Serbia: nasce il sindacato dei lavoratori migranti

Lo scorso 12 giugno è stato presentato a Belgrado il nuovo sindacato dei lavoratori stranieri in Serbia. I lavoratori migranti alzano la voce, denunciando l’inazione delle istituzioni di fronte ad abusi e sfruttamento, e annunciano una battaglia per i diritti fondamentali del lavoro

27/07/2026, Dejan Kožul
Rider a Belgrado, Serbia © Predrag Milosevic/Shutterstock

Rider a Belgrado, Serbia © Predrag Milosevic/Shutterstock

Rider a Belgrado, Serbia © Predrag Milosevic/Shutterstock

(Originariamente pubblicato da Novosti)

I problemi dei lavoratori stranieri in Serbia sono numerosi: dal costo delle pratiche per il rilascio di visti e permessi di soggiorno agli straordinari non pagati, passando per i contratti precari, il lavoro nero, l’impossibilità di accedere alle cure mediche, minacce, alloggio e vitto inadeguati. Dopo numerosi tentativi falliti di risolvere questi problemi attraverso segnalazioni alle istituzioni statali, si è deciso di creare un sindacato dei lavoratori migranti. Il sindacato è stato presentato lo scorso 12 giugno a Belgrado, presso il centro “Miljenko Dereta”.

È stato inoltre organizzato un forum di rappresentanti sindacali e partiti politici al fine di creare un ambiente favorevole al dialogo e alla discussione sulla condizione dei lavoratori. L’obiettivo è creare un fronte comune tra sindacati e forze di opposizione.

Miloš Đajić del Centro per le competenze moderne ha presentato dati sulla carenza di manodopera. Stando alle stime dell’UNDP, in Serbia mancano circa 144.000 lavoratori anche se quest’anno sono stati rilasciati oltre 100.000 permessi di lavoro a lavoratori stranieri.

Tra le numerose criticità legate all’impiego di lavoratori stranieri, Đajić ha sottolineato la tendenza delle agenzie interinali a non fornire condizioni di soggiorno adeguate, a confiscare i documenti dei lavoratori e a non pagare gli straordinari. Molti lavoratori stranieri si ritrovano così in una condizione di schiavitù per debiti nei confronti di queste agenzie – che nella maggior parte dei casi non sono registrate in Serbia, ma nei paesi di provenienza dei lavoratori – e non possono far valere i propri diritti.

Đajić ha poi spiegato che i lavoratori stranieri sono impiegati principalmente nel settore edile, dove un lavoratore su tre è straniero. Uno dei maggiori ostacoli alla loro organizzazione è la scarsa conoscenza della lingua e delle leggi serbe, motivo per cui sono costretti a rivolgersi alle agenzie interinali per chiedere aiuto.

Un altro aspetto problematico riguarda le modalità di arrivo dei lavoratori stranieri in Serbia, considerando che i datori di lavoro e il Servizio nazionale per l’impiego (NSZ) non pubblicano dati precisi sulla carenza di manodopera. I lavoratori stranieri arrivano in Serbia con il cosiddetto visto D della durata di 180 giorni, dopodiché devono chiedere un permesso unico per soggiorno e lavoro.

Capita a volte che vengano impiegati in progetti statali, senza però essere regolarmente registrati, come è successo nel caso di EXPO 2027, e quindi si trovano di fatto in Serbia illegalmente, senza nemmeno rendersene conto.

Il sindacato dei lavoratori migranti è stato fondato proprio per permettere ai lavoratori di lottare per i propri diritti, come ha sottolineato Tara Rukeci Milivojević, attivista e promotrice del nuovo sindacato.

Rukeci Milivojević ha spiegato che ci sono tre modi in cui i lavoratori stranieri arrivano in Serbia. Il primo è tramite agenzie che chiedono ai migranti dai 2.500 ai 4.000 euro per trovare un lavoro in aziende, dove lavorano più di otto ore al giorno, non hanno un alloggio adeguato né documenti in regola perché i datori di lavoro abusano della loro scarsa conoscenza della lingua e della normativa vigente.

Il secondo modello prevede l’utilizzo di agenzie non registrate, mentre il terzo consiste nella mediazione diretta, che spesso rischia di trasformarsi in tratta di esseri umani.

Rukeci Milivojević ha menzionato un caso specifico.

