-2016, ha stimato in 230.000 il numero di croati che hanno lasciato il paese in quellโ€™arco di tempo.

I migranti provengono dalle regioni con una piรน alta disoccupazione come la Croazia orientale, centrale, la Lika e il Gorski Kotar. Tuttavia le migrazioni toccano anche la Croazia nord-occidentale e potrebbero aumentare come conseguenza della crisi della cantieristica .

Dalla prospettiva odierna si puรฒ dire che lโ€™emigrazione abbia fornito una valvola di sfogo per la disoccupazione, che nel 2019 risulta di poco superiore al 7%, piรน che dimezzata, dunque, rispetto a solo 5 anni fa.

Mancanza di forza lavoro

Tuttavia, i flussi migratori degli anni scorsi hanno giร  fatto emergere delle carenze nel mercato del lavoro locale . In alcuni settori economici si manifesta una mancanza ormai cronica di personale specializzato, che desta particolare allarme nellโ€™ambito sanitario. A scarseggiare tuttavia รจ anche personale non qualificato. A dispetto di quanto spesso si pensi, infatti, la forza lavoro croata che emigra risulta avere un livello di istruzione generalmente piรน basso rispetto alla popolazione che rimane nel paese.

Negli ultimi anni la Croazia ha aperto quote sempre maggiori per lavoratori stranieri. Tuttavia, il bacino al quale la Croazia storicamente attingeva manodopera โ€“ lโ€™area ex jugoslava โ€“ non sembra piรน in grado di soddisfare i suoi fabbisogni. I lavoratori provenienti dalla Bosnia Erzegovina e dalla Serbia sono a loro volta tentati da progetti migratori a piรน lungo raggio, in particolare verso la Germania, piuttosto che dal mercato del lavoro croato. Inoltre, lโ€™attacco contro stagionali serbi della scorsa estate, motivato da questioni nazionali, avvenuto a Supetar sullโ€™isola di Braฤ, e il piรน generale clima di intolleranza verso la comunitร  serba non contribuiscono a rendere la Croazia attrattiva per i cittadini della vicina repubblica.

Il risultato รจ che lavoratrici e lavoratori provenienti dallโ€™Estremo Oriente , in particolare dalle Filippine, non sono forse la norma, ma neppure piรน una nota esotica nel panorama del settore alberghiero croato. Al contrario le migliaia di profughi che bussano alle porte del paese in arrivo dalla rotta balcanica non sono mai state neppure considerate un potenziale bacino di reclutamento di manodopera.

Le quote di lavoratori stranieri per il 2019 sono state portate a 65.000 unitร , una cifra piรน che doppia rispetto allโ€™anno precedente, di cui 15.600 nel settore alberghiero e 17.800 in quello delle costruzioni, ma appaiono lontane dal fabbisogno reale. Pare inoltre che diverse agenzie di intermediazione internazionali abbiano approfittato delle quote per inviare lavoratori extraeuropei temporaneamente in Croazia e successivamente trasferirli a breve in altri paesi europei.

Cosรฌ in auge sono tornati anche i pensionati. Questa primavera la catena di supermercati Spar ha lanciato una campagna per lโ€™assunzione di pensionati che, in base alla legislazione croata, sono autorizzati a lavorare part time, anche per integrare le basse pensioni .

Lโ€™ultimo atto della riforma fiscale del governo di centro-destra di Andrej Plenkoviฤ‡ ha offerto, inoltre, consistenti sgravi fiscali in particolare ai lavoratori che dovrebbero entrare nel mondo del lavoro per contrastare lโ€™esodo di manodopera. Inoltre, nel futuro prossimo si prevede il ritorno nel paese di molti cittadini che avevano raggiunto la Germania nel periodo dโ€™oro dellโ€™emigrazione dalla Jugoslavia, tra il 1968 e il 1972, e che prossimamente andranno in pensione.

Ma allora la Croazia non รจ un paese per giovani?

Gli indicatori croati sembrano piรน che altro mostrare, amplificato allโ€™ennesima potenza, un fenomeno che caratterizza tutto il sud Europa. รˆ difficile prevedere se le opportunitร  migratorie che si sono aperte negli ultimi anni allโ€™interno dellโ€™Unione Europea rimarranno tali anche negli anni futuri, in particolare dato il periodo di recessione che la Germania sta attraversando. Piรน in generale perรฒ la Croazia, come altri paesi limitrofi, si giocherร  le sue carte se riuscirร  a offrire prospettive alla popolazione in etร  lavorativa, una discreta qualitร  della vita, un sistema burocratico efficiente e non appesantito dalla corruzione, una motivazione per investire energie e speranze nel proprio paese di origine. Una sfida con la quale dovrร  confrontarsi anche Dubravka ล uica, vicepresidente croata della Commissione europea di recentissima nomina, con deleghe alla democrazia e demografia.     

Questo articolo รจ pubblicato in associazione con lo European Data Journalism Network ed รจ rilasciato con una licenza CC BY-SA 4.0

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