Moldova, condannato l’oligarca Plahotniuc

L’oligarca moldavo Vladimir Plahotniuc è stato condannato in primo grado la fine del mese scorso a 19 anni di reclusione per frode bancaria, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere che ha sottratto circa un miliardo di dollari alla Moldova

18/05/2026, Gian Marco Moisé Chișinău
Vladimir Plahotniuc (sinistra) © Sandu Tarlev/Shutterstock

Vladimir Plahotniuc (sinistra)

Vladimir Plahotniuc (sinistra) © Sandu Tarlev/Shutterstock

Il 22 aprile 2026, l’oligarca Vladimir Plahotniuc è stato condannato a 19 anni di reclusione nel caso di frode bancaria del 2014. Plahotniuc è stato riconosciuto colpevole di frode, riciclaggio di denaro e di aver creato un’organizzazione criminale che ha sottratto circa un miliardo di dollari al sistema bancario moldavo.

In questo processo sono stati considerati solo danni per 39 milioni di dollari e 3,5 milioni di euro, esclusi gli interessi. Se la condanna sarà confermata, Plahotniuc dovrà versare allo Stato moldavo oltre 63 milioni di dollari e 96.800 lei moldavi (4800 euro circa) per il suo trasferimento da Atene, dove era stato arrestato nel luglio 2025. I beni sequestrati, che secondo l’accusa hanno un valore di circa un miliardo di lei (intorno ai 50 milioni di euro), saranno confiscati.

La sentenza non è definitiva e sarà impugnata presso la Corte d’Appello, ma nel frattempo Plahotniuc rimarrà in custodia cautelare. L’avvocato dell’oligarca, Lucian Rogac, ha dichiarato alla stampa che la decisione del tribunale è “illegale” e che il processo si è svolto a un ritmo accelerato e con “enormi pressioni politiche sui giudici”.

Il furto del miliardo: la versione di Plahotniuc

Plahotniuc si è dichiarato non colpevole e ha respinto la versione dell’accusa secondo cui la sua presunta organizzazione criminale avrebbe rimosso gli ostacoli che impedivano a Ilan Șor, altro noto oligarca fuggito in Russia e condannato in contumacia a 15 anni di carcere, di assumere il controllo delle tre banche successivamente fallite (Unibank, Banca Socială e Banca de Economii).

Secondo Plahotniuc, Unibank e Banca Socială erano banche commerciali e a Șor bastò il consenso degli azionisti per acquisirle. Per Banca de Economii, nell’estate del 2013, lo Stato decise di cedere il controllo agli azionisti di minoranza perché non disponeva dei fondi necessari per risolvere i problemi di liquidità derivanti da diversi crediti in sofferenza.

L’oligarca ha anche affermato che il denaro che secondo l’accusa proveniva da frodi bancarie è finito sui suoi conti dopo transazioni con Ilan Șor e Veaceslav Platon, anch’egli ricercato dalla giustizia moldava e ora in attesa di una decisione sulla propria estradizione a Londra. Plahotniuc ha quindi ammesso di essere stato il beneficiario di alcune delle società che compaiono nel fascicolo ma ha contestato il suo coinvolgimento diretto nella frode.

La gestione aziendale di Plahotniuc e i contatti con Șor

In tribunale, Plahotniuc ha ammesso di possedere società offshore in diversi paesi per pagare meno tasse. Ha confessato di voler modificare la legislazione della Repubblica di Moldova, in modo che anche gli imprenditori potessero aprire società offshore nel paese.

Plahotniuc ha anche spiegato di possedere holding in giurisdizioni estere, come i Paesi Bassi, perché lì non vengono applicate tasse aggiuntive sulle transazioni tra la società madre e la controllata. Dopo il divorzio da Oxana Childescu, Plahotniuc sostiene di aver fuso le sue attività in un trust che ha poi lasciato in eredità all’ex moglie. Lui stesso gestiva solo la società Prime Management.

Nel 2002, Plahotniuc avrebbe acquistato un piccolo aereo a quattro posti per effettuare voli settimanali tra ChiÈ™inău, Bucarest e il nord Italia. Per gestire l’aereo e assumere l’equipaggio di volo, fondò la compagnia “Nobil Air”, poi venduta a Șor nel 2013. Plahotniuc ha spiegato che, dopo essere entrato in politica, ha capito di aver bisogno di un aereo più grande, da 12 passeggeri, e che era più vantaggioso noleggiare un aereo da una compagnia straniera piuttosto che possederlo.

L’atipicità di un processo lampo

La procura afferma di aver aperto questo procedimento penale nel 2014, ma le accuse contro Vladimir Plahotniuc sono state formalizzate nel 2019, dopo la sua fuga dalla Moldova.

Nel gennaio 2024 il dossier di Plahotniuc è stato unito a quello di altri sette banchieri accusati del furto del miliardo. Fino all’estate del 2025, quando Plahotniuc è stato arrestato in Grecia, nessun testimone dell’accusa è stato ascoltato in tribunale. Il 25 settembre 2025, quando Plahotniuc è stato trasferito in Repubblica di Moldova il suo fascicolo è stato di nuovo scorporato dagli altri.

Dal 27 ottobre 2025 si sono tenute due o tre udienze a settimana, durante le quali sono stati ascoltati almeno 45 testimoni dell’accusa e oltre 20 della difesa. Il 5 novembre 2025 i giudici hanno ascoltato otto testimoni dell’accusa in un solo giorno. L’imputato si è ripetutamente lamentato di non avere avuto abbastanza tempo per studiare gli atti del fascicolo e prepararsi per le udienze.

Queste problematiche, insieme alle cattive condizioni offerte dal carcere n. 13 di Chișinău ai propri detenuti, potrebbero avere ripercussioni negative per lo Stato moldavo nel caso in cui Plahotniuc ricorrerà alla Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) come suggerito dal suo avvocato. Questo è già capitato nel caso di Platon. Infatti, il 9 novembre 2025, la CEDU ha condannato la Repubblica di Moldova per aver violato i diritti di Platon nel periodo 2016-2020, durante la sua detenzione nel penitenziario n. 13.

Oltre a questo procedimento, Vladimir Plahotniuc risulta imputato in altri quattro processi penali attualmente in fase istruttoria: un altro episodio della frode bancaria; truffe presso l’azienda statale “Metalferos”; l’ottenimento fraudolento di moduli per il rilascio di passaporti; la corruzione dell’ex presidente Igor Dodon.

Il caso di estradizione di Platon

Nel frattempo, l’11 maggio 2026, il Tribunale dei Magistrati di Westminster ha rinviato per la seconda volta l’esame della richiesta di estradizione di Veaceslav Platon da parte della Repubblica di Moldova. Platon ha spiegato a che i suoi avvocati hanno bisogno di tempo per tradurre le informazioni fornite, in modo da poter preparare la difesa. Dopo il suo arresto, nel marzo del 2025, Platon ha trascorso mesi in custodia a Londra e a luglio 2025 è stato rilasciato dopo aver pagato una cauzione di 330.000 sterline. L’udienza si terrà nel luglio 2026, a più di un anno dal suo arresto.