In Ucraina, l’ostacolo della minoranza ungherese sulla via dell’adesione all’UE

La controversia sui diritti della comunità in Transcarpazia ha bloccato per anni i negoziati tra Kyiv e Bruxelles. Nonostante il cambio di governo e l’approccio più costruttivo di Budapest, la questione è “vittima di un gioco politico più ampio”, avvertono Tadeusz IwaÅ„ski e Andrzej Sadecki, analisti del Centro di Studi Orientali di Varsavia

14/08/2026, Federico Baccini
Péter Magyar e Volodymyr Zelenskyy a Bruxelles a fine giugno © UE

Péter Magyar e Volodymyr Zelenskyy a Bruxelles a fine giugno © UE

Péter Magyar e Volodymyr Zelenskyy a Bruxelles a fine giugno © UE

Il processo di allargamento dell’Unione europea si blocca spesso – almeno nell’ultima decina d’anni – per questioni all’apparenza marginali o di non così grande rilevanza sul piano geopolitico.

Questioni bilaterali di piccola entità sul piano dei soggetti coinvolti hanno la capacità di rallentare o addirittura mettere in stallo per anni l’intero percorso di adesione di uno o più candidati, se anche un solo Stato membro dell’UE decide di far pesare il proprio veto per proteggere gli interessi nazionali nei confronti del Paese che aspira a entrare nell’Unione.

Uno dei casi più emblematici è quello della minoranza ungherese in Ucraina, la cui protezione è stata utilizzata dall’Ungheria di Viktor Orbán per impedire l’avvio dei negoziati di adesione all’UE di Kyiv.

E anche dopo l’arrivo del nuovo premier Péter Magyar, la situazione si è distesa, ma non si è completamente risolta.

La minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia è, in realtà, “vittima di un gioco politico più ampio” tra Budapest e Kyiv, con controversie sui diritti delle minoranze che “non riflettono alcuna tensione seria sul campo”.

Così Tadeusz IwaÅ„ski, responsabile del dipartimento per la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldova presso il Centro di Studi Orientali OSW di Varsavia, e il collega Andrzej Sadecki, responsabile del dipartimento per l’Europa centrale, spiegano una situazione molto intricata ma anche altamente politicizzata.

Perché una comunità di circa 100 mila persone – ma probabilmente oggi ancora meno – ha bloccato per due anni il processo di adesione all’UE di un Paese di circa 35 milioni di abitanti, di cui la stessa minoranza ungherese fa parte da generazioni?

Qual è davvero la situazione sul campo in Transcarpazia? E quali sono le richieste della minoranza ungherese?

Iwański: Parlando sia con gli ucraini sia con gli ungheresi in Transcarpazia, è facile constatare che sul campo non ci sono tensioni sostanziali. Ungheresi, ucraini e altre minoranze – come rumeni e rom – convivono pacificamente, con diversi livelli di interazione e cooperazione.

La guerra in Ucraina ha rappresentato un punto di svolta per gli ungheresi in Transcarpazia, perché ha accelerato il processo di emigrazione dal Paese.

L’ultimo censimento in Ucraina, che risale al 2001, indicava che in Ucraina vivevano circa 150 mila ungheresi, la maggior parte dei quali in Transcarpazia. Questo dato è stato strumentalizzato da Budapest per molti anni, ma la verità è che non corrisponde più alla realtà attuale per ragioni demografiche ed economiche. Ora si aggira intorno a 50/60 mila.

Se si contano anche coloro che parlano ungherese, tra cui la maggioranza della popolazione rom, il numero è leggermente superiore, ma probabilmente non raggiunge nemmeno la metà di quei 150 mila.

Sadecki: Negli ultimi quattro anni non si sono verificati incidenti di rilievo su base etnica. In precedenza si trattava di casi piuttosto isolati e molto spesso con un elemento che li provocava dall’esterno. Ma la situazione attuale è piuttosto stabile.

Su cosa si basa dunque l’intera contesa tra Budapest e Kyiv?

IwaÅ„ski: Se si analizzano le dichiarazioni dell’ex-primo ministro ungherese, Viktor Orbán, e in una certa misura anche quelle dell’attuale premier, Péter Magyar, si può avere l’impressione che i diritti siano violati e che la minoranza in Transcarpazia non possa parlare in ungherese.

In realtà non è così, perché esistono già scuole ucraine con classi interamente in ungherese. L’intera controversia si basa su questioni puramente simboliche.

