Due cori, una resistenza: canti di solidarietà tra Firenze e Sarajevo

Un gemellaggio, un percorso comune tra due realtà corali: RKUD Proleter di Sarajevo e Ribelli in Cor di Firenze. L’intento è quello di superare le barriere linguistiche e confinarie per veicolare insieme la solidarietà internazionale

05/08/2026, Chiara Milan
Cori Insieme - Sarajevo - screenshot youtube

Cori Insieme – Sarajevo – screenshot youtube

Cori Insieme - Sarajevo - screenshot youtube

Esistono molti modi per creare solidarietà e coltivare la memoria. Uno di questi è il canto popolare, che da sempre accompagna le lotte per la libertà, custodisce la memoria delle resistenze e dà voce a chi rifiuta la guerra, l’oppressione e l’ingiustizia. Cantare insieme significa riconoscersi parte di una stessa comunità, anche al di là dei confini e delle differenze linguistiche.

Sono questi i valori che hanno ispirato il gemellaggio fra il coro Ribelli in Cor di Firenze, afferente al circolo ARCI “Fra i Lavoratori di Porta al Prato”, diretto da Camilla Caparrini, e il coro RKUD Proleter di Sarajevo, il coro della più antica società culturale e artistica dei lavoratori della Bosnia Erzegovina (Radničko kulturno – umjetničko društvo). Fondato nel 1905 a Sarajevo, il coro è attualmente diretto da Aida Hadžiahmetović.

Nato dall’incontro tra due realtà accomunate dall’impegno per il dialogo, la partecipazione culturale e la giustizia sociale, il progetto di gemellaggio persegue l’obiettivo di costruire ponti in un tempo in cui troppo spesso si torna ad innalzare muri.

Questo progetto di solidarietà attraverso il canto popolare è culminato nel concerto del 12 luglio 2026 a Sarajevo, di cui è disponibile la registrazione integrale (il video qui sotto).

Dopo mesi di preparativi, i due cori si sono incontrati per il concerto internazionale “We stand together”, dal titolo dell’omonima canzone di Stephen Greenberg eseguita assieme. Il repertorio ha attraversato confini e tradizioni, dalle canzoni partigiane dell’ex Jugoslavia ai canti palestinesi, fino ai brani della Resistenza italiana e internazionale. Il concerto si è concluso con “Canzone senza paura”, inno contro i femminicidi legato al movimento “Non una di meno”, tradotto per l’occasione in lingua locale e interpretato congiuntamente dai due cori. A tale proposito, racconta Caterina Guidi di Ribelli in Cor:

“Il coro Proleter si è innamorato di questa canzone e ne ha fatto una loro traduzione, adattando il testo per ricordare le vittime di femminicidio in Bosnia Erzegovina. Un gesto che ha raccolto e rilanciato il lavoro fatto dal nostro coro, che nella versione italiana aveva inserito i nomi delle vittime di violenza di genere in Toscana”.

La scelta di Sarajevo non è causale: la capitale bosniaca conferisce al progetto un significato che va oltre la dimensione musicale. Come scrivono Ribelli in cor: “Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si ascoltano. Sarajevo appartiene a questi ultimi. Città di incontri, di memorie e di rinascite, custodisce nelle sue strade una storia che continua a interrogare il presente e a ricordarci il valore della, pace, della convivenza e della solidarietà tra i popoli”.

Per poter far fronte alle spese di un progetto sostenuto tutto su base volontaria, senza sponsor né finanziamenti istituzionali, e per poter dare continuità al progetto, Ribelli in Cor ha aperto un crowdfunding al quale si può contribuire a questo link

I cori: Ribelli in Cor e RKUD Proleter di Sarajevo

Il coro Ribelli in Cor, attivo a Firenze dal 2019, è nato con l’obiettivo di usare il canto polifonico come strumento di memoria attiva, antifascismo e impegno politico. Canta le storie di chi ha lottato per la libertà, includendo nel proprio repertorio i canti del lavoro, della Resistenza italiana e di quella internazionale, nella convinzione che la voce collettiva sia una delle forme più potenti di solidarietà e di lotta contro l’oblio. È affiliato all’associazione Canto Rovesciato, che in Toscana si occupa di diffondere la musica di tradizione orale e di comunità come strumento per raccontare quella storia che non viene narrata nei canali ufficiali.

