Allargamento UE, l’ora dell’Ucraina e della Moldova
Dopo due anni di attesa, causati dal veto di Orbán, l’Unione europea ha dato il via libera formale ai negoziati di adesione con Kyiv e Chișinău, aprendo con entrambi i paesi il primo gruppo di capitoli negoziali. Da ora in poi i due candidati procederanno ciascuno alla propria velocità

Durante la conferenza intergovernativa con l’Ucraina
Durante la conferenza intergovernativa con l'Ucraina © Unione europea
E così, dopo due anni di stallo motivato esclusivamente dal veto dell’ex-premier ungherese Viktor Orbán, il processo di adesione all’Unione europea per Ucraina e Moldova può riprendere da dove si era bloccato.
Una nuova conferenza intergovernativa – la seconda – che sancisce per ciascuno dei due paesi candidati l’avvio delle discussioni formali sul primo gruppo di capitoli negoziali.
Le due conferenze del 15 giugno, che hanno aperto i negoziati sul Cluster 1 – ‘Fondamentali’, sanciscono un vero e proprio momento decisivo per Kyiv e Chișinău, per diversi motivi.
Uno su tutti quello messo in luce dai presidenti di Commissione e Consiglio europeo, rispettivamente Ursula von der Leyen e António Costa.
“Questo è un riconoscimento della determinazione, del coraggio e del duro lavoro dimostrati da entrambi i Paesi nel portare avanti le riforme, anche di fronte a sfide immense”. Dalla guerra russa in Ucraina alle interferenze elettorali in Moldova, ma anche gli ostacoli posti da Budapest sulla strada dell’allargamento dell’Unione.
Cioè quella che i due leader UE definiscono “una delle più grandi storie di successo dell’Unione e il nostro miglior investimento nel futuro comune”.
Via libera ai negoziati
La convocazione delle conferenze intergovernative rappresenta il momento culminante di due mesi di speranze a Bruxelles che il cambio di governo a Budapest potesse significare, concretamente, una svolta per il processo di adesione di due candidati che stavano iniziando a diventare sempre più impazienti, nonostante l’apertura informale di tutti i capitoli negoziali per aggirare parzialmente il veto ungherese.
L’arrivo al governo del nuovo primo ministro Péter Magyar ha portato una ventata di ottimismo sull’abbandono del veto a priori di Budapest contro l’apertura dei negoziati di Kyiv – che vincolava anche il percorso di Chișinău, a causa del cosiddetto “approccio a pacchetto” – nonostante la politica estera del centro-destra di Tisza non si discosti in modo sostanziale da quella di Fidesz.
La prima dimostrazione del mutato atteggiamento è stata l’apertura quasi immediata del tavolo tecnico con Kyiv per trovare una soluzione sulla protezione dei diritti della minoranza ungherese nella regione ucraina della Transcarpazia. Dopo nemmeno tre settimane è arrivata la svolta, quando il 3 giugno il premier Magyar ha annunciato un’intesa complessiva con la controparte ucraina.
Per il nuovo governo ungherese era questa la condizione essenziale per la revoca del veto sull’avvio dei negoziati di adesione.
A questo punto si è messa in moto la macchina burocratica/politica di Bruxelles, non appena l’ambasciatore ungherese presso l’UE ha confermato ai 26 colleghi che le condizioni erano cambiate e non c’era più motivo per non aprire il primo gruppo di capitoli negoziali.
La presidenza cipriota del Consiglio dell’UE ha così inviato una lettera a ciascuno dei due Paesi candidati, invitandoli a presentare le loro posizioni negoziali.
È così che il 15 giugno si è arrivati alle conferenze intergovernative che hanno aperto le porte ai negoziati sui cinque capitoli (dei 33 complessivi) che coprono Stato di diritto, criteri economici, funzionamento delle istituzioni democratiche e riforma della pubblica amministrazione.
Un altro dettaglio di non poco conto – che rende questo momento decisivo nel processo di allargamento – è il fatto che il 15 giugno 2026 segna la fine effettiva dell’approccio a pacchetto che ha legato i percorsi di adesione di Kyiv e Chișinău per più di quattro anni.
In base a tale accordo informale (lo stesso che ha legato Albania e Macedonia del Nord fino al settembre 2024), formatosi nel momento della richiesta di adesione all’UE, quando un candidato si blocca, anche l’altro deve attendere.
Nel caso specifico di Ucraina e Moldova, questo ha significato che il percorso di adesione di quest’ultima si è ritrovato in stallo dal momento in cui Orbán ha posto il veto ai negoziati con Kyiv, nonostante l’ex-premier ungherese non avesse esplicite rimostranze nei confronti di Chișinău.
D’ora in poi, invece, Ucraina e Moldova procederanno ciascuno al proprio ritmo e velocità nei negoziati, con i 27 governi dell’UE che prenderanno decisioni (all’unanimità) sulla base dei progressi del singolo candidato in questione.
E ora?
A questo punto Kyiv e Chișinău continueranno a negoziare secondo il normale processo di adesione, potendo sfruttare il lavoro “anticipato” portato avanti da marzo sul piano informale.
L’apertura del Cluster 1 – ‘Fondamentali’ sblocca anche gli altri cinque gruppi di capitoli negoziali, a condizione che siano soddisfatti i parametri di ciascuno di essi.
Una volta aperti tutti i 33 capitoli, sarà necessario ottenere la certificazione da Bruxelles che sono stati soddisfatti i criteri intermedi, ovvero i requisiti relativi allo Stato di diritto – in particolare nell’ambito del capitolo 23 (Sistema giudiziario e diritti fondamentali) e del capitolo 24 (Giustizia, libertà e sicurezza) – che sbloccano la fase successiva dei negoziati.
A quel punto si potranno iniziare a chiudere i capitoli negoziali, uno per uno.
La fase finale è la stesura, firma e ratifica (da parte del candidato e di tutti i membri dell’UE) del Trattato di adesione, che sancisce le condizioni di ingresso nell’Unione europea del nuovo membro.
La Moldova è pronta ad aprire tutti i gruppi di capitoli negoziali di adesione entro la fine dell’estate, nella speranza che questo impegno si rifletta nelle conclusioni del Consiglio europeo del 18-19 giugno.
Per la Commissione rimane realistica la previsione che, tenendo questo passo nell’implementazione delle riforme, Chișinău possa completare tutto il lavoro negoziale entro il 2027.
Per quanto riguarda l’Ucraina, invece, il presidente Volodymyr Zelensky e diversi governi europei puntano all’apertura di tutti i capitoli negoziali nello stesso arco di tempo della Moldova.
La strada di Kyiv sembra però più accidentata e l’obiettivo molto ambizioso. Non solo per le difficoltà e i ritardi nel mettere a terra le riforme richieste da Bruxelles, ma anche per la grande incognita dei negoziati di pace con la Russia e il ruolo che ancora l’Ungheria potrebbe giocare nel rallentare il percorso di adesione dell’Ucraina.
Nonostante lo sblocco decisivo del primo ministro Magyar, Budapest rimane uno dei membri dell’UE meno favorevoli a vedere l’Ucraina all’interno dell’Unione.
Lo stesso premier ungherese ha messo in chiaro che l’adesione di Kyiv sarà “soggetta a un referendum giuridicamente vincolante” e che la chiusura di tutti i 33 capitoli negoziali accadrà “entro i prossimi 10-15 anni”.
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