Moldova, dopo l’avvio dei negoziati UE, l’incognita dell’economia

A inizio giugno la Moldova ha avviato, assieme all’Ucraina, i negoziati di adesione con l’UE. In quell’occasione si è tenuta a ChiÈ™inău una conferenza sugli investimenti europei nel paese, per cercare di rispondere alla domanda: in cosa dovrebbe specializzarsi l’economia moldava, tra le più povere del continente?

Nelle strade di Chișinău © snob / Shutterstock

Nelle strade di Chișinău © snob / Shutterstock

Nelle strade di Chișinău © snob / Shutterstock

Il 3 giugno Cipro, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’UE fino al 30 giugno, ha annunciato all’Ucraina e alla Repubblica di Moldova l’apertura formale del Cluster 1 nei negoziati di adesione. Questo è stato possibile solo grazie all’accordo raggiunto tra diplomatici ungheresi e ucraini sui diritti della minoranza ungherese, dopo ben due anni di stallo.

L’apertura del Cluster 1, incentrato sullo stato di diritto, sulle istituzioni democratiche e sui diritti fondamentali, segna l’inizio formale di un processo che potrebbe portare l’Ucraina e la Moldova nell’Unione europea.

Il giorno successivo, il 4 giugno, la Commissaria europea per l’allargamento, Marta Kos, si trovava a ChiÈ™inău per una visita di tre giorni nel Paese. Ha aperto la Conferenza sugli investimenti UE-Moldova elogiando la Moldova: “Non dirò che siete i migliori studenti della classe. La Moldova è tra i migliori [ma resta comunque il migliore studente della classe]. Ecco perché sono così felice di quanto accaduto ieri sera”.

Secondo Kos, la Moldova ha effettivamente raggiunto un tasso di attuazione del 93% delle riforme legate al piano di crescita da 1,9 miliardi di euro sviluppato dalla Commissione europea per il Paese. I risultati del governo moldavo hanno sbloccato oltre 641 milioni di euro di investimenti.

Investimenti in cosa?

Di questi 641 milioni, 433 milioni di euro sono un insieme di sovvenzioni, garanzie e prestiti dell’UE provenienti da: l’Agence Française de Développement per sostenere gli investimenti nell’efficienza energetica degli edifici pubblici e residenziali; la Banca europea per gli investimenti per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture scolastiche in tutta la Moldova; la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo per rafforzare le infrastrutture digitali; il Fondo europeo per l’Europa sud-orientale e il Fondo Verde per la crescita per agevolare l’accesso al credito per imprese e famiglie.

In altre parole, gran parte dei fondi è costituita da sovvenzioni per la modernizzazione del Paese. Fin dal suo insediamento al potere, il Partito d’Azione e Solidarietà della presidente della Repubblica Maia Sandu ha infatti considerato le riforme europee come una scorciatoia per modernizzare il Paese e creare sviluppo economico.

Tuttavia, il dubbio è il seguente: in cosa dovrebbe specializzarsi l’economia moldava? L’economia moldava dipende fortemente dall’agricoltura e dalle rimesse dei lavoratori (risparmi rimandati nel Paese d’origine), che ora vivono per lo più nei paesi dell’UE. La popolazione che risiede entro i confini moldavi sta invecchiando rapidamente e si prevede che entro il 2060 diminuirà ulteriormente del 29%.

Sia la Presidente Sandu che la Commissaria Kos hanno menzionato “l’industria agroalimentare e di trasformazione alimentare, la manifattura e l’industria leggera, le energie rinnovabili, le ICT e i servizi digitali, nonché il turismo e la logistica dei trasporti” come aree in cui il Paese ha un “reale vantaggio competitivo”.

In altre parole, entrambe si sono concentrati sulla produzione vinicola e sui servizi IT, settori in cui il Paese si è già indirizzato da anni. Tuttavia, è discutibile se questi possano alimentare l’economia e/o convincere i moldavi all’estero a tornare e avviare attività imprenditoriali nel proprio Paese d’origine.

