Assedio di Sarajevo: le foto di Mario Boccia arrivano a Zagabria
Dopo essere stata esposta a Rovereto e a Belgrado, la mostra fotografica di Mario Boccia sull’assedio di Sarajevo è stata inaugurata questa settimana a Zagabria davanti a un pubblico numeroso e commosso. Rimarrà nella capitale croata fino al 30 giugno

Inaugurazione della mostra di Mario Boccia a Zagabria. Foto: Sanjin Kaštelan
Inaugurazione della mostra di Mario Boccia a Zagabria. Foto: Sanjin Kaštelan
“Ricordare l’assedio di Sarajevo è importante, perché una cosa del genere non si ripeta mai più, per nessuno e in nessun luogo”. Il fotografo e giornalista italiano Mario Boccia si è espresso così martedì sera davanti ad un centinaio di persone venute ad assistere all’inaugurazione della sua mostra Sarajevo 1992-1996 – L’assedio più lungo presso l’Istituto Italiano di Cultura (IIC) a Zagabria. “Purtroppo le guerre seguitano a riprodursi nell’indifferenza generale, ma io non posso non continuare a fare questo lavoro di divulgazione per i miei figli e per le nuove generazioni”, ha aggiunto Mario Boccia.
Giornalista e fotografo italiano, corrispondente de Il Manifesto durante le guerre in Jugoslavia – ma presente anche in Africa, America Latina e Medio Oriente in diversi decenni di lavoro da reporter – Boccia ha selezionato per questa mostra, curata dal Museo Storico Italiano della Guerra e da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, una cinquantina di foto in bianco e nero, scattate durante l’assedio. Non le classiche immagini di guerra, con sparatorie, morti e feriti, ma istantanee della quotidianità dei sarajevesi sotto assedio, testimonianze di resistenza civile, foto cariche di dignità anche nei momenti più cupi.

Mario Boccia. Foto: Sanjin Kaštelan
L’importanza della memoria

La locandina della mostra a Zagabria
“Lo sguardo di Mario Boccia è uno sguardo partecipe, mai distante. Non cerca il sensazionalismo, ma l’umanità”, ha affermato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Gian Luca Borghese nel suo discorso introduttivo. “Questa mostra ci pone di fronte a una responsabilità: quella della memoria. Ricordare non è un atto passivo, ma una scelta attiva”, ha proseguito Borghese, secondo cui sono proprio i dettagli della vita quotidiana fotografati da Mario Boccia ad aiutarci a capire davvero “cosa significhi resistere”.
All’inaugurazione, che ha avuto luogo nell’ambito di Kliofest 2026, il festival di storia di Zagabria, arrivato alla sua 13a edizione, ha preso parte anche l’ambasciatrice della Bosnia Erzegovina in Croazia, Elma Kovačević-Bajtal, che ha tenuto ad abbracciare Mario Boccia e a ringraziarlo perché con le sue foto “ricorda quello che abbiamo vissuto”. “La cultura della memoria è ciò che tutti noi dobbiamo coltivare”, ha detto l’ambasciatrice, “non per odiare o nutrire odio, ma per trarre insegnamenti e ricordarci il prezzo dell’aggressione che purtroppo si verifica ancora oggi in diverse parti del mondo”.
La mostra – che è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo Trancityons, che esplora il rapporto tra le città e i processi di democratizzazione – è già stata esposta a Rovereto e a Belgrado, e approderà a Sarajevo entro fine anno. Martedì sera, l’ex vicesindaco di Sarajevo Anja Margetić (dal 2021 al 2025), nonché prima donna a rappresentare la Bosnia Erzegovina alle Olimpiadi nel 1992, ha sottolineato come le fotografie di Mario Boccia raccontino “il desiderio di vivere, la dignità e l’eroismo” dei cittadini di Sarajevo in un momento in cui, durante l’assedio, c’era un grande senso di unità e solidarietà tra la popolazione.
Parlare ai giovani
“Sento il bisogno di parlare ai giovani di ciò che ho visto, affinché un simile male non si ripeta. Visito le scuole e negli ultimi anni ne ho visitate diverse centinaia, dal nord al sud Italia”, ha raccontato Mario Boccia, stringendo tra le mani il suo libro La fioraia di Sarajevo, che racconta, tramite illustrazioni, una storia di resistenza civica proveniente proprio dall’assedio di Sarajevo. “Questo è il mio contributo, ma non è sufficiente per ringraziare la città e tutte le persone per l’accoglienza che mi hanno riservato. Non sono mai stato accolto così calorosamente in nessun luogo al mondo”, ha proseguito Boccia davanti ad un pubblico di tutte le età e dai profili molto diversi visibilmente commosso.
C’erano giovani studenti di Scienze politiche di Zagabria, attivisti per la pace di lunga data, sarajevesi emigrati in Croazia durante o dopo la guerra, letterati e persino un veterano dell’UNPROFOR, la Forza di protezione delle Nazioni Unite dispiegata in Bosnia Erzegovina durante la guerra. Tutti sono stati catturati dalle parole di Mario Boccia che con impressionante precisione ha raccontato le storie dietro alle fotografie. Sia quelle degli assediati che quelle degli assedianti.
“Mostrare quanta somiglianza ci possa essere con i carnefici è necessario per comprendere come il fanatismo ideologico e la guerra possano sovvertire i valori umani fondamentali. Una persona normale può essere disumanizzata a tal punto da diventare un cecchino capace di sparare a un bambino che gioca. Riflettere su questo ci aiuta a sviluppare gli anticorpi necessari”, ha spiegato Mario Boccia, augurandosi di rivedere presto le piazze piene di cittadine e cittadini che manifestano contro le guerre, purtroppo sempre attuali.
La mostra rimarrà aperta all’Istituto Italiano di Cultura fino al 30 giugno 2026 (l’ingresso è gratuito) e nel contesto della mostra saranno organizzati tre eventi con giornalisti, accademici ed esperti locali: Sarajevo, trent’anni dopo: come si costruisce la fiducia? (20 maggio ore 18:00), Scena del crimine: l’etica del giornalismo di guerra (10 giugno ore 19:00) e Dal trauma alla memoria collettiva. Il ruolo dello spazio pubblico (15 giugno ore 18:00). Saranno l’occasione per continuare il ragionamento avviato con Mario Boccia e per permettere a quante più persone di visitare la mostra.
Trancityons è finanziato dall’Unione europea nell’ambito di CERV-2024-CITIZENS-REM
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