Il 21 maggio 2006 il Montenegro si staccava dalla Serbia

Il 21 maggio 2006 ai cittadini del Montenegro fu sottoposto un quesito: volevano che il loro paese restasse unito alla Serbia o che diventasse uno Stato indipendente? Il referendum si concluse con il 55,4% dei voti a favore, sancendo così la nascita della repubblica montenegrina e la fine della confederazione di Serbia e Montenegro, ultima metamorfosi della Jugoslavia dissoltasi negli anni Novanta.

Il referendum fu per il Montenegro il punto di arrivo di un lungo percorso, iniziato 15 anni prima con la dissoluzione della Jugoslavia socialista. Alla consultazione partecipò oltre l’86% degli elettori e, malgrado le iniziali contestazioni legate alle regole del referendum (che su iniziativa dell’inviato dell’Unione Europea Miroslav Lajčák imponevano una maggioranza rafforzata del 55% e un’affluenza minima del 50%), il voto si svolse senza scontri maggiori.

Maggio 2006 – A Podgorica la festa del DA, sì, con le due dita alzate al cielo – Foto di Luka Zanoni

“I cittadini del Montenegro hanno dimostrato tutta la loro maturità politica e civile, fugando il timore che potessero verificarsi incidenti o scontri di piazza”, scrisse per OBCT Luka Zanoni allora inviato a Podgorica. La sera del 21 maggio 2006, dopo l’annuncio dei risultati preliminari, a Podgorica esplose la festa, con i montenegrini che mostravano “pollice e indice alzati in segno di vittoria”, in opposizione al tradizionale gesto serbo del pollice, indice e medio.

Nasceva così la statualità montenegrina, mentre il dibattito sull’identità montenegrina è ancora aperto.

Dalla Jugoslavia al Montenegro indipendente

Fino al 21 maggio 2006 Montenegro e Serbia avevano dunque fatto parte dello stesso paese.

“Quello tra i due Paesi è il legame più stretto all’interno della Jugoslavia socialista (SFRJ), perché l’intreccio delle loro storie, culture, religioni ed economie risale almeno al Medioevo”, spiega lo storico montenegrino Miloš Vukanović in un’intervista. Ai tempi della Jugoslavia socialista Podgorica era nota come Titograd, in onore del leader jugoslavo, il maresciallo Josip Broz Tito. Con l’inizio della dissoluzione del paese nel 1991, l’élite politica montenegrina promuove la stessa retorica bellicista che arriva da Belgrado. “Il Paese [finì] fagocitato nel programma ultranazionalista della Grande Serbia”, prosegue Miloš Vukanović.

Al referendum del marzo 1992, la maggioranza dei montenegrini sceglie di restare al fianco della Serbia. Così, un mese dopo, mentre Sarajevo è già sotto assedio, nasce una nuova entità statale: la Repubblica federale di Jugoslavia (SRJ), che comprende solo Serbia e Montenegro. Bisognerà aspettare fino a dopo l’inizio della guerra in Kosovo e al bombardamento NATO della Serbia perché Podgorica (il nome torna in uso nel 1992) si stacchi da Belgrado. A quel punto anche il regime di Milošević vive ormai i suoi ultimi giorni.

Nel 2002 l’SRJ muta pelle e diventa l’Unione statale di Serbia e Montenegro, un ibrido tra federazione e confederazione. Scompare la menzione della Jugoslavia. Per congelare almeno temporaneamente la frammentazione di una regione già ampiamente destabilizzata, Bruxelles impone a Podgorica una moratoria di tre anni sulla secessione. Si arriva così al referendum del maggio 2006 e alla vittoria del campo indipendentista.

Il 3 giugno 2006 il Montenegro proclama ufficialmente la separazione dalla Serbia. La comunità internazionale, dalla Serbia stessa all’Unione Europea, dagli Stati Uniti alla Russia, riconosce rapidamente il nuovo Stato. A differenza di altre repubbliche ex jugoslave, il Montenegro conquista così l’indipendenza senza conflitto armato.

Che cos’è il Montenegro?

Già all’indomani del referendum del 2006, le divisioni interne alla società montenegrina apparivano evidenti. Oggi la situazione non è molto diversa.

Se vent’anni fa unionisti e indipendentisti erano posizionati chiaramente sulla cartina del paese, come testimoniava il reportage “Montenegro, da nord a sud“, pubblicato da OBCT il 23 maggio 2006, oggi l’ultimo censimento tradisce simili contraddizioni. Il 32% degli abitanti si identificano come “serbi”, contro un 41% di “montenegrini”. Ma al tempo stesso il 43% delle persone dice di parlare “serbo”, contro un 34% che chiama la propria lingua “montenegrino”.

Tutti i materiali sul tema