I restanti 208 milioni di euro di investimenti dal settore privato sembrano rafforzare questa linea di ragionamento. I dieci investitori celebrati alla Conferenza sugli Investimenti saranno: INVL, che sosterrà gli investimenti di private equity; TET, che svilupperà un data center per l’intelligenza artificiale; Danube Logistics, che potenzierà la connettività dei trasporti con l’Ucraina e l’UE; Micro Nano Tech, che si concentrerà sull’innovazione high-tech; KB Container, che rafforzerà il potenziale manifatturiero della Moldova per il mercato UE e per le esigenze di ricostruzione dell’Ucraina; BOSAQ, che svilupperà moderne infrastrutture idriche per i cittadini e il settore agricolo; infine, VED-MAR AGRO, che sosterrà le esportazioni agroalimentari ad alto valore aggiunto.

Questo elenco sembra rafforzare la narrazione di un’economia periferica in cui gli investimenti sono destinati o alla creazione di data center, poveri in manodopera, o hub per la ricostruzione dell’Ucraina.

La conferenza Investimenti UE-Moldova © Ion Ples Alexandru / UE

La conferenza Investimenti UE-Moldova © Ion Ples Alexandru / UE

Di cosa ha bisogno la Moldova?

Escluse il Kosovo e l’Ucraina dopo il 2022, la Moldova è il paese più povero d’Europa. Secondo la Banca Mondiale, nel 2023 il PIL pro capite moldavo, corretto al netto dell’inflazione, era tornato ai livelli del 1990, l’anno precedente all’indipendenza. Dopo decenni di instabilità politica, riadattamento e riorientamento del suo mercato verso l’UE, il PIL pro capite del Paese ha superato la soglia dei 16.000 dollari solo nel 2024. Eppure, questa non è l’impressione che si ha passeggiando per le strade di ChiÈ™inău, che appare come una capitale dell’Europa orientale relativamente ricca.

Ciò si spiega con il fatto che i livelli di consumo all’interno del Paese, in particolare nella capitale, sono paragonabili a quelli della maggior parte delle città europee. Questo è un effetto delle rimesse dei lavoratori moldavi nell’UE. Si parla di oltre un milione di persone che hanno lasciato il Paese e che sono ancora rilevanti per le elezioni chiave.

E la tendenza non sembra arrestarsi: dall’inizio degli anni 2020, circa 50.000 persone lasciano il Paese ogni anno. Nel 2024, le rimesse sono state stimate in 1,5 miliardi di dollari, ovvero circa un settimo del PIL nazionale. Tuttavia, l’emigrazione, non controbilanciata da un’immigrazione proporzionata, crea carenze di manodopera in diversi settori economici.

A ciò si aggiunge che l’economia informale moldava nel 2019 equivaleva a un quarto del suo PIL. Tra i creditori internazionali figurano il Fondo monetario internazionale (FMI), la Banca Mondiale e l’Unione Europea. L’FMI valuta la situazione economica del Paese appena entro le soglie accettabili per i finanziamenti esterni.

A maggio, commentando l’ultimo prestito dell’FMI, il leader del Partito dei Socialisti della Repubblica Moldova, Igor Dodon, ha sostenuto che un indebitamento continuo provocherà “una grave crisi economica”. Sebbene Dodon non sia un critico imparziale né credibile, ha ragione nel descrivere la fragile situazione economica del Paese.

Tuttavia, sembra non esserci alternativa al percorso tracciato dall’UE. Secondo l’Osservatorio Economico, la ricetta per il successo economico della Moldova è: concentrare le esportazioni di elettronica, prodotti farmaceutici e industrie creative; migliorare i settori del turismo e della trasformazione alimentare; continuare a ricevere prestiti internazionali ma subordinati all’attuazione del programma di riforme imposto dall’UE; aumentare l’accesso al mercato unico europeo.

In altre parole, anche volendo essere critici verso la retorica conciliante della visita di Marta Kos nel Paese, la Moldova può solo sperare di danzare verso l’adesione all’UE una hora alla volta.

Questo articolo fa parte del progetto collaborativo PULSE Europe ed è stato realizzato in seguito a un viaggio stampa a ChiÈ™inău organizzato dal programma EUNEIGHBOURS EAST, finanziato dall’Unione Europea. 

Questo articolo è stato prodotto in collaborazione con il portale ungherese EUrologus nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali.

Tag: PULSE