Slovenia, l’eurodeputato Branko Grims espulso dal Partito popolare europeo
L’europarlamentare sloveno Branko Grims, eletto nel 2024 tra le fila del Partito democratico di Janez Janša, è stato espulso dal Partito popolare europeo per aver partecipato a delle iniziative dell’estrema destra. Il premier sloveno non l’ha difeso

Il leader del PPE Manfred Weber con l’attuale premier sloveno Janez Janša. Foto: EPP Congress Rotterdam – Day 2 di European People’s Party, CC BY 2.0 (*)
Il leader del PPE Manfred Weber con l'attuale premier sloveno Janez Janša. Foto: EPP Congress Rotterdam - Day 2 di European People's Party, CC BY 2.0 (*)

Branko Grims. Foto: Parlamento europeo
Branko Grims (Kranj, 1962) è un uomo con le idee chiare. Un politico pieno di certezze e privo di dubbi. Da una parte c’è lui e dall’altra i suoi avversari, con cui il dialogo non soltanto non è possibile, ma sostanzialmente inutile.
Proprio per questo non ha mancato di candidare Elon Musk al premio Nobel per la pace, per il ruolo che avrebbe svolto nel difendere la libertà di parola. Una libertà che, per Grims, è messa in forse dal politicamente corretto, che vorrebbe poter stabilire quello che si può e quello che non si può dire.
Nel 2018, nel corso di un dibattito sulle migrazioni, Grims affermò che il riscaldamento globale era una bugia colossale e che in realtà la Terra si starebbe raffreddando. La prova sarebbe che in Slovenia non ci sono più le pantere nere, uno dei simboli dell’antica Carantania.
I bellissimi felini si sarebbero estinti perché avrebbero avuto bisogno di climi più caldi per vivere. In attesa che in patria torni presto l’era della pantera nera, Branko Grims, che sedeva all’europarlamento dal 2024, è stato cacciato dal gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo. Non accade spesso, anzi di regola non accade mai.
Branko Grims, lo scudiero di Janša
Laureato in geologia e con un master in scienze politiche, Branko Grims è stato uno degli uomini di punta del Partito Democratico di Janez Janša, un fedele scudiero del premier, sempre pronto a scendere in campo in sua difesa.
Negli anni ha più volte fatto sentire la sua voce contro i mass media e contro le oscure trame ordite alle spalle del centrodestra. Ha puntato il dito contro le organizzazioni non governative, colpevoli di voler favorire le migrazioni e intaccare i veri valori patriottici. Recentemente non ha nascosto che sarebbero necessari provvedimenti radicali e ha parlato apertamente di remigrazione. L’idea in Slovenia si sta facendo strada e martedì scorso un centinaio di giovanotti hanno marciato per le vie di Lubiana, accendendo fiaccole, gridando slogan e portando striscioni che chiedevano di cacciare gli stranieri.
Grims, del resto, vorrebbe un’altra Slovenia. Un paese dove non ci dovrebbe essere spazio per la cultura woke. Lo scopo principale sarebbe naturalmente quello di difendere i bambini dalla diffusione della cosiddetta ideologia LGBT+.
Un uomo di principi, un buon padre di famiglia e un buon cristiano, che sa che il genere è determinato alla nascita, che è immutabile e che può essere solo binario: maschio o femmina. Tra famiglie, palloncini e attivisti antiabortisti, alcuni mesi fa a Capodistria è stato l’ospite d’onore della Marcia per la vita, dove ha ribadito che bisogna vincere la cultura della morte, promossa dalla sinistra, che offre alle giovani ragazze l’aborto e il suicidio assistito ai vecchi e ai malati.
Il problema naturalmente non sarebbe sloveno, ma riguarda tutta l’Europa. Un continente troppo poco attento a difendere i suoi popoli ed i loro usi, costumi e tradizioni. Molti sono d’accordo con lui. Grims, in fondo, dice quello che molti pensano e lo fa senza badare alle conseguenze.
Il flirt con l’estrema destra
Alla fine, il Partito Popolare ne ha avuto abbastanza di lui e l’ha messo alla porta. In questi giorni è circolata la notizia che il capogruppo Manfred Weber era sul punto di farlo già due volte in passato, ma era sempre stato convinto a recedere dai suoi propositi dal leader del Partito Democratico Janez Janša.
Quello che è emerso in maniera alquanto chiara, però, è che Grims non è stato cacciato per le sue idee, ma piuttosto per il fatto di aver partecipato a iniziative della destra radicale europea e di aver firmato la mozione di censura contro Ursula von der Leyen. Che la presidente della Commissione europea non andasse giù nemmeno agli altri esponenti del Partito Democratico è cosa risaputa, ma loro hanno saputo rimanere nei limiti.
La slovena Romana Tomc, vicepresidente del gruppo parlamentare del Partito Popolare Europeo, ha invitato il suo compagno di partito ad andarsene e a lasciare il posto al primo dei non eletti, per non far perdere ai democratici peso all’interno del gruppo dei popolari. A difenderlo questa volta non è sceso in campo nemmeno Janez Janša, che ha laconicamente riconosciuto che quando si sta in un gruppo parlamentare bisogna rispettare le sue regole, confrontandosi all’interno senza fare cose insieme ad altre formazioni politiche.
Aggrappato alla poltrona
Grims, dal canto suo, ha dato a intendere che non intende abbandonare l’europarlamento. Ha precisato che continuerà a lottare per i suoi principi e per gli elettori che con le loro preferenze lo hanno portato a Bruxelles.
In tutti questi anni è stato una grande risorsa per il Partito Democratico. Un personaggio che è riuscito a parlare alla pancia dei simpatizzanti del partito, a far serrare le file e a ribadire che in fondo loro avevano una serie di cose in cui credere. Da Lubiana dicono chiaramente che la strada dei Democratici resta nel Partito popolare europeo. Ma i detrattori di Janša sono convinti che i veri valori del suo partito siano proprio quelli espressi in tutti questi anni da Grims.
Intanto la brezza che spirava sull’Europa sta diventando un vento che tira sempre più forte a destra.
(*) Link alla foto: “EPP Congress Rotterdam – Day 2” di European People’s Party, CC BY 2.0
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