“Un uomo ha pagato tremila euro al suo vicino. Ha aspettato un anno, ha ottenuto un visto ed è venuto in Serbia”, ha raccontato l’attivista. “Essendo analfabeta, non ha potuto nemmeno firmare un contratto. Ha lavorato nel cantiere del progetto ‘Belgrado sull’acqua’, poi ad un certo punto il suo datore di lavoro gli ha comunicato che non avrebbe più lavorato per lui, così ha finito per lavorare in una nota azienda agricola. Il suo visto è scaduto e gli hanno chiesto altri 400 euro per un nuovo permesso. Ormai non lavora più per quell’azienda ed è stato l’unico a ricevere lo status di presunta vittima [di sfruttamento]. Stiamo aspettando di vedere quando gli verrà concesso il permesso di cercare un nuovo lavoro”.

Marija Anđelković dell’ong Azione contro la tratta di esseri umani (ASTRA) ha sottolineato che la violazione dei diritti del lavoro è uno degli indicatori che segnalano il rischio che una persona diventi vittima della tratta di esseri umani.

Oltre ai numerosi migranti impiegati nel settore edile, molte donne, perlopiù di origine filippina, restano invisibili perché lavorano come assistenti familiari in case private. La procura non interviene in questi casi, nemmeno quando la donna è pronta a testimoniare sullo sfruttamento lavorativo e sessuale subito

Anđelković ha affermato che si sono verificati anche casi di rapimento di donne da appartamenti, ma che anche in questi casi non c’è stata alcuna reazione da parte dello stato perché erano coinvolte persone in posizioni di potere. Il miglior meccanismo di prevenzione, secondo Anđelković, è sensibilizzare i lavoratori migranti sui rischi nei paesi di arrivo, ma affinché ciò avvenga, è necessario raggiungere accordi e memorandum bilaterali in modo che i lavoratori siano informati dei loro diritti.

L’egiziano Abanoub Mamdouh, uno dei fondatori del nuovo sindacato, vive in Serbia da tre anni e attualmente lavora come rider. Ha confermato di aver dovuto pagare per venire a lavorare in Serbia, nello specifico presso la fabbrica di ricambi auto Mint. Le promesse ricevute prima dell’arrivo in Serbia sono state disattese, quindi inizialmente ha lavorato come rider per la Wolt, senza contratto, per poi passare ad un’altra azienda.

“L’auspicio è che il sindacato aiuti i lavoratori stranieri, non chiediamo niente di speciale, solo un lavoro normale che ci permetta di vivere dignitosamente”, ha spiegato Mamdouh.

Tara Rukeci Milivojević ha sottolineato che le azioni collettive possono essere organizzate solo con l’aiuto delle sigle sindacali. Nel loro manifesto, i fondatori del nuovo sindacato affermano che i lavoratori migranti non sono responsabili della regressione dei diritti dei lavoratori in Serbia e che desiderano una vita dignitosa per tutti i lavoratori, indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione o da qualsiasi altra affiliazione.

“Non siamo vittime solo dei datori di lavoro e degli intermediari che ci portano in Serbia per ingenti somme di denaro. Siamo vittime anche dei proprietari di casa, delle cliniche private e di tutti coloro che traggono profitto da un sistema che permette questo tipo di sfruttamento”, si legge nel manifesto. “Abbiamo molto più in comune con i lavoratori serbi di quanto ci separi. La differenza sta nel fatto che, se noi alziamo la voce contro la perdita della salute e della vita per il profitto altrui, rischiamo ritorsioni sotto forma di deportazione”.

In Serbia, i lavoratori stranieri incontrano spesso problemi burocratici perché i datori di lavoro violano la legge, in particolare non offrendo contratti regolari o rescindendoli senza informare e ottenere il consenso dei lavoratori, privandoli così dell’assistenza sanitaria e dei servizi essenziali. Così facendo, i datori di lavoro evadono le tasse, danneggiando lo stato serbo e i cittadini.

I lavoratori stranieri chiedono che tutti coloro che hanno presentato denunce per sospetto di tratta di esseri umani e sfruttamento del lavoro vengano ascoltati al più presto, compresi i lavoratori residenti in Serbia e all’estero, nonché i rappresentanti delle organizzazioni che hanno inviato denunce alle istituzioni competenti (procura, polizia, Centro per la protezione delle vittime della tratta di esseri umani, Ispettorato del lavoro, Ispettorato fiscale e del mercato e altre autorità). Invitano inoltre l’Ambasciata della Repubblica Araba d’Egitto a Belgrado a intervenire per la tutela dei diritti dei lavoratori egiziani in Serbia, soprattutto considerando il rischio di schiavitù per debiti.

Durante l’incontro a Belgrado è stato sottolineato che i diritti dei lavoratori sono diritti umani, compreso il diritto di associazione sindacale. Qualsiasi pressione o ritorsione contro i membri di un sindacato costituisce una violazione dei diritti umani fondamentali.

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