Il coro RKUD Proleter è una delle più antiche associazioni culturali della Bosnia Erzegovina. Fondato a Sarajevo nel 1905, nacque come coro operaio in un periodo in cui la cultura rappresentava uno strumento di istruzione, solidarietà e organizzazione del movimento dei lavoratori. Fin dall’inizio, la sua missione non è stata soltanto quella di coltivare la musica, ma anche di promuovere la dignità umana, la giustizia sociale e la solidarietà attraverso la cultura.

Nel corso di oltre 120 anni di storia, Proleter ha attraversato l’Impero austro-ungarico, il Regno di Jugoslavia, la Jugoslavia socialista, la guerra in Bosnia Erzegovina e la difficile ricostruzione del dopoguerra. In ogni epoca ha continuato a rappresentare un luogo di incontro per persone unite dalla convinzione che la cultura possa contribuire a costruire una società migliore.

La prova più difficile arrivò durante l’assedio di Sarajevo. La sede storica di Proleter, in via Dr. Safeta Mujića, fu gravemente colpita dai bombardamenti e quasi completamente distrutta. L’associazione perse i propri spazi e il lavoro fu interrotto.

Eppure, già nel gennaio del 1996, pochi mesi dopo la firma degli Accordi di Dayton, un piccolo gruppo di ex soci decise di far rinascere Proleter. Tra edifici devastati riuscirono a recuperare documenti storici e materiali d’archivio, avviarono la nuova registrazione dell’associazione e ripresero le attività con i bambini e con il gruppo folkloristico.

Nel novembre del 1997 si tenne l’assemblea costitutiva che segnò ufficialmente la rinascita di Proleter. Pur avendo perso la propria sede, l’associazione conservò ciò che era più importante: la continuità, la memoria e lo spirito di solidarietà che l’avevano accompagnata fin dalla sua fondazione.

Oggi Proleter riunisce un coro misto, un gruppo folkloristico, un’orchestra e un gruppo vocale. Negli ultimi anni ha sviluppato nuovi progetti internazionali dedicati alla solidarietà, ai diritti umani e ai valori dell’antifascismo. Da questo percorso è nato anche il Concerto Internazionale di solidarietà “We Stand Together”.

Ribellincor libretto Sarajevo

Ribellincor libretto Sarajevo, illustrazione di Lisa Gelli

Il canto popolare come forma di resistenza e veicolo di solidarietà transnazionale

Nel corso dei decenni, gemellaggi di diversa natura e iniziative di solidarietà hanno rafforzato i legami tra l’Italia e la Bosnia Erzegovina. Tra questi, un ruolo di primo piano è stato svolto dal “Comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace nella ex Jugoslavia” nato nel 1991 su iniziative dell’intellettuale e politico Alexander Langer. I comitati ad esso collegati, alcuni dei quali ancora attivi, sono riusciti nell’intento di unire comuni e municipalità italiane e bosniache coinvolgendoli in progetti di cooperazione in diversi ambiti.

A livello internazionale, invece, l’International Workers Aid (IWA) è stata una delle esperienze più significative di solidarietà transnazionale tra i lavoratori e le lavoratrici durante la guerra in Bosnia Erzegovina. Nata nel 1993 su iniziativa di sindacalisti britannici, svedesi e di altri paesi europei per rispondere all’appello dei minatori di Tuzla, la rete di solidarietà operaia internazionale sostenne le organizzazioni sindacali e le forze antinazionaliste della città. Lo fece attraverso l’invio di convogli internazionali di viveri e medicinali, il sostegno politico ai sindacati locali e la creazione di legami diretti tra i lavoratori e le lavoratrici di diversi paesi.

Raccogliendo l’eredità delle reti di solidarietà nate durante e dopo la guerra, e reinterpretandola in una forma nuova, il gemellaggio tra cori si presenta come uno strumento innovativo attraverso il quale il canto popolare può diventare veicolo di solidarietà internazionale. In un momento storico segnato dal ritorno dei nazionalismi, dalla costruzione di nuovi muri e dall’affermarsi di forze reazionarie, iniziative come questa possono rappresentare un modo concreto di costruire legami oltre i confini, costruendo ponti invece che muri.

Come ricorda Proleter, “questo concerto non è stato semplicemente uno scambio musicale tra due cori. È stato la continuazione di una missione iniziata oltre centoventi anni fa: dimostrare che la musica può unire persone di paesi, lingue e culture diverse e che la solidarietà rimane un valore universale, oggi come nel 1905”.


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Tag: Musica