Per esempio, nell’elenco di richieste avanzate da Budapest c’è il diritto per la minoranza ungherese di nominare un proprio rappresentante nella Verkhovna Rada [il Parlamento ucraino, ndr] a Kyiv. A Budapest sapevano che a Kyiv non si sarebbe potuta affrontare la questione, perché richiede modifiche sostanziali al quadro giuridico e non c’era alcuna possibilità di concederle.

In realtà non esiste alcun motivo per una minoranza che rappresenta meno dello 0,5% dell’intera popolazione di avere un rappresentante in Parlamento.

Sadecki: Per Budapest la questione degli ungheresi all’estero e la tutela dei loro diritti è molto importante, e sotto Orbán è diventata una questione ancora più prioritaria.

Tuttavia, questo si è scontrato con la tendenza in Ucraina, a partire dal 2014, di aumentare la presenza della lingua ucraina, che è diventata dominante dopo l’invasione russa. Da un lato c’è il tentativo di rendere la lingua ucraina più presente, in particolare dopo l’introduzione della legge sull’istruzione nel 2017. Dall’altro lato c’è la volontà di tutelare l’uso della lingua ungherese.

Negli ultimi anni la questione ha assunto sempre più i contorni di una disputa politica tra Budapest e Kyiv.

La questione delle minoranze era già presente, ma si è aggiunta una controversia più ampia tra Kyiv e una sorta di governo filo-russo a Budapest. Per Orbán è diventato un pretesto per bloccare l’adesione dell’Ucraina all’UE e altre questioni relative alle relazioni tra Bruxelles e Kyiv.

Gli ostacoli possono essere risolti definitivamente con l’accordo raggiunto a inizio giugno tra il nuovo governo ungherese e quello ucraino?

Sadecki: La concessione più importante fatta dall’Ucraina risale in realtà al dicembre 2023, prima dell’apertura dei negoziati di adesione nel giugno 2024.

La questione più problematica sollevata dall’Ungheria riguardava il fatto che l’uso della lingua ucraina sarebbe stato gradualmente esteso in tutto il sistema educativo. Kyiv ha respinto le accuse e ha negato il piano, con Orbán che allora ha lasciato la sala quando il Consiglio europeo ha approvato l’apertura dei negoziati.

Mentre l’Ucraina ha fatto marcia indietro sulla questione più spinosa, l’Ungheria ha presentato un elenco di 11 richieste, portando la controversia a un livello superiore con molte altre pretese.

Non conosciamo esattamente i dettagli dell’accordo tra Ungheria e Ucraina. La tempistica è stata molto interessante, poiché ha offerto a Magyar la possibilità di presentarsi al Consiglio europeo a metà giugno, dimostrando di essere costruttivo e di aver risolto la questione principale.

Tuttavia, Magyar ha fatto capire che questo è solo l’inizio. È vero che ha ritirato il veto, ma ci saranno molte altre occasioni per bloccare il processo. E poi, alla fine del percorso, è stato annunciato un referendum popolare in Ungheria.

In un certo senso ha dimostrato di essere costruttivo sull’Ucraina, ma sarei cauto nel pensare che la questione non sia più all’ordine del giorno, anche se la parte più problematica è stata risolta.

Credo che ci sarà una certa continuità nella politica ungherese, nel senso che le minoranze rimarranno una questione centrale. Tuttavia, dopo la perdita di potere di Orbán, c’è una differenza significativa: la questione non verrà strumentalizzata come avveniva in passato.

Magyar non ha tutto il bagaglio del passato e delle controversie con l’Ucraina, non ha demonizzato Zelensky e non ha bisogno di condurre un’intera campagna anti-ucraina in patria. È un nuovo attore con una pagina bianca per quanto riguarda le relazioni con Kyiv.

Naturalmente, cercherà di dimostrare di avere a cuore le minoranze ungheresi, perché questo in generale è importante per l’opinione pubblica nazionale, e probabilmente solleverà ancora la questione della minoranza in Transcarpazia.

L’Ungheria non sarà in ogni caso il partner più facile per l’Ucraina, se i negoziati di adesione andranno avanti.

IwaÅ„ski: Entrambe le parti hanno convenuto che potrebbe esserci un accordo per abbassare al 10% la soglia della popolazione ungherese necessaria per riconoscere il cosiddetto “status ungherese” di una regione ucraina. Questo permetterebbe l’uso di toponimi bilingui, l’esposizione di bandiere ungheresi sugli edifici pubblici e la diffusione di informazioni pubbliche in lingua ungherese.

Quella della minoranza ungherese in Ucraina rimarrà sempre una questione delicata a Budapest, perché costituisce uno strumento facile da utilizzare per mobilitare la popolazione.


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Tag: Ungheria